Dopo le buche, ecco le palette. Qualcuno potrebbe pensare che manca solo un articolo sui secchielli e siamo pronti per il mare, ma stiamo parlando di chitarre e, nello specifico, di chitarre acustiche. Quindi tratteremo quell’elemento strutturale che nei nostri strumenti svolge due precisi compiti: uno di tipo meccanico, l’altro di tipo squisitamente estetico, ma non meno rilevante a giudicare dall’attenzione che gli dedica gran parte dei chitarristi.
Su queste pagine vi sarà capitato di leggere (o di scrivere) commenti del tipo “bella chitarra, ma ha una paletta inguardabile e non la comprerei mai”. Dunque c’è di che scrivere. Ma siamo chitarristi seri e tratteremo l’aspetto più frivolo solo nella seconda parte dell’articolo (...perché state saltando avanti?!). Il termine "paletta" viene tradotto nella terminologia anglosassone con "headstock" o "peghead", ma il termine peghead indicava la paletta delle antiche chitarre con piroli a frizione (pegs) come quelli utilizzati negli strumenti ad arco. La graduale sostituzione dei piroli con le meccaniche non ha mandato in disuso il termine che oggi viene usato come sinonimo di headstock. Ma questo articolo è scritto in italiano (almeno credo...) quindi d’ora in poi paletta andrà benissimo.
L’introduzione delle meccaniche in metallo risale agli inizi dell’800 e si può già vedere nelle famose palette realizzate da Martin con lo stile del suo maestro Stauffer, liutaio a Vienna

Da un punto di vista razionale e logico la paletta Stauffer è un doppio salto mortale. Prende il profilo laterale di una testa di violino e lo ribalta in prospetto frontale: un elemento totalmente asimmetrico, in contrasto con tutto lo strumento. Ma non basta. Introduce le meccaniche con una voluminosa piastra metallica sagomata piena di viti, che per quei tempi doveva sembrare un inno alla modernità delle macchine, e la inserisce su una paletta ispirata al più classico degli strumenti: il violino. Et voilà, doppio salto mortale o, se preferite, pensiero divergente! Ma si sa, la trasgressione è un tratto tipico delle persone di genio e più di un secolo dopo, un altro geniaccio come Leo Fender riprenderà quel profilo trasgressivo per farne il proprio simbolo.
Ma queste prime meccaniche appaiono piuttosto ingombranti e poco funzionali, infatti i piroli a frizione continueranno il loro lavoro fino alla seconda metà dell’800, quando verranno sostituiti dalle meccaniche in linea.

Come si nota dalla foto la paletta che alloggia i piroli è intera, mentre quella con le meccaniche è “finestrata”. La paletta finestrata non serve per guardare dall’altra parte. In questo caso la traduzione inglese "slotted" è più precisa. Più che di finestre si tratta infatti di due feritoie simmetriche attraversate dagli alberi delle meccaniche.
Ora: in questo mondo tutto può essere messo in discussione, anche il concetto di simmetria, ma noi ci guarderemo bene dallo spalancare le porte dell’inferno.

Entrambe le tipologie di paletta sono rimaste, ma quella solida è stata “riconvertita” per alloggiare le moderne meccaniche ed è oggi la più diffusa, mentre le palette finestrate vengono impiegate soprattutto nelle chitarre classiche o flamenche, ma anche in alcune acustiche con corde in metallo, soprattutto nei tipici modelli con manico a 12 tasti e cassa piccola: 0, 00, 000 (già, come la farina!). Ma anche la prima dreadnought, la Martin-Ditson coi baffetti alla Hitler, aveva la paletta finestrata.

Indipendentemente dalla forma, la paletta ha una funzione piuttosto complessa. Come punto terminale delle corde è speculare al ponte e in parte svolge lo stesso ruolo. Il ponte blocca l’estremità della corda e la tende sulla sella in osso (o altri materiali simili). La paletta aggancia l’altra estremità della corda e la tende sul capotasto (realizzato con lo stesso materiale della sella). Sella e capotasto delimitano quindi la porzione vibrante della corda, cioè il diapason, e ne determinano l’intonazione. Questione fondamentale. Occorre che la vibrazione della corda non si disperda oltre questi due punti per garantire intonazione e sustain, quindi sia il ponte sia la paletta devono esercitare la necessaria pressione sulla corda tirandola verso il basso con il giusto angolo di inclinazione. Ecco perché la paletta è inclinata. Ma la paletta deve permettere anche lo scorrimento delle corde nei solchi del capotasto in fase di accordatura. Dunque la sua angolazione deve favorire funzioni opposte. Infatti l’angolazione della paletta è una questione dibattuta e ogni liutaio cerca la soluzione migliore, ma solitamente sulle chitarre acustiche la paletta viene angolata attorno ai 14°.

So cosa stanno pensando i chitarristi “elettrici”: palette in linea! La Fender ne è portabandiera e infatti le propone anche su alcuni modelli acustici.

Ma come si può notare dall’immagine la paletta non è proprio in linea, piuttosto è posta su un piano abbassato e parallelo alla tastiera. Questo dislivello consente l’angolazione delle corde, ma quelle agganciate alle chiavi più distanti dal capotasto finiscono per avere una angolazione insufficiente e devono essere schiacciate da un alberino abbassa-corde. Qual è il vantaggio delle palette in linea? Possono essere ricavate da un unico ceppo insieme al manico senza troppo spreco di materiale. La questione non è di poco conto, soprattutto quando si ha a che fare con legni costosi. E a parte le cosiddette chitarre “vintage”, riproduzioni di gloriosi modelli "pre-war" (pre-guerra mondiale, la seconda!) con manico interamente ricavato da un unico blocco di mogano, nella maggior parte delle chitarre moderne i componenti del manico vengono ricavati con tagli calcolati dei ceppi, poi incollati e sagomati.

Ovviamente anche in questo caso ci sono diverse scuole di pensiero su quale sia il metodo migliore, ma il risparmio di legno è un argomento piuttosto forte, insieme al fatto che la paletta incollata interrompe la corsa delle fibre del manico e sarebbe (uso il condizionale!) più robusta e meno soggetta a torsioni. Si, perché il raccordo tra paletta e manico è uno dei punti strutturali più delicati della chitarra.
Ora allontanate i bambini e i deboli di cuore, la prossima immagine è quasi insostenibile

Queste due chitarre non sono state usate da Pete Townshend o gettate dalla finestra (situazioni equivalenti), sono semplicemente cadute da terra. Soprattutto se la chitarra cade di pancia o di schiena la forza d’urto si scarica perpendicolarmente sulle fibre del manico che cedono all’inizio della parte più sottile, cioè il collo della paletta. Spesso nemmeno un astuccio rigido riesce ad evitare questi esiti disastrosi, infatti l’unico punto vuoto è proprio quello in cui risiede la paletta, che rimane sospesa e riceve un “colpo di frusta” letale (in rete si trovano parecchi consigli su come imbottire questo spazio dell’astuccio per assorbire eventuali urti). Molti costruttori scolpiscono il collo della paletta in modo da creare un punto di rinforzo, come il famoso “diamante”, che però non regge più di tanto e finisce per svolgere una funzione più che altro ornamentale.

E ci siamo: ornamenti, forme, disegni, estetica. Si entra nel campo dell’opinabile. Per ragioni di spazio vi risparmio tutte le stranezze relative alla forma delle palette. Sono praticamente illimitate e ci si può divertire a dargli la caccia con una ricerca in rete. Mi limito a qualche riflessione su un luogo comune. Spesso si dice che la forma della paletta è la firma del liutaio, ma io ho una teoria diversa: nella maggior parte dei casi la vera firma del liutaio è il ponte! E’ vero che molti costruttori disegnano la paletta con una forma ben riconoscibile, basti pensare a Gibson o Taylor, ma è tutt’altro che una regola fissa. Nell’ambito delle chitarre con corde in metallo, molti liutai costruiscono strumenti che si rifanno a precisi progetti “storici”, come nel caso dei modelli “pre-war”, e affrontano il progetto con un approccio filologico. Allora non si tratta di copiare un modello, ma di reinterpretarlo rispettandone i tratti distintivi. La paletta è uno di quei tratti o può essere disegnata con la personale forma del liutaio in ogni situazione? In questo caso alcuni liutai rinunciano alla propria paletta in favore di un equilibrio formale dello strumento.

Nella foto due Santa Cruz. La prima è una vintage jumbo di ispirazione Gibson: in questo caso il costruttore adotta la sua tipica paletta (pettinata con la sua bella riga da una parte) perché ricorda quella della Gibson. La seconda è una dread “pre-war” di scuola Martin e il costruttore preferisce adottare la classica paletta squadrata. In termini filologici la forma della prima paletta non potrebbe andare sulla seconda chitarra ed ecco che il costruttore rinuncia alla cosiddetta “firma” affidandosi al logo (e a volte si rinuncia pure a quello!). Ma se osserviamo bene, il ponte è quello tipico che veste tutte le Santa Cruz. Basta la solita ricerca in rete (internet, grande invenzione!) per rendersi conto che gran parte dei costruttori in molti casi adotta questa strategia: si firma col ponte. Ma ci sono anche gli intransigenti che non rinunciano alla propria paletta, come Olson. Con risultati stilisticamente molto opinabili.

Il primo modello nella foto regge bene la tipica paletta Olson (vagamente esoterica con quella "O" che rimanda a un geroglifico egizio), ma la parlour decisamente no. E se poi la giriamo ecco il disastro! Olson non rinuncia nemmeno al suo tipico manico a strati che non ha nulla a che fare con quel modello “storico” (e non pago ci piazza pure il suo ponte). Evidentemente il progetto non è stato affrontato con un approccio filologico e, intendiamoci, la cosa non è obbligatoria, ma per molti chitarristi può fare la differenza. Indipendentemente dal fatto che le Olson suonano da Dio. A parte il costo proibitivo... “bella chitarra, ma ha una paletta inguardabile e non la comprerei mai”. E voi? Attenzione, la polemica è sempre dietro l’angolo!


50 commenti
Grande Articolo.......
Re: Grande Articolo.......
Re: Grande Articolo.......
de gustibus
ps con il senno di poi...ma perche' l' ho venduta???me misero me tapino...
Re: de gustibus
: )))
Re: de gustibus
Re: de gustibus
Re: de gustibus
certo che con un pizzico di immaginazione un liutaio del XVII secolo che sbarcava in un america (ho detto boston...?) che era praticamente una foresta unica...una manna!!!anzi una Manne!!!non che l'europa a quei tempi fosse poi cosi' diversa,almeno morfologicamente.
foresta ovviamente fino alle grandi pianure e poi riprendeva dalle montagne rocciose.Visto che parliamo di acustiche,posso chiedere alla tua competenza se mi puoi chiarire questo dubbio:vocabolario alla mano ho cercato le traduzioni per i legni,ed ho trovato che quercia e rovere si traducono entrambi con oakwood.Come fare, se sempre nella mia sindrome da chitarraio,e carta di credito permettendo, vorrei ordinare qualche tavola?
Grazie
Re: de gustibus
Ti ringrazio , ma la mia competenza è molto scarsa e generica. Gli accordiani liutai, come bernablues o dalo, possono sicuramente darti info più qualificate. Io posso solo passarti qualche link dove sono andato a curiosare sui legni:
http://www.lmii.com/CartTwo/Secondproducthead.asp?CategoryName=++Tops+%2D+Tonewood
http://instrumentmakers.net/LLcom/tonewoods/tonewoods.html
http://www.riwoods.com/prodotti1a.asp
Re: de gustibus
Mi fa piacere
Re: Mi fa piacere
Re: Mi fa piacere
Re: Mi fa piacere
Tanto per essere pre
Re: Tanto per essere pre
Re: Tanto per essere pre
Re: Tanto per essere pre
bello
Saluti a palette (ops.. volevo dire "a palate") a tutti gli accordiani.
Grande articolo
eccellente articolo
Una paletta che proprio non riesco a digerire, su una chitarra per altro molto buona come rapporto qualità prezzo, è quella della Seagull. Una forma simile è usata anche dal grande liutaio Jeff Traugott.
Re: eccellente articolo
Verissimo. E' un argomento molto interessante, vicino alla sociologia.
Re: eccellente articolo
Re: eccellente articolo
Re: eccellente articolo
Re: eccellente articolo
Bell'articolo - come
pone
Re: Bell'articolo - come
Grande Perry...
Un'ultima cosa, la bellezza (o la bruttezza) in teoria sono cose soggettive...però dai uno sguardo qua:
http://www.langcaster.com/
Saluti e complimenti ancora!
Re: Grande Perry...
Io posseggo una Taylor GA4, una delle più economiche fra quelle tutte in massello (praticamente 414 senza amplificazione) sitka e ovangkol. La chitarra ha la paletta incollata al manico, ma non con innesto a corona (che dovrebbe essere quella bruttissima giunzione a dente di sega che c’è sui modelli 114 e 214), bensì con una giunzione molto inclinata, quasi invisibile, che termina al di sopra del capotasto, coperta dall’impiallacciatura della paletta. Questo non dovrebbe interrompere la continuità delle vibrazioni che avvengono appunto nella parte di manico compresa fra ponticello e capotasto. Me ne sono praticamente accorto al momento dell’acquisto (il negoziante come al solito non ne aveva idea), ma alla fine ho deciso di prenderla ugualmente perché secondo me suonava veramente bene, molto meglio, ad esempio, delle martin pari prezzo (1200), i modelli inferiori alla OM18 per intenderci.
Secondo te alla lunga può creare problemi di torsione o incuvatura del manico?
Re: Grande Perry...
Re: Grande Perry...
Re: Grande Perry...
Davvero molto intere
www.myspace.com/scarletfairyband
Dopo aver visto quell'immagine atroce...
Sto ancora indagando sul gatto...
Re: Dopo aver visto quell'immagine atroce...
Le palette Martin so
Bravo Perry!
Mi hai fatto soffermare su un altro punto di vista, il ponte come firma...non ci avevo mai riflettuto.
Secondo me c'è da sbizzarirsi con entrambi, ponti e palette di fantasia.
La più brutta (tra quelle "convenzionali") secondo me, è la paletta strato sull'acustica della Fender. Vabbè che è una firma indiscutibile di casa Fender, ma sull'acustica è orrenda.
Spero mai, l'entusiasmo di un bambino per le cose che amiamo
ci rende persone migliori!
Re: Bravo Perry!
Dai un'occhiata alla paletta della Martin Merle Travis! Volevo inserirla nell'articolo come esempio di "follia" poi ho tagliato per ragioni di spazio.
:-))))
Re: Bravo Perry!
"la più brutta secondo me, è quella della Martin Merle Travis, ed il battipenna che la richiama non è da meno" ; )
Spero mai, l'entusiasmo di un bambino per le cose che amiamo
ci rende persone migliori!
Re: Bravo Perry!
Re: Bravo Perry!
Pezzo unico
Rimanendo sul lato pratico, per esperienza personale posso dire che la paletta ricavata da un pezzo unico col manico non è un particolare di poca importanza: ho suonato tre chitarre fatte così (Martin 00028ec, Lakewood A54 e M14CP) e tutte mi sono sembrate dotate di un suono più caldo e persistente di qualsiasi altra chitarra di pari livello abbia provato (Taylor in primis). Ahinoi, è un particolare che si paga e non poco; ma potendo permetterselo - a danno magari di particolari estetici che non migliorano il suono - ne vale davvero la pena.
Re: Pezzo unico
Bene
Molto semplicemente:
Saluti, Andrea.
Re: Molto semplicemente:
:-)
Voto d'obbligo.
Sempre sulle palette...
Non sono un liutaio ma sono un purista della chitarra, ma sono convinto che la solidità di un punto di giunzione così delicato come il raccordo paletta/manico sia più importante della dinamica espressiva di un unico pezzo. Anche perchè è veramente poco rilevante rispetto ad altri parametri quali le catene (la forma dell'X bracing, scalloped o meno, la posizione dell'X bracing), la forma del corpo, senza contare la qualità del legno usato (che a parer mio deve essere valutato in base al suono ed al genere preferito). Se poi la giunzione è fatta come si deve la paletta vibrerà comunque e non ci saranno perdite di armoniche (non dipendono dalla paletta). Sono anche convinto che una chitarra che suona bene passando da una mano all'altra cambirà il suo suono, che è dato dalla forza impiegata sia sulla mano destra che sulla sinistra, dalle posizioni preferite sulla tastiera e dal modo di suonare (fingerpicking od altro).
La paletta Langcaster è veramente pessima....
Non hai menzionato la paletta della 12 corde ...
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