Sovente in questi ultimi tempi capita di imbattersi nei termini “relic” o di “road worn”, riferiti ovviamente alle chitarre, ed in certi scritti circa la psicologicamente amena attività di produrre oggi uno strumento con le sembianze di uno di molti anni fa e, per di più, con pesanti segni di usura, se non addirittura di maltrattamenti degni del più energico palco rock. Il fenomeno è divenuto talmente rilevante da indurre il più grande costruttore al mondo a mettere in produzione dei, diciamo, “falsi autentici”. La cosa è molto singolare e del tutto inconcepibile fin solo ad una manciata di anni or sono, se si tralasciano operazioni illegali pensate e realizzate da veri e propri falsari. Chi, come me, ha passato i quaranta non faticherà a ricordare quei timidi segnali che erano le prime serie Fender “vintage”: ma si trattava comunque di strumenti nuovi, seppur costruiti “come quelli di allora”.
Il fenomeno apparirebbe assolutamente bizzarro ai liutai di un tempo, abituati a vedersi ritornare gli strumenti per una rinfrescata (magari passando dal sunburst al natural o viceversa …), un “set neck”, l’applicazione di un pick-up (non sempre di tipo sospeso), di modo che il musicista cliente potesse disporre di uno strumento aggiornato. E ciò senza badare se aveva per le mani, ad esempio, una D’Angelico Excel o una Gibson L5. Oppure chi non ricorda le tante Strato che negli anni ’80 ricevevano spensieratamente i neonati ponti Floyd Rose o Kahler con i relativi enormi crateri?
Ma come si comporta il chitarrista attuale di fronte al caso inverso? Cioè: come si atteggia di fronte a due chitarre “di allora” di cui una in condizioni originali ma autenticamente “road worn” ed una suonabilissima ma del tutto restaurata (riverniciata, rettificata, binding reincollati, battipenna ricostruito, potenziometri e cavetti nuovi, ecc.)? Per dar concretezza: come si atteggia di fronte all’alternativo acquisto di una delle due coeve D’Angelico Excel di queste foto? Ci sto pensando, ma, sinceramente, non trovo una quadra. E allora, cosa fare se non attingere a “l’accordian libero pensiero”?
Se può interessare/aiutare riporto qui di seguito quello che ne pensa un esperto che sta al di là del bancone, il buon George Gruhn, che così si esprimeva in un paio di sue ormai stagionate newsletter (tuttora rinvenibili sul suo sito):
“26 novembre 2005 – A visit to Vermillion and the need for repairs” [Una visita al National Music Museum e la necessità di riparazioni] – (…) Guardando gli Stradivari e gli Amati, anche quelli con il manico originale, risulta ovvio che sono stati sottoposti ad un qualche intervento di restauro nel corso dei loro 300-400 anni di esistenza, anche solo perché rimangano integri. Se i collezionisti o i violinisti avessero insistito affinché tali strumenti rimanessero completamente originali – con la convinta idea di originalità adottata da numerosi acquirenti di strumenti tastati – ad oggi non sarebbe rimasto più nulla da vedere. Relativamente a questi violini è ovviamente irrealistico aspettarsi che strumenti di tale età non abbiano mai avuto uno scollamento o una crepatura. Ed è ancor più irrealistico attendersi di trovare esempi di questi desiderabili esemplari che non siano stati suonati. Il fondamento del loro stato di desiderabilità era – ed è tutt’ora – la loro qualità sonora e d’uso. Il fatto che molti di questi strumenti siano stati intensamente suonati già di per sé accelera la loro necessità di riparazioni o restauri.

Il manico degli Stradivari fornisce un ottimo collegamento comparativo tra violini e strumenti a tasti, poiché la sostituzione dei tasti è una delle più comuni e necessarie riparazioni volte a mantenere la suonabilità di uno strumento. Come dicevamo, il manico dello Stradivari del National Museum è originale, ma è stato rimosso, ed è stato aggiunto un distanziatore per aumentarne la scala. Secondo gli standard delle chitarre vintage esso sarebbe stato svalutato della metà o più, a meno che il lavoro fosse stato fatto dal costruttore. Questa condizione è collegata ad un altro interessante fatto attinente Stradivari: egli faceva riparazioni, e nel corso della sua lunga carriera di costruttore di violini si può fondatamente ipotizzare che abbia “distrutto l’originalità” di alcuni suoi strumenti ritornatigli per riparazioni. Certamente né lui né i suoi clienti pensavano che una riparazione, un aggiornamento o un restauro avrebbe distrutto il valore di quegli strumenti; piuttosto l’intervento ne avrebbe aumentato il valore poiché ne recuperava le condizioni di suonabilità.
Molti strumenti a tasti stanno ora entrando nel regno dei bei violini – non solo in ordine di prezzo ma quali strumenti che necessitano di riparazioni o restauri. I mandolini firmati da Loar hanno più di ottant’anni. Ogni strumento ante II guerra mondiale ha più di sessant’anni. Stratocaster, Tele e Les Pauls degli anni ’50 ne hanno più o meno una cinquantina. Crepe e scollature nelle giunzioni devono essere messe in preventivo. E se tale strumento è stato suonato, così come i migliori strumenti tendono ad essere, allora raggiungerà prima o poi un punto nel quale i tasti sono così usurati da renderlo insuonabile. Allora ci saranno solo due scelte: 1) metterlo in un museo o metterlo da parte e non suonarlo più, oppure 2) sostituire i tasti e continuare a suonarlo. E’ ironico, alla luce dei prezzi stellari delle chitarre Fender e del “danno” percepito sul valore dello strumento causato dal refretting, che la persona che sarebbe stata più favorevole alla sostituzione delle parti usurate sarebbe stata proprio Leo Fender. Quello era il pensiero razionale di Leo sottostante al progetto di ogni chitarra Fender, dalla Broadcaster in poi, con il manico avvitato di modo che potesse essere facilmente sostituito quando usurato. (…)”
Gruhn ritorna sul tema un anno dopo, ragionando circa gli scanzonati interventi voluti dai musicisti sui propri strumenti:
“28 settembre 2006 – Collectors vs Musicians [Collezionisti contro musicisti] – (…) Noi non possiamo seriamente diffamare i musicisti per quel tipo di trattamento. Dopo tutto essi sono semplicemente pragmatici. Quali musicisti professionisti, essi devono trarre da vivere dai loro strumenti e questi ultimi devono essere prontamente adatti allo scopo. Tuttavia ciò è quanto fanno agli strumenti [ndt: Gruhn aveva poco prima descritto uno scempio fatto su un prezioso mandolino F5-Loar da Bill Monroe]. Li customizzano in modo tale da comprometterne irrimediabilmente l’originalità. Ne abbiamo prova quotidianamente. (…) Similmente al rimprovero di fondo, l’abuso degli strumenti risale almeno all’epoca dei violini dei primi dell’800. I musicisti non si limitavano a suonarli e ad esporli al normale consumo ed ai piccoli incidenti, essi li customizzavano, assottigliandone i piani armonici, realizzando radicali modifiche alla curvatura e sostituendone i manici. Il risultato è evidente: non ci sono al mondo violini Stradivari completamente originali. Ciascuno di essi ha ricevuto una qualche modifica o riparazione. Tranne sei, tutti hanno un manico non originale. I collezionisti di chitarre si lamentano di una dissaldatura o di una meccanica sostituita. Pensate cosa succederebbe se ci fossero tutte, tranne sei, Les Paul sunburst e Stratocaster pre-CBS con il manico sostituito!
Chi sostituì quei manici e fece le altre modifiche agli Stradivari? Non furono i collezionisti. Furono i musicisti e i loro liutai, le stesse categorie che hanno realizzato le cavità per i pickup, limato i manici, riverniciato con bombolette spray ed eseguito infinite altre atrocità sulle Les Paul e le Strato o altri tesori vintage. Prima o poi, al mutare dei gusti e stili musicali, ciò sarebbe potuto capitare ad ogni strumento posseduto dai musicisti.
Nuovamente, i musicisti non devono essere diffamati per ciò, perché pochi avrebbero consapevolmente danneggiato uno strumento di pregio. Più spesso essi hanno semplicemente aggiornato uno strumento d’uso. (…) Similmente, i violinisti di inizio ‘800 non avevano alcuna idea del fatto che i loro Stradivari sarebbero schizzati di valore a partire dal 1820 e avrebbero preso il valore di milioni. Quando i Loar F-5, le D45 anteguerra, i Les Paul sunburst e le Strato pre-CBS erano nuovi nessuno sapeva che il loro valore si sarebbe apprezzato di un centinaio o addirittura di un migliaio di volte nel giro di quattro o cinque decadi.
Simpaticamente le stesse persone che stiamo accusando di aver rovinato degli strumenti vintage erano anche i primi ad aver scoperto il valore di quegli strumenti. Erano i musicisti dei primi ‘800 che scoprirono che i nuovi violini erano inferiori ai vecchi strumenti italiani, ed erano i musicisti a metà degli anni ’60 che scoprirono che le nuove Martin, Gibson e Fender non erano paragonabili ad alcune delle vecchie versioni. (…)”
Concludendo penso che così come il relic sia una “faccenda di cuore” specularmente lo sia anche l’originalità più esasperata, mentre se ne facciamo una questione di orecchie e di mani allora ce ne dobbiamo infischiare, ed anzi dobbiamo gioire di poter utilizzare un vero gioiello a metà o meno del suo valore in “mint conditions”. O no?

21 commenti
Mobili
Pimo caso: una domenica mi sveglio e decido che ho bisogno di un cassetto in più, perchè mi hanno regalato un nuovo servizio di posate: mi armo di trapano e sega a faccio un bello scasso. Migliorativo, perchè lo rendo attuale e compatibile con le mie nuove esigenze.
Secondo caso: le generazioni precedenti erano barbare e lo hanno semidistrutto. Mi rivolgo a un buon riparatore e la faccio mettere a posto, possibilmente come era prima.
Terzo caso: le generazioni precedenti lo hanno usato normalmente, ma con rispetto e amore per un testimone del tempo, e io continuo così. Se ho bisogno di un nuovo cassetto vado in un emporio di quella famosa fabbrica finlandese e prendo un nuovo mobile che sia funzionale alle mie moderne esigenze.
Se il mobile è una chitarra......
Re: Mobili
Oppure, se il mobile fosse di dieci giorni fa, fatto nella stessa fabbrica dove si usano viti autofilettanti e frese CNC ma poi passato a colpi di sgorbia e martello di gomma, dove sta il valore aggiunto delle famose generazioni?
Perché penso che le i dubbi sollevati dall'articolo citando Gruhn siano questi...
you glorify the past when the future dries up
i heard a singer on the radio late last night
says he's gonna kick the darkness 'till it bleeds daylight
God part II - U2
Re: Mobili
Re: Mobili
sono abbastanza cont
non guardati dietro il vetro di una teca... per quello ci sono le arti figurative!
va bene tramandare nei secoli queste opere d'arte, ma mai dimenticarsi della loro funzionalità!
sul fatto di customizzare uno strumento non mi sbilancio... anche se in giro si vedono molte barbarie!
secondo me
Grande Ghiazza!
Personalmente sono dalla parte di chi, nel momento del restauro, cerca di far tornare l'opera allo stato originale senza aggiungere falsificazioni. E preferisco la Cappella Sistina di oggi a quella pre-restauro, affumicata e piena di interventi censori. Ma queste sono opere uniche.
Nel caso di Strato o Les Paul, prodotte in centinaia di migliaia di pezzi all'anno il discorso si fa più ingarbugliato. Personalmente con i prodotti di serie preferisco il nuovo (ovviamente non invecchiato artificialmente). Se però mi trovassi a dover scegliere tra una Strato originale molto vissuta ed una ben restaurata, non avrei dubbi e sceglierei la seconda.
Giovanni, una domanda: chi restaura le tue hollowbody?
Re: Grande Ghiazza!
Provo ad analizzare
Il musicista. Lui dovrebbe analizzare i due strumenti, e della restaurata sincerarsi della bontà ( e dell'onestà) del restauro. Mi spiego, in molti campi quando n restauro avvieve, è bene sia certificato in dettaglio ( anche con foto) cosa sia stato toccato e cosa no. altrimenti potrebbe passare per originale del materiale che invece è stato restaurato. Leggi, trarre da un relitto uno strumento che ha avuto bisogno solo di una rinfrescatina. Appurata l'entità del restauro dovrebbe verificare la suonabilità e la qualità dell'altra chitarra, e chiedersi quali interventi sarebbero necessari per portarla ai livelli che necessita (rifrettare? riavvolgere PU?) Fatto questo, dovrebbe chiedersi quale sia il valore di rivendita di entrambi ( anche i musicisti rivendono gli strumenti non solo i collezionisti, ma di solito hanno meno soldi da perdere..) e soppesato il tutto decidere ( anche in base al prezzo iniziale ovvio).
Per assurdo se il restaurato fosse svalutato ma ottimamente suonabile potrebbe essere conveniente.
Mi chiedo pero' una cosa. Se ho uno strumento di valore vintage, lo faccio sistemare alla cieca svalutandolo? non penso, oggigiorno. Lo farò valutare cosi' com'è, mi farò fare un preventivo di restauro, e una stima di valore dopo il restauro stesso. Chi farebbe riverniciare una les paul da 300.000 dollari perdendone 100.000? Quindi o si parla di restauri di un po' di anni fa ( pre esplosione vintage su tutto, anche sui manici di scopa relic) o di un restauro che non ha svalutato lo strumento ( non tutte le chitarre sono così ricercate, valutate e note da provocarne il deprezzamento al solo prenderle in mano).
fermiamoci al titolo!
ma siccome la prima opzione è quasi sempre una chimera, perchè come perfettamente spiega l'articolista gli strumenti, soprattutto quelli buoni, sono stati usati e spesso anche molto, la scelta (sempre per chi se lo può permettere) al massimo ricadrà su strumenti restaurati.
aggiungo una riflessione; quanti di voi storcerebbero il naso per una strato vintage con un floid (installato ovviamente a regola d'arte) inserito negli anni 60 ?
secondo me la discriminante non sarebbe se la chitarra è stata ritastata o meno, cosa che da non collezionista, personalmente giudico irrilevante; ma se i nuovi tasti che mi permettono di suonarla sono filologicamente corretti con la chitarra, o se addirittura pur non essendolo, ne sono perlomeno coerenti con alcune fasi della vita dello strumento, e se ne permettono un utilizzo che valorizzi il lavoro del creatore originale.
ha ragione l'amico che dice che per l'arte da esporre ci sono i quadri, gli strumenti musicali, fatti salvi i musei, che OVVIAMENTE cercano strumenti magari anche malconci ma il più originali possibili (ma in questo caso è conprensibile il voler mostrare il più possibile di originalità!) penso che il vintage originale per forza non serva a nessun musicista se questo comporta il non riuscire a suonare correttamente, ad esempio con tasti che sono troppo usurati o con componenti elettronici consunti dal tempo e dall'uso.
anzi aggiungo che se qualcuno degli accordiani è schifato dalla propria strato o tele vintage (o altro, io sono molto comprensivo...) restaurata o ritastata, e decidesse di disfarsene a buon prezzo, io sono disponibile a dare asilo alla poverina!
(anche se trattasi di di extracomunitarie senza regolare permesso di soggiorno! ;-))
bell'articolo complimenti!
Re: fermiamoci al titolo!
Dilungandosi sulla bontà degli interventi di restauro si perde il punto focale della questione.
Ovvero come suonano le due chitarre. Questa è la prima discriminante, seguita al millimetro dal prezzo e infine dalla volontà dell'acquirente di avere uno strumento immacolato e tremendamente vintage.
Credo che i primi due criteri siano stati alla base della scelta del musicista medio per secoli, sino ai giorni nostri. Questo spiega chitarre rifrettate con tasti diversi, installazioni di floyd rose etc..
Vi faccio un esempio: la maggiorparte delle fender Jaguar/jazzmaster in circolazione monta ponti Mustang (perchè era facile sostituirli), molti arditi hanno ontato tremolo strato e altri, rinunciando al tremolo hanno messo il tune-o-matic. Il problema era l'instabilità delle sellette, che, a corde fortemente percosse, non mantenevano queste ultime in sede, alterando l'intonazione. Ora se io devo comprare una Jaguar del '62 spero tanto che i proprietari venuti prima di me abbiano sistemato il problema in qualche modo, altrimenti non so che farmene di una chitarra che va sfiorata per non smadonnare ogni volta.. non credete?
Dal momento, non sono tanti anni, che è entrato anche il terzo parametro, invece, siamo tutti fregati. Tutti ci facciamo catturare dal fascino dell'oggetto d'epoca. Ma se a quell'alfetta del 69 nessuno ci ha fatto il tagliando non la posso usare nemmeno ai raduni..
''Concludendo penso
Domanda: ma se il relic (e il finto relic) è in fin dei conti solo una ''faccenda di cuore'',e ai musicisti veri non deve importare un beato ciufolo,che senso ha tutto questo?
Dave Ellefson-Megadeth
Da appassionato...
Gli interventi di riparazione su strumenti "d'annata" devono, secondo me, essere realizzati nel modo meno invasivo possibile e mantenere il più possibile l'originalità dello strumento, fermo restando che la suonabilità e la godibilità dello strumento stesso rimangano ottimali.
Eccezionali le riparazioni di Redivivus di Mari - Torino cui faceva riferimento Giovanni Ghiazza: secondo me è quello l'approccio che si deve avere quando si interviene su un Jazz Bass degli anni '70 ma anche su una Parker del 95!
Per quello che riguarda invece customizzazioni e modifiche varie su tali strumenti personalmente non le farei mai così come non sono a favore di interventi finalizzati all'estetica come riverniciare un body scrostato.
Ci tengo a ripetere che queste sono considerazioni personali.
Una domanda: che fareste con una Strato del '58 (mi piace questo numero...) immacolata ma con la tastiera stonata? la terreste come una reliquia come le vecchie 500 lire d'argento con le caravelle che avevano le bandiere sbagliate oppure sostituireste una tastiera di più di 50 anni? bel dubbio vero su una chitarra da 100 e passa mila euro!!!
Ciao a tutti, e buon anno di cuore!
Re: Da appassionato...
Un bellissimo articolo
Personalmente odio le cose rovinate, che tendo a considerare "vecchie" più che "antiche". E' ovvio, tuttavia, che restaurare uno strumento vintage non può e non deve essere considerato alla stregua di dare una rinfrescatina al soffitto della cucina, e necessita non solo di estrema competenza ed abilità, ma anche di trasparenza (come sottolineava RedRaven), attraverso una certificazione degli interventi eseguiti.
Trovo invece sgradevoli le customizzazioni, che, anche quando migliorino suonabilità, resa sonora e versatilità della chitarra, mi ricordano irrimediabilmente certe Fiat 124 in circolazione negli anni '70 che i buzzurrissimi proprietari equipaggiavano (e customizzavano) con improbabili hifi, televisori, portasci, ventilatori girevoli, frigoriferi e (almeno qui a Napoli) addirittura altarini della Madonna di Lourdes impiantati sul cruscotto, con tanto di lumini e corona di led bianchi ad intermittenza.
Perciò, se da un lato mi sembra normale ed anzi doveroso riparare i danni da usura o incuria, credo si debba pretendere che l'intervento si limiti semplicemente ripristinare lo status quo antea, senza snaturare lo strumento e, meno che mai, tentare di instaurare una falsa "freschezza" ai fini di una successiva vendita truffaldina.
Con lo stesso ragionamento, trovo normale ed auspicabile che una donna matura o più che matura adotti accorgimenti cosmetici che ne migliorino l'aspetto, ma provo disagio (quando non disgusto) di fronte ai lifting, alle "tirature" e imbottiture vasie, che spesso trasformano belle donne un po' avanti negli anni in equivoche maitresses.
La bellezza del nostro strumento
Riguardo il discorso sul relic o meno ,considerando che una chitarra deve innanzitutto suonare come desidera chi la possiede,il carattere estetico lo paragonerei in termini artistici.
Una R. Gallagher mi affascina per il suo carattere astratto e se la guardo non posso che rimanerne affascinato come un quadro di Picasso o Matisse, mentre una Les Paul con venature spettacolari bella lucente e seducente la metterei sul piano, sempre parlando in termini metaforici,alla bellezza di un Caravaggio.Non mi interessa la replica dello strumento di quel tale artista ,ma l'emozione che la bellezza della chitarra ,nelle sue molteplici forme e sfumature,riesce a darmi fi da bambino nonostante i miei 52 anni.
Vi ringrazio e saluto
se la chitarra fosse una villa dell'ottocento?
Concludendo penso che così come il relic sia una “faccenda di cuore” specularmente lo sia anche l’originalità più esasperata, mentre se ne facciamo una questione di orecchie e di mani allora ce ne dobbiamo infischiare, ed anzi dobbiamo gioire di poter utilizzare un vero gioiello a metà o meno del suo valore in “mint conditions”.
Come ho detto in un altro articolo il musicista se ne può tranquillamente infischiare della 'filologia' del restauro, tra l'altro se sufficientemente di fama magari proprio la sua modifica può rendere unico e di valore il suo strumento..
da un lato abbiamo l'esigenza di conservazione di un oggetto con una storia dietro, dall'altra lo slancio vitale che vuole piegare lo strumento a nuove esigenze, si potrebbero fare innumerevoli esempi, in architettura per esempio, di edifici storici restaurati creativamente e non più uguali a se stessi.. la cupola del Reichstag? l'auditorium di Parma?
complimenti per l'articolo, bello spunto di riflessione!
http://www.myspace.com/cybillsheperd
"Nelle valli della stupidità per i filosofi cresce pur sempre più erba che sulle nude alture dell’intelligenza"
Quindi, mi par di capire che
1. chitarra completamente originale e perfettamente utilizzabile: si tiene come una reliquia, ce la si gode ogni tanto in situazioni estremamente controllate, promette un gran valore per i posteri - valore attuale 100;
2. chitarra restaurata (refretting, refinish, incollature) e perfettamente utilizzabile: si tiene con amore, ce la si può godere quando ci pare, anche fuori casa, senza esporla a pericoli, promette di tenere il prezzo o divenire un tesoretto nel giro di un paio di secoli - valore attuale 60;
3. chitarra originale ma non utilizzabile se non con interventi di restauro: è un casino! Si potrà, nella massima soggettività di comportamento, farla restaurare e così ritrovarsi come in 2. oppure tenerla così com'è ma non si è proprio nella situazione 1. (non la si può usare un granché), probabilmente terrà il valore - valore attuale 50/70 in base alla disastrosità delle condizioni;
Poi mi pare che unanimemente si rifugga dalle customizzazioni invasive, che non vengono tollerate, mentre è accettata la manutenzione "ordinaria" e pressoché obbligatoria quale il refretting, a condizione che venga effettuata con serietà.
Quindi mi sa che comprerò la D'Angelico restaurata della foto ... quando vincerò al Superenalotto! E prometto sin d'ora la recensione per gli Accordiani!
Caro Giovanni
Sono assolutamente d'Accordo con le osservazioni che hai formulato, sempre di buon senso e precise.
Grazie per il bellissimo articolo, veramente godibilissimo. E tanta affettuosa e sana invidia per i bellissimi "pezzi di legno" che custodisci e suoni con amore.
Adesso scusami, ma devo pensare seriamente a come customizzare la Strato mia coetanea (1963) con delle Sperzel autobloccanti e un bel un bel Floyd Rose con cui fare i bomb dive... (le sellette Pat. Pend. in lamierino fra l'altro hanno qualche piccolo punto di ruggine, è bell'e ora di buttarle). Magari faccio anche un routing nel body per installare un humbucker...
:-)
Un caro saluto.
Giuseppe Mazzola
Sono due cose diverse
Un conto è considerare prioritario il preservare a tutti i costi l'originalità di uno strumento di pregio, arrivando quindi a chiuderlo in una bacheca quando la naturale usura lo renderà inutilizzabile senza le opportune manutenzioni.
Un altro, ben diverso conto, è considerare prioritario il mantenere in condizioni d'uso uno strumento musicale che ci piace, ed il più a lungo possibile, quindi arrivando prima o poi a dover effettuare delle sostituzioni piuttosto drastiche.
Io sono per il secondo filone di pensiero; per cui subisco il fascino del relic con una certa moderazione, ovvero a condizione che non comprometta la suonabilità di uno strumento. E seguendo questa logica ho recentemente acquistato una strato Japan degli anni 90 (niente di esageratamente quotato) fortemente usurata, un po' perché è uno strumento che ha un fascino indiscutibile, ma soprattutto perché ha superato la "prova del suono" (pur con i vecchi tasti - ora sostituiti - usurati fino al legno) alla stragrande.
"E se non puoi suonare con quella che ami, ama quella con cui suoni..."
che chitarra scegliere?
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