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Steve Tibbets

Cercando nel sito son rimasto alquanto sorpreso nel non trovar menzione alcuna di un chitarrista che considero essere tra i più interessanti degli ultimi tempi. Sto parlando di Steve Tibbets. Mi imbattei nella recensione di un suo disco all'interno di una rivista per chitarre, non ricordo quale, quando il suo secondo lavoro fu ri-pubblicato dalla ECM (parliamo di circa vent'ani fa). Considero una fortuna l'essermi incuriosito di detta recensione, poiché altrimenti forse mai mi sarei imbattuto in tale personaggio, non concedendo egli assolutamente nulla al panorama più "commerciale".


Tibbets non è sicuramente un personaggio molto eclettico (i suoi dischi si assomigliano un po' tutti) né per quanto concerne la varietà di arrangiamenti né riguardo l'aspetto compositivo. In realtà è un artista squisitamente "istintivo", ed in tal senso va avvicinato: Tibbets sembra affidarsi molto all'improvvisazione, per cui sarebbe un errore iniziarne un ascolto aspettandosi una composizione usuale ed orecchiabile dei brani. Se sapete invece tuffarvi a mente sgombra nell'ascolto di un disco, e soprattutto se volete viaggiare sui suoni, Tibbets è sicuramente un'esperienza da non perdere. La sua chitarra è costantemente accompagnata da un esercito di percussioni, con la presenza costante e significativa del suo alter ego Marc Anderson. Il suo sound oscilla tra l'etnico orientale, il folk e la psichedelica pura, con un uso di loop e reverbero tale da far spesso accapponare la pelle. Ad intrecci di chitarra acustica si alternano rare ma penetranti ondate di chitarra elettrica, la quale ora viaggia su tappeti reverberati a metà tra psichedelia ed elettronica, ora su distorte impennate di vago sapore hendrixiano. L'accostamento con percussioni dall'aroma indiano produce un risultato alquanto singolare e di sicuro effetto, specie in quei rari momenti in cui il tono sale a livelli a dir poco infernali, immergendoci in una spirale ipnotica. Ma il più delle volte Tibbets vira invece all'intimo, intrattenendosi su improvvisazioni più contemplative che possono alla lunga risultar magari anche ripetitive; ciò non toglie che brani come l'indiavolata "Name everything" e l'acido "Test" valgono da soli l'acquisto dell'intero album che li contiene. All'interno della sua produzione troverete pure, manco a dirlo, una cover di "Black mountain side" (ovviamente di Jimmy Page…). Se dopo tutto ciò vi siete incuriositi posso consigliarvi due album: se siete un po' timorosi potete ascoltare uno dei suoi primi lavori, "Yr", l'album forse più "orecchiabile" tra quelli da lui prodotti, se invece ve la sentite di affrontare un autentico trip sonoro tuffatevi decisamente in "Safe journey", quello che più mi ha fatto innamorare di questo splendido chitarrista.

Discografia:
• Steve Tibbetts (Cuneiform, 1977)
• Yr (Frammis, 1980—re-released by ECM/Universal Classics, 1988)
• Northern Song (ECM/Universal Classics, 1982)
• Safe Journey (ECM/Universal Classics, 1984)
• Exploded View (ECM/Universal Classics, 1986)
• Big Map Idea (ECM/Universal Classics, 1989)
• The Fall of Us All (ECM/Universal Classics, 1994)
• Chö (Hannibal/Rykodisc, 1997) (with Chöying Drolma)
• Å (Hannibal/Rykodisc, 1999) (with Knut Hamre)
• A Man About A Horse (ECM/Universal Classics, 2002)
• Selwa (Six Degrees Records, 2004) (with Chõying Drolma)

 

13 commenti

Musiche tibetane:))

Parecchi anni fa sono stato in Tibet .
ho fatto un viaggio in Nepal e mi sono addentrato a visitare luoghi e cerimonie della tradizione Tibetana. Ho ritrovato molte atmosfere ascoltate dai Monaci al Monky Temple.
Una musica molto particolare per noi Occidentali.

Mi permetto di inserire dei link di Steve Tibbetts.
http://www.youtube.com/watch?v=uGSjTZ3fn6Q

Questo parte proprio da una cerimonia dei Monaci :
http://www.youtube.com/watch?v=3Ky6O6VoXV0&NR=1

e questo quello forse più ricco degli effetti con chitarra che tu appunto citavi.
http://www.youtube.com/watch?v=6ZRhaA7_vBQ

Grazie della segnalazione, dopotutto anche il bravo John McLaughin con la sua opera Shakti ha ripercorso seppur in chiave diversa questa strada cercando anche una fusione di tradizioni Occidentali-Orientali:))

Un percorso non facile ma non per questo impossibile seppur difficile da perseguire.
Grazie per lo stimolante Articolo:))
"Music to me is... It's the air that I breathe, the blood that pumps through my veins... That keeps me alive.. Without it, I really don't know what could I do..."

Re: Musiche tibetane:))

grazie a te del commento.
ammetto che non sto seguendo pedissequamente le sue ultimissime cose, poichè son più affezionato ai suoi primi lavori, ma effettivamente la strada che sta imboccando il buon Steve ha fatto anche a me venir in mente McLaughlin, se non altro come approccio alla musica in generale.
Ma in effetti è un percorso difficile come dicevi tu: parecchi altri musicisti noti, come hanno cominciato pubblicamente a manifestare in musica il proprio personale approccio spirituale... hanno spesso di pari passo perso molto della vena creativa.
non sto dando la colpa alla spiritualità, ovviamente, massimo rispetto, però è un fatto che ho notato in passato e su cui solo mo', col tuo commento, stavo cominciando a ragionare...
spero siano state solo un paio di sfortunate coincidenze... :)

p.s.

preciso onde non rischiare di offendere nessuno su un argomento così delicato:
rispetto agli artisti in crisi creativa cui vagamente accennavo, non è che la colpa sia da imputare all'eventuale percorso spirituale che possano aver intrapreso... dico che se uno imbocca quella strada, a volte probabilmente incanala lì ciò che prima esprimeva nella sua ricerca musicale.

Re: p.s.

Sei stato chiarissimo Gaveyn:))
E' appunto un percorso musicale che io saket ho affrontato alla fine degli anni '70 sia con la chitarra che con il Sitar.
Personalmente ne sono uscito perchè trovo che percorrere quelle fantastiche strade di "congiunzione" musicale sia bellissimo ma se non si dispone di validi compagni di gruppo che condividono appieno la stessa ispirazione, forse è meglio continuare sulle strade della propria formazione. Stimo moltissimo McClaughin che è riuscito a fare di Shkti il percorso musicale della sua vita, comunque vada, perchè seriamente e profondamente motivato.
E' vero comunque quello che dici, volontariamente od involontariamente se un Artista di quella preparazione decide di addentrarsi profondamente in quel percorso....difficilmente si guarderà poi indietro.:))
"Music to me is... It's the air that I breathe, the blood that pumps through my veins... That keeps me alive.. Without it, I really don't know what could I do..."

Re: p.s.

hai ragionissima, un percorso sperimentale è più ricco se condiviso con adeguati compagni di "viaggio", e la cosa è ancor più vera se il percorso in questione segue ispirazioni più complesse...
se la sperimentazione è solo musicale, si può anche continuare, almeno a tratti, da soli, ma se la si sposa a ricerche più "interiori" allora forse il confronto è più che salutare... che troppi ne abbiamo visti andare in tilt a metà strada... (m'è scappata un'occhiata inquietamente sbilenca alla parete di vinili alla mia sinistra...)
poi, comunque, ogni esperienza ti cambia, spesso radicalmente al di là dell'apparenza, e ogni ricerca, a prescindere dal risultato della stessa, ti arricchisce... come immagino sia successo anche a te.
perfino il ritorno al punto di partenza non credo sia un regresso, bensì un nuovo inizio con nuovi strumenti (e poi tutto è ciclico, a quanto pare)

cercherò qualcosa di questo artista,

non ho mai sentito NULLA ;))

SaluToneS
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.com/virutrio

Re: cercherò qualcosa di questo artista,

è in effetti un chitarrista molto schivo... difficile incrociarlo
comunque molto particolare, direi quasi post-psichedelico, a volte... non credo per molti sia facilmente digeribile (quanto a gusto musicale, intendo)
Saket ha messo più su qualche link
;)

video

non esistono video di Steve Tibbets, a quanto pare, nè riprese di esibizioni live tranne le sue recenti sessions con Choying Drolma.
si trovano solo questi montaggi di foto fatti da appassionati... se non altro pare l'audio sia decente.

questa è Name everything (da Exploded view), già citata più su da Saket, uno dei suoi pezzi più "agitati": elettrica e percusssioni

http://www.youtube.com/watch?v=6ZRhaA7_vBQ

questo è un altro bellissimo pezzo, tra i suoi più "semplici" e scarni, Night again (da Safe journey): acustica e loops

http://www.youtube.com/watch?v=z-A2EuSAi_g

Grazie per l'articol

Grazie per l'articolo, che leggo solo ora. Anch'io sono un appassionato di Tibbetts, che amo da diversi anni. Imperdibili Yr e Safe Journey, non male Big Map Idea, mentre ho trovato meno interessanti, come te, gli ultimi lavori; ma non è ancora detta l'ultima!. A proposito, un piccolo appunto a ="Black mountain side" (ovviamente di Jimmy Page…)=, ovviamente di Bert Jansch direi!
Il limite è la cifra dell’arte
http://www.myspace.com/lesenfantsidiots

Re: Grazie per l'articol

i suoi album li ho quasi tutti... in effetti da Big Map Idea sembra abbia paradossalmente (in riferimento al titolo) finito le idee.
spero in qualche nuova ispirazione...

dici che il pezzo di Page deve molto a Jansch che l'ha influenzato così pesantemente?
in realtà non ho mai ascoltato nulla di Jansch...

Re: Grazie per l'articol

L'arrangiamento del traditional è esattamente identico a quello contenuto in un bellissimo disco di Jansch del '66 (Jack Orion, se non sbaglio). Se ti piacciono i suoni acustici, devi ascoltare assolutamente la sua produzione... E' tra i chitarristi più influenti per tutto il New Acoustic Movement, assieme al suo compagno di viaggio nei Pentangle John Renbourn.
Il limite è la cifra dell’arte
http://www.myspace.com/lesenfantsidiots

Re: Grazie per l'articol

in realtà mi faccio più catturare dalla sperimentazione sui suoni elettrici.
però mo' vado a cercarmi qualcosa, che purtroppo avevo sempre sentito parlare solo di Renbourn e dei Pentangle...
grazie mille della segnalazione

Re: Grazie per l'articol

Per comodità, l'ho postato nel mio diario, lo trovi lì...
Il limite è la cifra dell’arte
http://www.myspace.com/lesenfantsidiots

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