Ciao visitatore, accedi o registrati
| 33130 utenti registrati - 16041 articoli

DMB: veni, vidi, vici... tornai!

A soli tre mesi di distanza da quel 5 luglio in piazza Napoleone a Lucca, dal concerto che ha visto la Dave Matthews Band tornare in Italia dopo un'assenza di dieci anni e mezza carriera di mezzo, la jam band più famosa d'America annuncia il suo ritorno nello Stivale. Tre date a fine febbraio 2010 (22/2 Milano, 23/2 Roma, 25/2 Padova) che lasciano solamente intuire quanto la band scommetta sull'audience italiana, parte di un tour europeo senza precedenti che li terrà per circa un mese nel vecchio continente, nuovo territorio di conquista per una delle formazioni più “itineranti” degli USA.

Ebbene evidentemente gli ottomila di Lucca (miglior pubblico dell'intero Summer Festival '09) e l'accoglienza organizzata dal fan club italiano Con-Fusion si sono incisi a chiare lettere nel cuore della band ma anche negli almanacchi: il concerto di Lucca è a tutt'oggi il più lungo della storia della formazione della Virginia.
E chi se lo scorda più! La decennale attesa ha raggiunto il suo apice in quel pomeriggio estivo, tra i viottoli della cittadina toscana e alle transenne, dove i fan ammassati in attesa alzavano cori delle più famose canzoni della DMB.
Dopo una lunga attesa ed un opening act discutibile, eccoli metter piede uno ad uno sul palco tra scrosci d'applausi ed è subito “Don't drink the water”, una delle migliori aperture della band, il primo vestito delle grandi occasioni (con la stessa si apre anche il live in Central Park, pietra miliare della produzione della band). Manca qualcosa sul palco: il sax di Leroi Moore, scomparso in seguito ad un incidente l'estate scorsa. Una delle migliori scoperte della serata sarà però Jeff Coffin, chiamato a colmare un vuoto incolmabile, con i suoi fiati si è inserito con discrezione, sensibilità e talento nel sound della band.
L'ultimo lavoro “Big Whiskey and the GrooGrux King", più elettrico e “groovoso” dei precedenti, già recensito qui su Accordo, arriva prepotente alla seconda canzone: “Shake me like a monkey” ci ricorda che sul palco da un po' s'è rivisto anche Tim Reynolds, compagno di mille avventure acustiche con Dave Matthews, qui invece in veste elettrica prepotente.
Seguono dallo stesso album "Seven" e la più anonima "Funny the way it is", scelta come singolo di lancio forse proprio per le sue doti "neutrali"; certo è che qualsiasi pezzo della band in veste live acquista un'aura nuova, più ricca, vissuta, sentita, cosparsa di mille nuove varianti che portano molti ad eleggere la Dave Matthews Band una delle migliori "jam band" mondiali.
Ad ogni tour anche i più grandi classici, da "Crash into me" a "Ants marching", da "#41" a "Two step", acquistano sempre nuove ed inattese sfumature, inediti stacchi e transizioni, assoli interminabili e mai scontati, che nell'insieme rendono ogni concerto diverso dal precedente, ogni serata uno spettacolo emotivamente nuovo. Ciò unito alla grandezza dei musicisti sul palco che va stregando adepti sempre nuovi: la batteria di Carter Beauford, detto "Big-Babol" per le innumerevoli foto che lo ritraggono destreggiarsi in mezzo a piatti e tamburi, sorriso stampato e bolla rosa tra le labbra, è uno spettacolo ritmico senza eguali. La freschezza, l'emozione, la tecnica al servizio dell'espressione sono linguaggi universali in qualche modo percepiti e apprezzati anche dall'orecchio meno avezzo!
La decennale attesa rende il pubblico il più caloroso e partecipativo che la band si sia trovata davanti nell'ultimo periodo: in un intervallo tra un pezzo e l'altro, un gruppetto intona all'unisono "Honey honey, come and dance with me!", il coro s'allarga, la band si guarda, "Everyday" non è in scaletta, ma tempo e tonalità sono perfette e dopo alcuni sguardi compiaciuti, Beauford da l'attacco del pezzo!
"#41", evergreen della band, dura ben diciotto minuti e Coffin fa vedere chi è: grande tecnica, sempre comunicativo, bilanciato, ottima scelta di note. Carter lo accoglie ufficialmente nella band accompagnandolo in un assolo indiavolato: batteria e sax e giù il cappello.
Arrivano "Lying in the hands of God", acclamata da molti come il miglior lento dell'ultimo album, e la vecchia "Jimi thing" stirata per ben quindici minuti mai inutili.
Riascoltando il live, trasmesso per la prima parte da Radio Rai e registrato per intero dai taper, è interessante notare come lo "stretching" subito dalle canzoni non sia mai pesante, anche quando si entra nella terza ora di concerto. L'effetto è ancora più accentuato dal vivo: come in una sala d'ascolto, il pubblico presente si lascia trasportare dai moods, da quel che hanno da dire i singoli musicisti e strumenti. Peraltro tutto questo fa riflettere anche sull'enorme lavoro di preparazione del tour o piuttosto, se volete, come credo, sul cammino che questa band ha fatto per elevare a codesti livelli l'intesa improvvisativa.
"Why I am" è seguita da una chicca per palati fini: "The dreaming tree" è una sorpresa per il pubblico, una scelta inedita nella scaletta della band. "Alligator pie" è il preludio della fine, arriva la mitica "Ants marching", una tra le più potenti live.
La band saluta ma sappiamo che presto tornerà sul palco per l'encore di rito: "Gravedigger", "Dive in" e la conclusiva "Two step", diciotto minuti in cui ogni cosa è lecita, lo spettacolo ritocca il suo apice, l'esaltazione di pubblico e band è di nuovo alle stelle e da qui in poi le energie cominciano davvero a mancare.
Non alla band, Matthews vuole continuare: secondo encore! Dopo la superflua "Rye Whiskey", arriva la terza e stavolta davvero definitiva chiusura, la mitica accoppiata "Pantala naga pampa" ("Come on relax now..." si, ma dopo tre ore è dura per tutti!) e "Rapunzel".
Fine. Sono passate tre ore e un quarto da quando la band è salita sul palco. La folla si sperde, estenuata ma nella pace dei sensi, come dopo una corsa sotto la pioggia: tutti testimoni di un concerto storico quanto atteso, desiderato, partecipato, indimenticato, soprattutto dalla band che l'ha scelto per una pubblicazione audio ufficiale, che sarà annunciata prossimamente. Un bel arrivederci a Febbraio direi!

 

Dal nostro catalogo online

5 commenti

Ho letto piacevolmen

Ho letto piacevolmente l'articolo su Chitarre di Novembre.
Non conoscevo questo gruppo ma devo dire che mi è bastato ascoltare qualche canzone per convincermi che qualitativamente è una bella sorpresa per le mie orecchie.
Piacevoli, non scontati, suoni ammirabilissimi: che dire, beato te che ti sei beccato il live!
Sicuramente quando torneranno cercherò di non farmi sfuggire l'occasione di assistere a un concerto di questo bel gruppo.

mi piacciono, il lor

mi piacciono, il loro primo album è fantastico. però, restando su questo genere, preferisco di gran lunga i Counting Crows.
ciao.
"Consider this: if you play a wrong note in a solo, only a few listeners are likeley to notice. If you, on the other hand, loose the groove, everybody notice!."

LI HO ASPETTATI PER

LI HO ASPETTATI PER ANNI E ANNI E A LUCCA NON POTEVO MANCARE!
LOCATION DAVVERO INCANTEVOLE E LO SHOW ENTRA DI DIRITTO' NELLA MIA PERSONALE TOP 5 DEI MIGLIORI CONCERTI DELL'ANNO!
A FEBBRAIO NON MANCHERO'!
... A LITTLE ROCK'N'ROLL NEVER HURT ENYONE ...

Ho il biglietto per

Ho il biglietto per Padova già da 3 settimane, non vedo l'ora!

Bella notizia! Il c

Bella notizia!
Il concerto di Lucca è stato veramente splendido,sono sicuro che si ripeteranno a quei livelli.
Non ci resta che aspettare...
Ciao.

Per inviare commenti devi registrarti oppure fare login