Nacque così un piccolo circuito gestito da una sola valvola che ha governato il suono di amplificatori mitici che ancora oggi rappresentano una meta non sempre raggiungibile per gli amanti del vintage più puro.
Naturalmente il genio in questione è il mitico Leo che fece della semplicità circuitale il fulcro delle sue creazioni, dal piccolo Champ, solo cinque watt ma limpidi e raffinati, al voluminoso Twin, 100 watt presenti e tangibili con il quale si raggiungevano i 60 watt di purissimo clean usando naturalmente pickup adegtuati.
Nel mezzo tutti i Blackface, Silverface, Tweed, Deluxe, sempre con la medesima, piccola circuitazione di pre coadiuvata soltanto da una distinzione del segnale in ingresso, lievemente attenuato per un low, quasi completamente integro nell'high e pensate che questa intelligente soluzione era possibile con l'uso di tre sole piccole resistenze collegate tra due prese jack.

La mia insana passione per il disegno dei circuiti (mi perdonerete) mi spinge ancora una volta a propinarvi un semplice bozzetto che descrive per le linee essenziali quel mitico pre e si nota immediatamente la presenza di tre potenziometri nel tonestack più uno di volume anche se originariamente i middle non erano presenti e furono aggiunti solo nel Tweed amp (gli accordiani più datati ne ricorderanno la splendida mascherina ed il fievole soffio della corrente di bias simile ad un regolare respiro).
La grande versatilità di questo semplice preamplificatore rende possibile l'abbinamento con i più svariati finali di potenza: dai 4/8 watt ottenibili con una sola valvola in single ended (el84/6v6/6l6/el34/6550/kt88) ai 18/36/60/100/200 con un push-pull di 2/4/6 valvole adeguando naturalmente tensioni e correnti, ma sarebbe anche possibile entrare in un mixer da palco o da sala utilizzando un ingresso flat magari bilanciato e riducendo il pre a un semplice pedalino data l'esiguità del suo ingombro e magari aggiungendo, come si vede nel disegno, un fx-loop seriale e passivo per accogliere la vasta letteratura di effetti disponibili oggi sul mercato.
Si nota nel disegno la collocazione del loop inserito tra l'uscita dei treble e l'ingresso del volume in modo da poter regolare la timbrica delle frasi prima che siano manipolate dall'effetto e potere poi deciderne l'altezza in livello di uscita.
Naturalmente nel caso il segnale preamplificato da questo piccolo gioiello dovesse incontrare un finale valvolare all'uscita il risultato sarebbe eccellente e si otterrebbero "quei" suoni con quelle timbriche per la gioia dei bluesmen più impenitenti e per i nostalgici del vecchio country lenti e barbuti ma sempre magnifici nella loro flemmatica gestualità.
In conclusione uno storico preamplificatore semplice e risicato nell'ingegneria e nelle dimensioni potrebbe appagare il sogno di molti amanti del clean che magari cercano ancora quel suono e non sempre riescono a trovarlo forse perché lo cercano nel posto sbagliato o forse perché realmente non c'è più.
L'esiguità della circuitazione e il costo realmente basso di questo progetto renderebbe quindi possibile trasformarlo in un pedale o in una piccola consolle alimentata con la tensione di rete e penso che in autunno metterò in pratica il tutto magari preparando una scatola di montaggio che poi sottoporrò all'autorevole giudizio della comunità.

17 commenti
Bello !
La credibilità te la sei già ampiamente ...
Grazie per l'articolo
Re: La credibilità te la sei già ampiamente ...
Avrei continuato a scrivere nel diario se non mi avesse spinto l'insistenza di qualche caro amico che mi chiedeva di essere più visibile e presente sul sito e devo convenire sulla maggiore validità della home page dato che genera più commenti ai quali rispondere e chiarificare comunicando tecnica e sopratutto emozioni senza le quali tutto è inutile e vano.
Un vecchio bluesman americano conosciuto a Roma mi parlava della sua infanzia trscorsa in totale isolamento in una fattoria dell'Oregon mentre accarezzava il manico di una TELE con evidenti segni del tempo e raccontava di suo padre che dopo una dura giornata di lavoro passava la sera a dondolarsi sulla classica sedia dei cowboys, incerta e cigolante, suonando una vecchia chitarra e cantando con una voce tanto roca e sognante da ingentilire perfino l'animo dei cavalli intenti a masticare tenera biada dopo aver trainato pesi ed aratri per tutto il giorno.
Nell'articolo ho potuto descrivere il funzionamento ottimale di un circuito ma nessuno potrà mai descrivere l'emozione di chi lo ha ideato anche se si possono intuire le fonti di ispirazione.
Molto interessante...
Re: Molto interessante...
Sull'out di questo circuito troveresti tutto quello che immetti in ingresso ripetuto con una incredibile fedeltà rispetto all'originale tanto da ricavare perfino una posizione flat e delegare l'intero governo al preamplificatore dello strumento oppure esaltare al massimo sull chitarra/basso/tastiera e regolare in maniera fine ruotando opportunamente le manopoline del pre "for a best sound" secondo il tuo stato emozionale o le esigenze dell'ambiente.
Anche una sola cassa amplificata è sufficiente, naturalmente con i limiti della sua circuitazione (della cassa) ma il massimo lo otterresti in registrazione o ponendo all'uscita un finale valvolare ed ancora di più se le tue frasi avessero la nostalgia di un dolcissimo blues o di un sofferto lamento country.
Utilizzando quel minuscolo e semplice circuito di loop potresti inserire una distorsione avvicinandoti alla "slow hand" del mitico Clapton oppure inserirvi in cascata riverbero, chorus e delay collocando il distorsore direttamente in ingresso e qualcos'altro è possibile inserire anche in uscita, tra pre e finale.
Quante cose si potrebbero fare con una manciata di euro.
Noi eterni ragazzi del "68" ma nati nel 1950
Ti preciso che, dai molti schemi in mio possesso, sia il Champ che il GA 5 della Gibson usarono due schemi diversi di cui il primo montava una 6SJ7 per entrambi ed il secondo una 12AX7 in preamplificazione, il resto era formato da una finale 6V6 ed una raddrizzatrice 5Y3, questo rimasto invariato nel tempo.
Ci furono evoluzioni nel tempo in cui la Fender passò al Champ 12 con pushpull di EL84 e la Gibson propose il Gibsonette con due 6V6 in parallelo ed in classe A.
Ti chiedo a quali di questi hai montato il tuo validissimo circuito, ma tengo a dirti che comunque già lo schema con la 6SJ7 era così pieno di color sound, anche se dotato di tono passivo, che un mio amico, anche a lui ho attacato il virus della valvolomania, lo ha montato su un Fender a transistor( non ricordo quale, ma me lo farò dire), il circuito completo del GA 5, separando pre e finale in modo da usare una commutazione sul finale, usando il pre a transistor(?) originale del suo ampli (mah) ed inviando il tutto sul valvolare completo inserendo il segnale nell'ingresso della 6SJ7, ha fatto anche una prova su un'amplificatore Fender Princetone, usato come finale, ma è tornato al 5W.
Re: Noi eterni ragazzi del
Confesso di aver VOLUTAMENTE tralasciato di menzionare il CHAMP con la 6sj7 di cui la Fender fece larghissimo uso quando l'ampli per chitarra non era altro che un piccolo P.A. (public address) con la sola mansione di rendere udibili i deboli segnali dei pickup ma tu l'hai tirato in ballo ed è quindi giusto che si dica qualcosa.
La valvola citata non è un DOPPIO TRIODO come la 12ax7 bensì un PENTODO come la ef86 e fu adottata per ridurre, in quanto valvola perfetta dotata della griglia soppressore, quelle cacchio di CAPACITA' PARASSITE che da sempre affliggono le elettroniche che ci riguardano e che sono tanto presenti tra anodo/griglia e catodo/griglia dei doppi triodi come la 12ax7. Aggiungendo che il tutto veniva rigorosamente FILATO A MANO e che la PRESA DI TERRA non era quella disponibile oggi la difficoltà cresceva ed un pentodo come la 6sj7 aiutava non poco anche se non si trattava di un tubo a BASSO RUMORE come la più idonea ef86.
Va mensionato che fu proprio nel CHAMP con la 12ax7 il primo esempio della massa switchabile cioè un deviatore che eleggeva una delle due fasi in alternata nel trasformatore di alimentazione mettendo l'altra a massa tramite un condensatore da 47 nanofarad.
L'unione delle componenti e dei tubi tramite cavi creava capacità parassite, quindi rumore, il condensatore cercava di esaurirlo a massa e questo per un ciclo infinito, insomma una vera e propria guerra ma l'importante era il suono prodotto e quelle voci irripetibili che ancora resistono, anche se fioche e rugate, alle offese del tempo.
E' sempre un vero piacere leggerti, Lord ...
Ancora di più in homepage (finalmente!).
http://f24rockblues.altervista.org
C'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi.
voglio sperimentare..
Però...
E' stato bravo ad aggiustare la cosa ascoltando il mercato di allora. :)
Re: Però...
E' vero carissimo, i primi amplificatori non erano altro che i finali delle radio di allora, quasi tutti in single ended e con un pentodo preamplificatore e da lì il CHAMP che ne conserva il suono e l'architettura ma ho letto da qualche parte che l'unico elemento che venne sostituito rispetto alle radio fu il trafo di uscita che aveva una banda passante veramente insufficiente e pare non superasse i tre watt di resistenza alla corrente.
Di contro le vecchie radio avevano ottimi altoparlanti che con la loro alta efficienza sopperivano a questa carenza anche perchè erano alloggiati in mobili capaci e ben calibrati che miglioravano senza alcun dubbio la percezione delle frequenze.
Non dobbiamo dimenticare che dopo la guerra e fino ai tardi anni 50 la musica veniva trasmessa dal vivo "on air" ed era quasi tutto jazz come le magnifiche colonne sonore dei film di animazione americani realizzati interamente con disegni in bianco e nero e con cani gatti e cavalli che "dondolavano" a tempo.
Re: Però...
Grande...!!! :D
I primi push-pull Fender seguivano pedissequamente le indicazioni di voltaggio e corrente suggeriti dai costruttori (di valvole), con lo schema suggerito (resistenza al catodo, condensatore di bypass per linearizzare). Allora non c'era l'esigenza di "avere un suono saturo e ricco armonicamente", ma quella di linearizzare l'ampli.
Guarda che ne è venuto fuori! ;D
Re: Però...
giovedì pomeriggio ho un incontro con i ragazzi della scuola di musica frequentata da mio figlio dove si parlerà di elettroniche valvolari e sarebbe stato bello farlo assieme allargando il pull di idee e consigli per circa 60 ragazzi con diversi livelli di istruzione musicale
saranno presenti anche due grossi esponenti della musica italiana, un chitarrista ed il manager di una importante band romana e ci sarebbe tanto da dire dato che dispongo di circa tre ore
in futuro sarebbe bello organizzare una videoconferenza dato che li incontrerò di nuovo prima del Natale con altri ospiti ...
Ora non bobbiamo far altro che aspettare i ...
Spero mai, l'entusiasmo di un bambino per le cose che amiamo
ci rende persone migliori!
Noi eterni ragazzi del "68" ma nati nel 1950, 2°
Ho posseduto uno scassatissimo Gibson GA 30 Les Paul, dalle dimensioni "quasi twin" anche se con due 6V6 e 15 W di potenza con un Jensen da 12" nello spazio in grado di ospitarne 2, ma ricordo con piacere di aver provato un Harmony da pochi W che mi era rimasto impresso perchè usava una finale 50C5, dopo anni ho acquistato usatissima una Silvertone amplicase e ho constatato che l'amplificatore era lo stesso con il solo volume, alimentazione dei filamenti in serie tra finale (50C5 , mi ricordo c'era anche nella mia prima fonovaliggia Europhon) e raddrizzatrice (35W4) con in più una resistenza per raggiungere i 117 Vca (meno male che avevo ancora un adattatore 220-117 per rasoio elettrico da 50 w) ed un trasformatore per alimentare il filamento della 12AU6 in ingresso ed ottenere l'isolamento del jack d'ingresso dalla rete.
Ho due radio d'epoca in ottime condizioni, una Philips ed una Radio Marelli utilizzanti schemi simili con le uniche differenze delle raddrizzatrici ed occhi magici (EZ81 ed EM81 per la Philips, a cui ho dovuto mettere l'altoparlante originale mancante, e 5Y3 ed EM84 alla Radio Marelli in condizioni quasi nuove).
Ultimamente sono venuto in possesso di un'amplificatore portatile da 15 w Geloso a cui ho dovuto sostituire i condensatori, il ponte che ho realizzato con 4 BY127 ed il commutatore 3 posizioni 6 vie per il cambio 12 Vcc-230 Vca.
Collaboro (a gratis)con molti tecnici a cui riesco a procurare tutti gli schemi che servono, ultimamente sono riuscito a procurare lo schema di un sintonizzatore Geloso (montavano valvole serie P con tutti i filamenti in serie). Ciao a presto con lo schema completo del tuo preampli ( LEO ha incominciato con un negozio di riparazioni e costruzioni radio, non dimenticarlo).
Non vedo l'ora!!!
Sperimentatore offresi...
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