In Songlines (Le Vie dei Canti, Adelphi), scritto da Bruce Chatwin nel 1987 sono descritti i canti rituali degli aborigeni australiani. Secondo Chatwin ogni canto è la rappresentazione musicale delle caratteristiche topografiche di un tracciato che, seppure suddiviso in frammenti, attraversa il continente da Nord a Sud.
La lettura di questo libro mi ha affascinato e ho cercato di approfondire l’argomento nel Web, senza trovare altro che semplici citazioni del libro stesso. Probabilmente per saperne di più occorre cercare nelle biblioteche specialistiche, ma il tempo è tiranno. E una ricerca sarebbe doverosa, in quanto Chatwin è stato talvolta criticato per le distorsioni e le licenze letterarie presenti nei suoi scritti. Tuttavia penso che quanto descrive sia per lo più corretto. Ecco cosa ci racconta.
In Australia gli Antenati si crearono da sé con argilla e crearono il mondo cantandolo e facendo quindi esistere. Attraversarono il paese cantando i fiumi, le montagne, le saline e le dune di sabbia, avvolgendo il mondo in una rete di canto. Questi canti si tramandarono nelle tribù, anche quelle più lontane: le Songlines descrivono un insieme di percorsi dove ogni luogo sacro è un elemento del paesaggio, descritto in termini topografici e geologici
Sembra che le Songlines più importanti iniziano dal Nord Nord-Ovest e attraversano l’Australia in direzione Sud. Questo andamento confermerebbe l’ipotesi di un graduale popolamento del continente da Nord a Sud avvenuto circa 40.000 anni fa da popolazioni provenienti dall’Asia sud-orientale, favorite dal livello del mare più basso di una cinquantina di metri rispetto all’attuale.
Tutti gli uomini e le donne ereditano in proprietà esclusiva un pezzo del canto dell’Antenato e la striscia di terra su cui esso passa: i versi erano come titoli di proprietà. Si poteva prestarli, ma erano inalienabili, e non potevano essere venduti. Il canto definiva un punto di inizio e un punto di fine, le tappe della via. La tappa rappresentava il luogo della consegna, dove il canto cessava di essere di proprietà, quindi era un confine. Per cantare l’intero ciclo, occorreva convocare i proprietari i quali, uno dopo l’altro, avrebbero cantato il loro pezzo, in sequenza esatta. In una zona tribale poteva esserci un groviglio di 600 Songlines, ognuna con la sua tappa iniziale e finale: ovvero il suo confine era rappresentato dall’inviluppo di 1200 tappe o luoghi della consegna. Secondo Chatwin questo rappresenta la costruzione mentale più sorprendente ed intricata dell’umanità
Una pista del Sogno, attraversando tutta l’Australia, scavalcava anche tutte le barriere linguistiche, circa 200, ma, pur cambiando di volta in volta la lingua, il dialetto, la melodia rimaneva sempre la stessa: una persona in walkabout (viaggio rituale attraverso il bush) poteva attraversare tutta l’Australia grazie al canto, tappa dopo tappa. Una pista del Sogno poteva attraversare i territori abitati da tribù di lingue diverse, ma la melodia rimaneva sempre la stessa: certe frasi musicali descrivevano la morfologia del terreno, come una roccia, un guado, una salina.
Se un individuo ascoltava un canto di lingua diversa poteva sfuggirgli il significato delle parole, ma riconosceva la melodia. Sincronizzandosi con la melodia e sostituendo le parole senza senso con quelle della sua lingua, avrebbe potuto riconoscere l’itinerario attraverso le forme di un territorio a lui sconosciuto.
È l’andamento della melodia, indipendentemente dalle parole, a descrivere il tipo di terreno su cui passa il canto.
Questo è l’aspetto più sconcertante e fantastico delle Songlines: la costruzione melodica permette di richiamare concetti e descrizioni comuni a qualsiasi lingua, diventando un linguaggio universale.
Questo magnifica creazione mentale si è scontrata, ovviamente, con il pragmatismo occidentale. I colonizzatori pensavano che gli aborigeni, non essendo stanziali, non avessero alcun sistema che regolasse il possesso della terra. In realtà i nativi australiani non considerano il territorio suddiviso in aree circoscritte da confini o frontiere, ma come un reticolo di percorsi. Questo è spiegabile con il fatto che in un territorio essenzialmente desertico, per un cacciatore-raccoglitore stare fermi vuol dire morire, muoversi vuol dire sopravvivere. I bianchi, recintando le loro proprietà, hanno interrotto di fatto le Vie dei Canti, impedendo il transito agli aborigeni, legittimi proprietari del percorso. E la costruzione di una strada, di una città o di una miniera, con il conseguente sbancamento del terreno, distrugge le forme del paesaggio di proprietà aborigena, impedendo il transito in quanto spariscono i punti di riferimento.

15 commenti
Hooker, hai scritto
Re: Hooker, hai scritto
Re: Hooker, hai scritto
il giro del mondo con Bo Diddley:
http://www.accordo.it/articles/2009/10/27179/bo-diddley-rhythm-around-the-music-world.html
- John Hiatt -
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IMMENSO HOOKER !!
SaluToneS
www.antonellocatanese.net
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"...crearono il mond
Bruce Chatwin!!! Bellissimo il libro... e bellissimo l'articolo!
"...quanti passi indietro sono stati fatti dalla preistoria ad oggi in ogni campo..."
Anche questo libro è molto bello:
Come è musicale l'uomo? di John Blacking
- John Hiatt -
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Che meraviglia
"the Blues is an one-way ticket for the soul."..... [ANF] .....
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Belle considerazioni!
Bellissimo! :))
E' proprio vero sia in Australia che in America la colonizzazione ha quasi completamente sradicato le culture locali!
Per fortuna qualche brandello di queste culture sopravvive ancora.
Speriamo che chi lo conserva sappia seminarlo bene per poter farlo rivivere come futuro raccolto di Cultura, affinchè sia giustamente tramandato . :))
Mi ha colpito l' asp
Re: Mi ha colpito l' asp
Grazie !!
E' un argomento che mi affascina: se avete sentore di libri, testi e musiche, fatemelo sapere !! Su youtube, cercando aboriginal music, si trova pochissimo, e mi sembra essenzialmente roba per turisti.
Re: Grazie !!
Africa, Atlante della musica tradizionale (+ CD Rom & 3 CD Audio), Ed. Amharsi
- John Hiatt -
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molto bello...
un giorno
L'idea di creare il mondo con la musica non è fortunatamente una metafora isolata, si trova in altri miti del passato. E soprattutto è un'idea, una visione grandiosa, che comprendi a fondo solo se la senti, a fondo.
Grazie per l'articolo!
Re: un giorno
Come dici tu, forse un giorno saremo talmente evoluti e liberi dalle ansie del quotidiano da poter cominciare a fare il percorso a ritroso, e a dare nuovamente più valore all'Uomo che è in noi ma che attualmente è abbastanza nascosto da qualche parte del nostro cervello..
Assolutamente un lib
Spero mai, l'entusiasmo di un bambino per le cose che amiamo
ci rende persone migliori!
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