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Un po' di corde per chitarra classica

Ultimamente sono stato impegnato in prove varie a proposito di corde per chitarra classica. Con il sistema di amplificazione Shadows piezo SH-1900, che viene montato al posto della traversina al ponte della chitarra classica, ho ottenuto dei validi risultati con alcuni tipi di corde per maggior corpo, minore asprezza e ottima escursione in frequenza per quanto riguarda la risposta stessa ottenuta.

L'attenuazione fornita da secoli vede l'esaltazione della gamma di frequenze comprese tra 1,0 e 2,5 Khz, e rimane già un buon punto di partenza a secco dello strumento stesso, evitando così di ripassare e tenere sempre molto vivi quei rosari vari che tutti conosciamo bene, volendo pur ben vedere chi almeno più di una volta non li abbia proferiti. Ma spesso questi piccoli scambi di opinione avvengono quando da una parte c'è il fonico e dall'altra c'è lo strumentista che, manco a farlo apposta, essendo abituato da sempre a che fare con chitarre-grammofono, non riesce più a percepire tali rotture di scatole di simili frequenze.

Ovviamente il problema si risolve quando fonico e strumentista sono la stessa persona: nella lunga esperienza di registrazioni ho esaurito ormai da tempo tutta quella serie di rosari che molti di voi, come me, conoscono bene, ma che a volte potrebbero rispuntare.

Se il mercato offre qualche innovazione seppur minima nell'ambito puramente chitarristico-classico, non è da sottovalutare il ruolo delle chitarre classiche a spalla mancante, sempre più utilizzate in numerosi ambiti musicali. La diffusione di questi strumenti garantisce un occhio di riguardo per lo strumento e le corde per esso progettate, e la cosa non può che essere utile a chiunque di noi.

Le prime corde poste al vaglio sono state le Augustine Nere, che hanno rappresentato la base di partenza del suono della stessa chitarra classica, ricordando che è costruita con tavola in abete massiccio, fasce e fondo palissandro indiano massiccio, perché qui dalle mie parti il palissandro ligure non va bene, sennò risparmiavo pure un bel po' di soldi, vi pare?
Il suono dato da queste corde che si è dimostrato bilanciato e morbido, la tensione di queste corde rientra nella categoria media.

La seconda prova è stata fatta con delle Hannabach Nere, il suono molto simile alle Augustine Nere, dove piccole differenze si notano in una maggiore risposta verso le frequenze alte della triade dei cantini e una piccola diminuzione della corposità dei bassi, rendendoli meno vellutati.

La terza prova è stata fatta con delle D'Addario Pro Artè Composite (ho dei problemi da un po' di tempo a questa parte a entrare nei negozi e chiedere le corde di questa marca proprio per il nome che portano, specialmente in presenza di mamme o padri profani, che si accingono a scegliere la prima chitarra per i loro figli e ti guardano pure un po' straniti mentre parli ai vari commessi, essendo pure queste corde anche Hard Tension!).
La caratteristica di queste corde è la maggior definizione delle frequenze madio alte, maggiorata rispetto alle Hannabach, come pure alla Augustine Nere stesse, ma con quella leggera rottura di scatole in più sulle frequenze che vanno dal 1 al 2,5 Khz. Il tutto è pur sempre bilanciato ma più aperto, fattore dovuto al cambio della tensione stessa, dove si perde la corposità sonora stessa rispetto a quelle di media tensione in cambio di maggior volume, discorso maggiormente percettibile quando le stesse vengono suonate con un plettro e amplificate.

Quarta prova eseguita con delle Augustine Red o rosse che dir si voglia. Anche qui siamo su una corda che non differisce di molto dalla stessa nera, se non per una maggiore apertura verso le alte frequenze della triade dei cantini e senza disturbi non troppo percettibili delle frequenze noiose, mantenendo sempre molto rotonda e definita la triade dei bassi, quindi poca differenza con quelle Nere che sono servite come riferimento della prova.

Quinta prova eseguita con delle Augustine Blue Regals, che poi hanno la confezione esterna viola. Come risaputo da tutti il viola in campo artistico porta sfiga per un aneddoto legato a una vicenda accaduta realmente in teatro, se non sbaglio alla Scala alla fine dell'800. Ecco che, pur essendo viola, all'interno le confezioni singole sono blu.
Tralasciando le varie vicende legate a colori e spettacolo, queste corde hanno un bilanciamento ottimale, definizione sonora molto valida nella triade dei cantini, senza distrubi delle frequenze grammofonali, come pure nella triade dei bassi.
La tensione non differisce poi di molto da una media più rinforzata, ma non tanto da rientrare in una di categoria hard tension come sarebbe in una D'Addario o Hannabach perché, anche tra le classificazioni, le differenze ci sono fra marca e marca.
A mio avviso questo particolare modello della Augustine si è mostrato il più regale dal punto di vista sonoro, ma come si sa i gusti sono gusti e vanno rispettati qualunque essi siano.

L'utilizzo che faccio della chitarra classica è alla stregua dell'elettrica, quindi con l'utilizzo del plettro, avendo studiato solo chitarra elettrica. Pure qui c'è da fare un discorso particolare per quanto riguarda i plettri, perché la maggior parte delle volte li costruisco io per ottenere la sonorità che ci si aspetterebbe da una chitarra classica, specialmente in fase di registrazione.

Un esempio è riportato nel brano in video, ove con la mia chitarra Raimundo 140 Concerto suono le stesse corde (Augustine Regal) con un plettro fatto di carta, in quanto comparandolo con il suono dell'unghia risultava il più attendibile.

Il plettro è stato realizzato semplicemente con dei post it, riavvolgendo lo stesso foglio in tre parti per infine farlo aderire alla colla stessa e richiudere il tutto in due parti.
La parte che deve essere posta a contatto con le corde della chitarra è quella che risulterà chiusa al termine del procedimento stesso di costruzione del plettro in carta, mentre la parte che mostrerà le due porzioni aperte si può bloccare con un po' di nastro adesivo di carta, per tenerla ben a contatto fra i polpastrelli del pollice, indice e medio.

Il risultato sonoro a mio avviso c'è, con l'imbroglio unghifero classico, artigianale, fornito nel migliore dei modi, ma senza dimenticare che le corde impiegate hanno regalato quel giusto connubio sonoro, con la risposta in frequenza atta a confezionare al meglio il tutto.

Ricordo sempre che, nel caso delle chitarre classiche, non tutte le corde vanno bene, poi con i piezo SH-1900 Shadows le differenze escono fuori alla grande, ma è fondamentale pure come lo stesso strumento sia costruito, quali legni si siano impiegati per lo stesso, senza dimenticare pure la presenza della totalità di legni masselli, lavorati, oppure laminati che siano, deducendone la variazione di molto della risultante sonora stessa.

9 commenti

Inizialmente utilizzavo le Savarez Corum ma da ...

Inizialmente utilizzavo le Savarez Corum ma da un paio d'anni utilizzo regolarmente le Augustine Blue...devo dire che oltre a queste due marche ne ho provate anche moltissime altre ma con nessuna mi sono trovato bene come con le augustine!
"Dream of Californication"

Re: Inizialmente utilizzavo le Savarez Corum ma da ...

Ciao Marco Minuti,


grazie per il tuo intervento infatti anche io ero un fervente consumatore, ma pure sostenitore delle Savarez, si ma quelle a bassa tensione, che avevano la dicitura "White Card Low Tension" ma pure utilizzavo anche le famose Rosse, che dettavano legge se così si può dire, tempi addietro.

Le prime le utilizzavo in quanto essendo solo un "plettromane" cercavo di imitare il più possibile il discorso unghia-polpastrello ed i risultati erano discreti, con le seconde a dire il vero non mi piacevano molto, in quanto la tensione era troppo elevata per poter ottenere il suono che desideravo.
Proverò comunque ed in seguito sia altre marche, come pure tipologie di corde, per vedere se ci fosse qualche cosa che mi piace e sempre farò un articolo come parte seconda in merito.

Dogat.
Modificato da Dogat il 30 agosto 2010, 15:15

Bellissimo articolo

Completo, esauriente e competente. Di grande aiuto per chi vuole incominciare! Complimenti. Ciao. A

Re: Bellissimo articolo

Ciao Andy e grazie per il tuo aprezzamento in merito, sempre gradito!

Come sempre, Buone Suonate e Buone Sperimentazioni!


Dogat.

Ottimo articolo !

cade a "fagiuolo" proprio perchè in questi giorni devo cambaire al muta alla chitarra classica e ..... non sò veramente cosa provare !

Da quello che hia scritto proverò le Augustine Blue Regals.

SaluToneS
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.com/virutrio

Re: Ottimo articolo !

Ciao Kata_ts,


grazie per l'aprezzamento di quanto ho portato a conoscenza, sempre dopo sperimentazioni sonore varie, vedrai che con le Augustine Blu Regals ti troverai bene, almeno spero.


Buona serata sempre a suon di musica!

Dogat.

muta mista

Ciao Dogat

complimenti per la prova comparativa ,

io per la chitarra classica ho sempre usato la MUTA MISTA ,

mi spiego meglio , per le corde avvolte usavo Savarez e per le rimanenti le Agustine ovviamente di pari tensione.
questo espediente mi era stato consigliato all'inizioe degli anni 80' dal mio
amico e grande chitarrista Walfrido Puccini.

buona musica
Vis58

Re: muta mista...vecchio trucco...

Ciao Vis 58,

grazie per il tuo intervento, anche io in passato ho provato varie "miscellanee" per vedere inanzitutto quale risultante sonora ci potesse essere cosi facendo, ma come avrai ben letto io non uso le unghie per suonare, ma "plettri particolari in carta autocostruiti" che simulano come se ci fosse un uso delle stesse, perchè ho solo studiato chitarra elettrica, in quanto la classica, intesa come tale, non mi è mai piaciuta, ma non così per il suono della stessa.
Inutile dire che passerò al vaglio, a tempo debito, ancora altre mute di corde di diversi tipi e marche, questo anche per una forma di ricerca delle diversità fra le stesse e non proprio per decretare che l'una sia migliore dell'altra, ma quale, secondo il mio avviso e con l'utilizzo stesso che ne faccio, abbia quelle caratteristiche che la avvicinano al suono che ci si aspetta da polpastrello-unghia, quindi argomento utile per chi, come me "plettreggia" sulle stesse.

Un cordiale saluto,

Dogat.

Noi eterni ragazzi del "68" ma nati nel 1950

Ciao, scusa il ritardo nel leggere questo tuo, come al solito, interessantissimo articolo, ma sono impegnato con l'altra mia passione, cioè l'astrofisica e fisica teorica e quantistica ( sono usciti ultimamente molti articoli, specialmente del nostro Maestro "Stephen Hawking", la gente che ci sente sproloquiare in merito penserà "questi sono matti da legare"), ma, tornando a bomba, dopo la partenza elettrica, memore dell'esperienza "fiatistica-Sassofonistica-Clarinettistica ed ultima Flautistica" ( si vede che non ho tutte le rotelle al posto giusto, ma in senso benevolo ), passai allo studio serio della chitarra classica, con uno dei migliori allievi e collaboratori del compianto Maestro, Mario Ganci.
Comprai una Di Giorgio Signorina 16 ( la posseggo ancora, ha 40 anni e mi diedero anche un LP di Irio De Paula in omaggio ), incominciai gli studi sui libri di Mario Ganci e sui libri di Sagreras, con l'acquisto indipendente mio di uno di Carulli e di una raccoltina di Tarrega, visto che qualcosa so anch'io?
All'epoca si usavano le Savarez tiraggio forte, sui bassi, e le Nere Galli sugli acuti in Nylon, ma dopo anni sono tornato alla classica ( la vicinanza della pensione porta giudizio ), ho comprato una Takamine mod. 124 ( la superiore 132 ha la tavola in cedro mentre a me piace l'abete ), amplificata ma suona bene anche spenta, poi ho avuto l'occasione di una Solid Body Washbrurn SBC-20, non preamplificata, ma equilibratissima, made in usa a 22 tasti e corde in Nylon, con il problema da me risolto della massa, da quel giorno ho scoperto e sempre usate le "Augustine" blu.Ciao da Frank50
FBASS

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