
Qualche giorno fa mi sono recato nel solito negozio di dischi con l'intenzione di comprare l'ultimo album di quel genio di Jeff Beck che un amico mi aveva fatto sentire. Entrato nel negozio Mario, che lavora lì ed è un grande intenditore di musica buona mi dice: "Guarda al momento mi è finito, però a giorni dovrebbe arrivare. Comunque non è mica sto granchè l'ultimo di Beck.".
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La domanda che sto per porvi vi sembrerà strana, ma chi non conosce MattRach? Beh, per chi ancora non lo conoscesse MattRach (nome d'arte di Mathieu Rachmajda) è un ragazzo francese che a 17 anni ha spopolato su YouTube (battendo una certa Veronica Ciccone) con alcune delle sue composizioni ed in particolare con una cover dell'arcinota Canon Rock.
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La critica musicale è fatta spesso più di mitologia che di estetica. Come si creino i miti all'interno della storia della musica, non è sempre chiaro; a volte è casuale, ma più spesso pilotato. Spesso, gli stessi generi in cui suddividiamo la musica sono dei miti, stratificatisi nel tempo, comodi per venire incontro alle nostre esigenze di classificazione e comprensione, o semplicemente seguendo necessità commerciali.
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Scrivo, per parlare di una band, probabilmente sconosciuta a tantissimi tra voi, dato che ho notato che nel sito si parla molto poco di Metal e sopratutto dei generi più estremi o di nicchia.
Gli Arcturus nascono, nel 1987 con nome Mortem come band Death Metal, fondati da Marius (basso e voce) , Hellhammer (batteria) e Steinar Sverd Johnsen (chitarra) . Registrano un solo album con questo nome, chiamato Slow Death. Cambiato nome in Arcturus viene registrato un mini cd, My Angel che rappresenta l'inizio del cambio di genere, con un Death molto influenzato dal Black melodico.
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Visto che è raro leggere recensioni di dischi, mi permetto di farvene conoscere uno.
Daltronde, che musicisti siamo se la musica la facciamo e basta!? Dobbiamo ascoltarla! Anche...
Bene, dopo i convenevoli/motivazioni/scuse di questo articolo poco convenzionale tra descrizioni di ampli , cavi , chitarre , plettri e artisti ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, (tanti ecc, per dare l'impressione del enormità della roba che si tratta su accordo...) mi metto a descrivere questo buon disco...
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Appena si accende il lettore cd si viene colpiti dalle chitarre grezze di My Messiah, nate per coesistere con la voce calda e aggressiva del buon Richie che appena può fugge dallo schema strofa-ritornello per colpirci dritti allo stomaco con fraseggi al fulmicotone, spesso all’unisono, di basso e chitarra.
Quasi non ci si rende conto di esser passati all’ascolto del secondo pezzo (Long way from home) tanto è omogeneo il sound d’insieme, la miscela unica di rock, blues, fusion e soul rende l’ascolto piacevole a qualunque amante della buona musica. Con il singolo Paying dues si calvalca (a 100km/h!) le vastità del paesaggio rock americano dagli anni ’70 in poi con frasi blues ad accompagnare la nervosa linea vocale di un ispiratissimo Kotzen.
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O dell'insostenibile leggerezza dell'essere... e allora a volte ci torna utile ascoltare. Il miglior violinista è quello più intonato (cito ramengo...) .. Il miglior musicista è quello meglio nutrito. E allora vi parlo, senza parlarvene, di un album che di chitarre non ne ha: Big Science di Laurie Anderson. Non ve ne parlo perchè è stato recensito, radiografato, ascoltato e bandito, finanche, in tutte le salse. Anche una italica, timida pubblicità progresso agli albori, ne ha usato un brano per essere meno timida e quanto più diretta, su un argomento e in un periodo dove la timidezza sarebbe stata foriera di risultati opposti a quelli sperati.
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Paolo Pilo l'ho conosciuto quasi per caso, un paio d'anni fa al Meeting di Sarzana. Noi eravamo lì per la prima volta come Accordo e lui dimostrava per i nostri amici di Music Gallery. Mi aveva colpito il suo modo scanzonato di suonare, di uno tanto bravo e sicuro da non aver mai bisogno di atteggiarsi. Ci siamo rivisti per caso sul treno in direzione Milano e abbiamo scoperto altri interessi comuni, primo tra tutti quello della cucina e della buona tavola. E' cominciata così una collaborazione che ha fatto di Paolo uno dei beniamini degli accordiani. Conosciutissimo per le sue rubriche e la sua attività live, Paolo lo è un po' meno come compositore ed esecutore in studio. E' un peccato, perché anche lì ha prodotto materiale eccellente, come il disco di cui vi parlo oggi.
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A soli tre mesi di distanza da quel 5 luglio in piazza Napoleone a Lucca, dal concerto che ha visto la Dave Matthews Band tornare in Italia dopo un'assenza di dieci anni e mezza carriera di mezzo, la jam band più famosa d'America annuncia il suo ritorno nello Stivale.
Tre date a fine febbraio 2010 (22/2 Milano, 23/2 Roma, 25/2 Padova) che lasciano solamente intuire quanto la band scommetta sull'audience italiana, parte di un tour europeo senza precedenti che li terrà per circa un mese nel vecchio continente, nuovo territorio di conquista per una delle formazioni più “itineranti” degli USA.
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Cosa hanno in comune una De Torres e una Gibson Flying V ? Quasi nulla. Eppure nessuno può mettere in dubbio che siano due chitarre. Quali sono, allora, i tratti distintivi che ci consentono di riferirci con lo stesso nome a due oggetti così diversi?
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Ieri sera ho assitito ad uno dei più bei concerti della mia vita. Negli anni ho assitito a tanti concerti ed ho visto più o meno tutti i musicisti che mi interessano, Rolling Stones, Guns ‘n’ Roses (quelli veri!), Deep Purple (con la formazione Mark 2 - Gillan, Blackmore, Paice, Lord e Glover), Pink Floyd, Aerosmith, e altri, ma ieri ha suonato Lui il grandissimo Bruce Springsteen.
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Un lineup inconsueto per uno spettacolo che, pur con qualche ombra, trascina e diverte.
Stewart Copeland, chiamato nel 2003 come ospite del Festival di Melpignano in quel di Lecce, si è innamorato della taranta e non se ne è più andato… Oggi (tra le sue tante attività) gira il mondo assieme al gruppo leccese nei panni di ‘maestro concertatore’. Vittorio Cosma è invece il leader del gruppo e responsabile artistico del progetto, per i dettagli del quale vi rimando alle risorse qui a destra.
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"Crucible" di John Zorn (2008) e' un album collocabile nel contesto della Radical Jewish culture. Gia' da un po' di tempo devo ammettere che sto flirtando con questo tipo di linguaggio. Il primo incontro l'ebbi con i primi progetti esplicitamente Jewish-jazz/dub una decina di anni fa. Pero' , amici , ascoltai troppo , e troppo intensamente. Cosi' misi tutto da parte , sino a quando i vecchi cd , deposti in uno scatolone , mi fecero l' occhiolino e cedetti. Innaffiai con ulteriori lavori e letture e pellicole. Ora posso dire di avere un approccio piu' distaccatamente costruttivo rispetto ad un tempo , in modo da poterne trarre ispirazione in modo meno emotivo e poterne individuare i collegamenti con generi di musica piu' vicini ad ascolti piu' abituali.
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Radio Caroline, quella vera, trasmetteva un paio d'ore alla settimana e Radio Rock trasmette 24 ore al giorno. Ma le differenze finiscono qui e il profumo di birra e sigarette fatte a mano che si respira nel film di Richard Curtiss è proprio lo stesso che si respirava nelle sedi delle radio libere che tra fine anni '60 e inizio anni '70 ribaltarono il mondo della musica, dando il via a una trasformazione inarrestabile del rapporto tra artisti, editori, media e fruitori del rock.
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A due anni e mezzo da Blood Mountain, i Mastodon pubblicano il loro ultimo e discusso lavoro: Crack the Skye. Album chiaccheratissimo, a dire il vero, ancora prima della sua uscita a causa delle parole di Troy Sanders e compagni, che dichiarano alle più importanti riviste del settore musicale di voler dar vita a qualcosa di nuovo, ispirato alle proprie radici musicali fatte sì di metal e Metallica, ma anche di seventies e King Crimson. L’esplicita volontà di rifarsi all’eredità dei grandi del progressive spiazza da subito molti supporter, che interpretano le dichiarazioni come una velata ammissione di svolta commerciale, di cedimento di fronte alle lusinghe del dio denaro. Non contenti delle polemiche innescate, i Mastodon gettano altra benzina sul fuoco, annunciando la produzione di Brendan O’Brien. Anche su Accordo.it i dubbi dei fan si sono fatti sentire (si vedano i commenti al mio precedente articolo sull’argomento, nei link tra le risorse).
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Salve a tutti popolo accordiano mi trovo qui oggi a parlarvi di un evento speciale sia comico che musicale, come avrete capito dal titolo si tratta dell'esibizione di Checco Zalone e la sua fantastica "Bend" (i Mitili Ignoti) al teatro Brancaccio di Roma.
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Esce oggi per l’etichetta Lion Music il primo disco dei nostrani Strings 24, un trio chitarristico formato da Sebo Xotta, nostra vecchia conoscenza, con Frank Caruso e Gianluca Ferro. Sebo ci aveva già ampiamente parlato di questo progetto, quindi gli diamo con piacere la parola, perché racconti agli accordiani cosa sta dietro a questo progetto musicale, proprio nel giorno del loro debutto discografico.
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Dopo mesi dall'acquisto, è arrivato il momento di rendervi partecipi della mia soddisfazione per Il delay spero definitivo (salvo attacchi improvvisi ed irrefrenabili di GAS). La scelta è caduta su vari delay analogici: Diamond memory lane 2, EH deluxe memory man, Maxon AD999 ed il mio aquisto, Il Retro sonic. Brevemente arriviamo alla scelta. Il diamond è troppo costoso anche se suona veramente bene, e poi è troppo complesso per i miei gusti. L'EH (nuovo) non rende assolutamente come il predecessore provato da un amico. Il maxon, troppo chiuso rispetto agli altri.
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Salve popolo di accordo.
Per noi musicisti ci sono dei gesti che sono diventati col passare degli anni, abitudini quotidiane, delle quali ormai non ci rendiamo nemmeno conto.
Uno di questi, sicuramente, è la pressione sul pedalino di turno per passare dal suono pulito a quello più saturo.
Come molti altri di voi, mi sono passati tra le mani, anzi, tra i piedi, una notevole quantità di queste scatolette, dalle forme e dai colori più disparati, ma tra tutti, quelli che mi colpiscono di più sono i valvolari.
Ormai da più di un decennio, praticamente ogni azienda produttrice di amplificatori, ha il proprio, dotandoli di dimensioni e costi decisamente superiori alla norma rispetto ai “tradizionali” pedali, e secondo il mio modesto parere superiori anche in qualità.
Tra tutti quelli che ho avuto modo di provare, ovviamente non tutti quelli esistenti sul mercato data anche la particolare tendenza di alcuni ad essere introvabili, ne ho portati a casa e usato intensamente tre.
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L'ultima volta che ho portato la mia vecchia elettroacustica per metterla apposto ormai era troppo tardi. La poveretta che ho usato per anni mi è ritornata con un action altissima! D'altronde i tasti sono quelli che sono, la marca è cinesissima (stranamente non era di compensato) e il manico aveva subito degli stupri ambientali non indifferenti nel corso degli anni. In compenso al ritorno del setup la tastiera era stata pulita e il manico riallineato.
Non ero più convinto della mia chitarra acustica e finchè me la tenevo a casa era impossibile trovarne un altra che mi andasse bene. Ma nel bel mezzo delle feste (a Natale) un mio amico che aveva sentito che ero intenzionato a venderla mi chiede se la poteva provare e portare a casa.
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