Ultimo articolo mio del 2008. Perciò, auguri a tutti. Eccoci arrivati all'ultima parte di questa serie sulle meccaniche per acustica. Questa volta ci occuperemo di aspetti estetici e sonori, soprattutto in riferimento a quanto detto nei due articoli precedenti. Non si tratterà di un articolo canonico, o meglio di un articolo che fornisce delle risposte. Questa volta, faremo domande, e creeremo dubbi, riguardo a particolari tipi di meccaniche, alla loro estetica, e al fatto che a volte le meccaniche vengono cambiate perché sembrano brutte, o si associano male (giudizio soggettivo) ad una specifica forma di paletta, o ai colori di una chitarra. Affronteremo anche un argomento piuttosto particolare, ovvero quello della (possibile) scelta tra meccaniche vintage (antiche ed usate) e le loro riedizioni contemporanee (nuove ed immacolate). Proveremo infine a capire se effettivamente esiste una relazione stretta tra forma e peso delle meccaniche, da una parte, e risultati sonori, dall'altra. Anzi, più che provarlo a capire, ne faremo un piccolo sondaggio.
Com'è intuibile, le meccaniche si cambiano essenzialmente per due tipi di motivi: tecnici ed estetici.
Quelli tecnici sono facilmente immaginabili: nonostante siano all'apparenza molto resistenti, anche le meccaniche si usurano, e le open gear molto di più delle die-cast, per motivi che abbiamo ampiamente trattato nel primo di questa serie di articoli. E ricordiamo anche che le meccaniche, in quanto oggetti tecnologici, sono sempre passibili di invecchiamento (tecnico) pur avendo una forma esteticamente soave. Spulciate ad esempio fra le risorse dell'articolo per vedere in che stato è possibile ridurre delle open-gear della Grover datate 1935 - per la cronaca, queste meccaniche sono persino in vendita.
Inoltre, può capitare di voler cambiarle per via del gear-ratio, avendo la necessità ad esempio di installare meccaniche più precise nell'accordatura, per via di un cambio di setup o di spessore di corde.
I motivi estetici, invece, sono solo all'apparenza meno importanti di quelli tecnici. Vanno perciò sdoganati, ed affrontati con rispetto e deferenza. Perché una chitarra, come sappiamo bene, ha sempre un solo modo per colpirci di primo acchito: il suo aspetto estetico. Difficilmente decideremo di provare una chitarra che non ci piace. Oppure, molto facilmente noteremo che una chitarra bellissima ha delle meccaniche brutte.
Cosa vuol dire brutte? O meglio, esistono davvero delle meccaniche brutte? A mio parere, "brutte" è un aggettivo impreciso. Esistono piuttosto meccaniche esteticamente inadatte, che per la loro forma ed anche per i loro colori si abbinano male a certe palette. Ad esempio, possono essere troppo grandi o troppo piccole, troppo massicce o troppo esili, nickelate invece che dorate, dorate invece che nichelate. Ma soprattutto - e qui arriva il botto - filologicamente e congitivamente scorrette. Che vuol dire? Ora vengo e mi spiego :-).
Immaginate il Guernica di Pablo Picasso. Allo stesso tempo, immaginate che qualcuno vi chieda di scegliere una cornice adatta al quadro... Impresa impossibile: non a caso, quel quadro è da sempre senza cornice. Tutti ci aspettiamo perciò di vederlo così, e forse l'aggiunta di una cornice sarebbe un elemento di disturbo, se non addirittura di "violenza" nei confronti di quel quadro: un po' come aprire un McDonald sotto le arcate del Colosseo. O come cercare di gustarsi il Primitivo di Manduria in un bicchiere di plastica.
Qualsiasi cornice sul Guernica di Picasso sarebbe perciò filologicamente e cognitivamente scorretta. Ma che c'entra tutto questo con le meccaniche e le palette? C'entra eccome, e ci arriviamo. Immaginate una una Martin D28 del 1965. Fatto? Ora, rispondete a questa domanda: che meccaniche pensate che avesse originariamente una chitarra simile? Trovare una risposta è facile: basta andare su GBase, fare una ricerca, e mettere a video tutte le Martin D28 del 1965 repertoriate su quel sito. E dopo averlo fatto, cosa scopriremo? Che ce n'è almeno una con delle Grover Rotomatics, come da foto fra le risorse dell'articolo. Certo, proprio quelle meccaniche spesse, grosse, un po' massicce ma altamente affidabili che oggi troviamo - in una versione per altro tecnologicamente più avanzata - su quasi tutte le chitarre di fascia media, e su molte di fascia medio-alta.
Tuttavia, le Grover Rotomatics su una Martin D28 del '65, a mio parere, sono filologicamente e congitivamente scorrette. Quando ho visto la foto, ho pensato che si trattasse di una chitarra taroccata. Perciò, ho fatto qualche ricerca, ho chiesto un po' in giro, e grazie al nostro amico Triumph, ho scoperto che le Grover Rotomatics - quelle che riportano la scritta "Pat. Pend. USA" - cominciarono ad essere realizzate negli anni '50. Perciò, una Martin D28 del '65 può avere delle Grover Rotomatics. Ma riguardando la foto, a me resta netta una sensazione: su una chitarra che ha 43 anni suonati, mi aspetterei delle meccaniche diverse, dall'aspetto più vintage - attenzione, non intendo necessariamente vintage, ma con un'aria più antica delle Grover Rotomatics. Esteticamente, le Grover Rotomatics su una paletta come quella hanno un effetto "sorprendente". E forse delle meccaniche Grover del 1964, come quelle in fotografia, sembrano concettualmente adattarsi meglio a quella Martin.
Immagino che non tutti siano d'accordo su questo, in base a tanti motivi diversi. E questo "dissenso" ci aiuta ad evidenziare quanto sia difficile - persino parlando di meccaniche - mettersi d'accordo sugli aspetti estetici, filologici e congitivi che dovrebbero contraddistinguere una chitarra, tra "attacchi di purismo assoluto" e "tendenze creative estreme", aspettando di fare la scelta giusta. Così come qualcuno aspettava Godot ;-).
Quindi, associare le meccaniche giuste alla paletta di un'acustica resta un'impresa non facile. In questo la storia delle chitarre spesso prova a darci una mano, a mio parere non riuscendoci. Certe tipologie di meccaniche sono infatti storicamente legate a marche specifiche, a forme specifiche di palette, a specifici modelli di chitarra - basti pensare alle parlour, alle acustiche con la buca a effe, alle Gibson, o alle Fender acustiche con il palettone. Però, se provate a mettere su una Guild Jumbo le meccaniche tipicamente montate dalla Gibson - vedere foto nelle risorse - qualcuno potrebbe anche tacciarvi di eresia :-). A torto o a ragione? Chi lo sa...
Il discorso poi si complica se parliamo di chitarre vintage. Perché a volte, guardando la paletta della nostra attempata acustica, può anche assalirci il feticistico desiderio di cambiare le meccaniche, persino in barba alle più elementari norme del vintage. Come dire: a ciascuno la sua forma di meccanica, costi quel che costi. Ed in alcuni casi, il cambio si autoimpone, perché le meccaniche, soprattutto le vintage, si rompono. In casi simili, si può scegliere di cercare altre meccaniche vintage, sopportando costi spesso irrealistici, oppure di affidarsi alle riedizioni, che magari sanno ed odorano di "nuovo", ma costano meno e soprattutto funzionano meglio delle vecchie - pardon, :-D delle vintage. Prendete ad esempio - tra le risorse dell'articolo - le Kluson WD90NPP (nuove) e le loro versioni precedenti. Dovendo scegliere, credo che nessuno di noi avrebbe dubbi, da un punto di vista sia estetico che tecnico. Perciò la domanda diventa: in casi simili vale la pena cercare meccaniche vintage? Non è meglio affidarsi direttamente alle repliche?
Potremmo restare su questo argomento per giorni, e non trovare il bandolo della matassa. Perché stiamo parlando di aspetti legati al gusto di ognuno di noi - regole del vintage a parte - quindi trattiamo di soggettività spinta. Perciò, fermiamoci qui, decidendo tuttavia di parlare di un ultimo elemento, che non semplificherà, ma complicherà ulteriormente le cose: il cambio delle sole chiavette. A volte, è una buona soluzione, minimalista se volete, perché esteticamente è più che visibile, funzionalmente non ci costringe a staccare il corpo della meccanica dalla paletta - e quindi ci evita tutti i potenziali problemi evidenziati nel secondo articolo di questa miniserie - ed economicamente può essere meno traumatico. Sulle chiavette, fra le risorse dell'articolo trovate un link che vi porta verso una pagina di Allparts.com. Anche su colori, forme e materiali delle varie chiavette, si potrebbe scrivere per ore, probabilmente senza andare oltre al classico de gustibus non disputandum est. Perciò, soprassediamo ;-).
Stiamo per chiudere, e perciò concediamoci un'ultima divagazione. Si dice che delle meccaniche massicce - stile Grover Rotomatics - favoriscano ed esaltino la sonorità di una chitarra. La mia Metelli DM13S sembrerebbe supportare questa teoria, mentre la Metelli DM13D sembrerebbe supportare la teoria opposta, ovvero quella per cui anche delle meccaniche più esili favoriscono ed esaltano la sonorità di una chitarra. Perciò, la risposta non sembra essere univoca, quantomeno quella che io potrei dare. Quindi vi chiedo: in merito a questo aspetto, quali sono le vostre esperienze? Un po' come chiedere se è più buono il pandoro o il panettone...
Auguri a tutti.
M

8 commenti
Che dire ...
ho suonato una Breedlove Revival OMM che cantava letteralmente con delle Waverly open (che fra l'altro si sposavano perfettamente con l'esile figura della chitarra, e contrastavano - se così si può dire - col volume spaventoso della stessa); ho suonato altre acustiche (fra cui svariate Martin) che cantavano altrettanto bene con meccaniche più "massicce" e "moderne".
Una risposta io non ce l'ho, ma del resto se non ce l'hai tu è tutto dire...
In sintesi, parlando di strumenti di produzione attuale ci sono ottimi prodotti sia dal look (e funzionalità) vintage che più moderni, pertanto i produttori possono associare ad ogni chitarra le meccaniche che meglio si accostano allo stile dello strumento (una pre-war replica avrà presumibilmente delle Waverly o simili).
Sul vintage-vintage, la necessità di sostituire meccaniche usurate va sposata con quella di non diminuire il valore collezionistico di uno strumento, per cui credo che (come spesso viene fatto) la scelta quasi obbligata sia quella di installare meccaniche funzionalmente moderne e valide (purché compatibili con i fori delle originali) conservandone in custodia un set completo dell'epoca dello strumento; in tal modo è possibile ricostituire in ogni momento la correttezza filologica e completezza dello stesso (senza ridurne il valore collezionistico).
Ma forse ho scoperto l'acqua calda.
Bellissimo articolo, con l'unico piccolo neo - se posso farti un insignificante appunto - della eccessiva sintesi; del resto il tuo scrivere è sempre un po' "ermetico" :-))
Abbracci
Peppe
Re: Che dire ...
Tu dici:
"Sul vintage-vintage, la necessità di sostituire meccaniche usurate va sposata con quella di non diminuire il valore collezionistico di uno strumento, per cui credo che (come spesso viene fatto) la scelta quasi obbligata sia quella di installare meccaniche funzionalmente moderne e valide (purché compatibili con i fori delle originali) conservandone in custodia un set completo dell'epoca dello strumento; in tal modo è possibile ricostituire in ogni momento la correttezza filologica e completezza dello stesso (senza ridurne il valore collezionistico)."
Qui secondo me in prospettiva va capito come viene normalmente considerata una chitarra vintage: è più uno strumento da suonare o da collezionare? Perché nel primo caso, la funzionalità di tutte le parti - meccaniche incluse - è fondamentale; mentre nel secondo, si possono anche lasciare montate delle meccaniche magari non perfettamente funzionanti e rispettare il disegno originale del costruttore - nonché i dettami del vintage-vintage.
Esiste una via di mezzo :-D? Boh? Voglio dire, esiste una chitarra vintage che viene usata tutti i giorni, in modo intensivo, tanto da usurare le meccaniche originali, imponendo quindi una sostituzione e allo stesso tempo la preservazione delle vecchie meccaniche :-D :-D?
Abbracci,
M
You expect us to swallow this crap?novità
Un altro, grande, terapeutico articolo di Mario ... stampo )ho anche la postazione buova :-D) e studio, a persto per i commenti.
Ave
Lauro
Re: novità
M
You expect us to swallow this crap?Provo a ragionare.
Le mie esperienze, empiriche e non avvalorate da alcuna misurazione strumentale sono queste:
1. il liutaio costruttore della mia classica, tal M. Garrone, al fine di "spalmare" una "wolf note" (do diesis sulla 1a corda che suonava con ben meno sustain delle immediatamente vicine) ha apposto una placchettina di piombo sul retro della paletta, ottenendo il risultato di ridurre il sustain delle note vicine!
2. alla mia Guild Artist Award archtop provai a mettere una lista di feltro in prossimità dell'attaccacorde metallico, con l'effetto di una riduzione, appena percettibile, della "squillantezza" del mi cantino.
Ne segue che, bilanciamento, funzionalità ed estetica a parte, meccaniche di diverso tipo dovrebbero avere un effetto timbrico, che però non è dato a conoscere se non a prezzo di ....
Penso che i costruttori, industrie o liutai, scelgano in ordine di fattore estetico e prezzo.
Io comunque, nella mia ormai pluridecennale esperienza, non ho mai avuto necessità né guizzo estetico di cambiar meccaniche.
Re: Provo a ragionare.
Io invece posso dire questo: quando provo un'acustica, dò sempre un colpo a vuoto su tutte le corde contemporaneamente, tenendo la mano sinistra sulla paletta. In questo modo, provo a valutare se le vibrazioni delle corde si fermano al capotasto, oppure vanno oltre, e in che misura.
E' ovvio che le chitarre migliori che ho provato producevano vibrazioni più che percepibili anche sulla paletta. Ed è ovvio che le stesse vibrazioni, una volta raggiunta la paletta, tornino in parte indietro verso la cassa
Ora, considerando tutto questo, è impossibile escludere che il tipo e la forma delle meccaniche, in questo andirivieni di vibrazioni, non abbiano un ruolo. O che non abbiano un ruolo altri elementi che possono essere apposti su vari punti della paletta, come tu hai fatto notare.
Ma quale sia questo ruolo, di preciso, è difficile dirlo :-).
M
You expect us to swallow this crap?Re: Provo a ragionare.
Prova ad azzannare
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