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L'effetto segreto del chitarrista

Pickups, condensatori, interruttori push-pull, buffer, cavi, pedaliere, stomp box, valvole, transistor, microfoni e quant'altro: la catena di generazione ed elaborazione del suono delle nostre chitarre a volte è davvero lunga, complessa e spesso elaborata. Il tempo e lo sforzo economico che dedichiamo alla sua composizione e messa a punto sono davvero notevoli. Eppure a volte non teniamo conto di quante potenziali capacità di modifica del suono siano contenute in un dispositivo che ogni chitarrista può avere a disposizione senza bisogno di avventurarsi in spese folli e che è in grado di condizionare tutto quanto viene prima e dopo di esso: i suoi "function mode", ognuno dei quali dotato di parecchi settings e presets differenti, permettono di variare a piacimento il contenuto in frequenza del suono, variando l'attacco della nota, la dinamica ed il suo contenuto di armoniche e creando così le sonorità più adatte e convincenti per qualunque genere musicale. Venite a scoprire di cosa stiamo parlando...
Il dispositivo in questione è quanto di più apparentemente banale potremmo pensare: si tratta del modo nel quale percuotiamo le corde, con i tanti tipi di plettri possibili o con le dita, nei tanti modi possibili che ne rappresentano appunto i "function mode"! Sostanzialmente, abbiamo nella nostra mano destra la possibilità di variare a piacimento l'attacco della nota ed il contenuto in frequenze del suono del nostro strumento, utilizzando oculatamente e con cognizione di causa un opportuno sistema di "messa in moto" delle corde, affiancato a tutto quel che normalmente si identifica con il termine "tocco".
 
I contributi audio a corredo di questo testo, esemplificano in modo abbastanza chiaro, spero, alcune delle possibili varianti. Per identificarle meglio, ho provveduto ad eseguire la stessa frase musicale sullo stesso strumento, a parità di tutte le condizioni di registrazione. Ho utilizzato una Gibson Le Paul Standard, settata sul pickup al ponte, registrata in diretta su PC da una vecchia (ma sempre in gamba) Johnson J-Station in emulazione Fender Twin con riverbero a molla.
 
I sample 01, 02 e 03 riguardano un plettro Fender Thin (0.60mm) in celluloide, utilizzato sia con la normale punta, parallelo o inclinato rispetto alle corde, che con la parte più tonda. Si nota come il materiale cedevole diminuisca la prontezza dell'attacco ed il "punch" della nota, per diventare poi molto più morbido utilizzando la parte più tonda.
 
I sample 04, 05 e 06 propongono le stesse tre tecniche esecutive con un plettro Fender Medium (0.88mm) in celluloide.
L'attacco è ora più deciso e si sentono i cosiddetti "overtones", le armoniche medio-alte, in evidenza.
 
I sample 07, 08 e 09 utilizzano un plettro Fender XHeavy (1.14mm) in celluloide.
Diminuiscono gli overtone sull'attacco della nota, che si fa più diretto e corposo.
 
I sample 10, 11 e 12 vedono protagonista un plettro vegetale "made in Italy", prodotto da ESSETIPICKS. E'realizzato in noce di Tagua, un frutto di origine sudamericana, con uno spessore di oltre 2.5 mm e sagomato in maniera simmetrica lungo tutto il profilo di plettrata per agevolare la velocità ed ammorbidire l'attacco. Si nota come le armoniche più alte vengano smorzate subito dopo l'attacco della nota, che però resta molto nitido, in tutte e tre le modalità di esecuzione.
 
Il sample 13 mostra la morbidissima pasta sonora di un plettro Liskova (proveniente da una non ben identificata produzione dell'est europeo) dalla rigidità estrema, costituito da materiale plastico liscio di ben 3mm di spessore e da un profilo decisamente arrotondato. Il suono è molto "di pancia", con attacco diretto, ma molto morbido e scuro.
 
Il sample 14 è ottenuto utilizzando un plettro in metallo da 1 mm di spessore della TECKPICK. Le armoniche alte sono parzialmente smorzate solo nell'inviluppo della nota, restando ben presenti nell'attacco della nota.
 
Il sample 15 è basato sull'uso di una comune moneta da 2 euro. Il metallo, unito al bordo a spigolo vivo della moneta ed al suo profilo perfettamente circolare, porta ad un attacco molto grosso, sporco, ricco di "punch" e di armoniche, che si rivela particolarmente spettacolare nell'esecuzione di parti in "palm muting".
 
Concludono la rassegna i sample 16 e 17, che sono eseguiti utilizzando le dita: polpastrelli o unghie. Per le particolari possibilità di eseguire note appoggiate o strappate, queste tecniche esecutive si rivelano molto efficaci nel conferire un eccellente attacco alle note, molto vario a seconda che si strappi o meno, caricandolo o scaricandolo di alte frequenze e di bassi, unito ad una forte carica espressiva e ad un ritmo ben accentuato, che caratterizzano le parti che si eseguono. Mentre i polpastrelli consentono timbriche più calde, con armoniche alte meno in evidenza, le unghie riportano a sonorità più vicine a quelle dei plettri in materiali plastici, con attacco della nota più brillante.
 
Il link alla pagina dei sample lo trovate come al solito nelle risorse per questo articolo. Il resto dello speciale con approfondimenti, diagrammi e molto di più, su Chitarre di Novembre.
Buon divertimento.

30 commenti

Forse è la mano di

Forse è la mano di "chi" suona, ma a me piacciono tutti i samples.
;)

Eh, caro Luca...

...ci volevi tu con la tua enorme cultura musicale e la tua infinita saggezza per portare all'attenzione dei chitarristi peninsulari un fatto così incredibilmente potente pur nella sua estrema banalità.
Mi conosci e sai che sto parlando molto seriamente, che nelle mie parole non c'è alcuna ironia ma solo il massimo rispetto per i concetti che hai espresso.
Personalmente ho sperimentato diversi tipi di plettro in tutti questi anni: morbidi, rigidi, in nylon, in metallo, in teflon, in grafite.
Dopo diversi esperimenti, oggi non posso vivere senza le mia amate "punte di freccia" (come li chiama l'amico liutaio Roberto Martino), ovvero i plettri Dunlop Tortex in grafite da 1 mm.
Sono praticamente la versione in grafite del Jazz III che ho usato per anni ed anni.
Lo svantaggio è che si consumano in fretta, soprattutto se hai la mano pesantina come la mia (infatti, da buon genovese, li uso un po' da un lato e un po' dall'altro...così si consumano simmetricamente e la punta dura un po' di più...:-))))...ma il suono, l'attacco, la quantità superiore di frequenze armoniche medio-alte generate e la precisione nel tocco che si possono ottenere usando questi plettri sono incredibili.
Hanno anche il vantaggio di essere abbastanza piccoli ma non troppo, ovvero stanno comodamente tra pollice ed indice e la porzione che spunta è quel tanto che basta per percuotere le corde senza "incastrarsi" troppo tra una corda e l'altra..i passaggi veloci, gli sweep e gli arpeggi ne beneficiano parecchio.

Ne sa qualcosa Brian May dell'importanza del plettro che si usa per ottenere il suono che si vuole, dato che usa un penny...

Grazie dunque per aver sviscerato questo interessante ed importante argomento.
Max
Modificato da iperfungus il 4 novembre 2008, 01:08

Suggerisco di provare anche i plettri Wegen...

...sono costosi ma hanno un suono particolare (vedi per info e caratteristiche http://www.wegenpicks.com)e sono praticamente eterni... anche loro hanno un design particolare e sono esclusivi o per destri o mancini. Comunque alla fine non è che cambiando materiale del plettro ci siano differenze enormi, sono sfumature... poi bisogna anche considerare costo e reperibilità: se costruisci il tuo suono su un plettro esotico o costosissimo poi se per qualche motivo smettono di produrlo o ti mancano le finanze...
Per i più appasionati di plettri strani:
In osso, avorio o zanne di tricheco fossile http://www.guitarsaddles.com/products.asp
In pietra http://www.picksandstones.com/
Tra l'alto non che i plettri in legno fossero una novità http://surfpick.com/ (ma anche molti altri costruttori)

Io consiglio vivamente essetipick

Io ho scoperto piacevolmente i prodotti essetipicks quest'estate.

C'è da dire che , considerando il costo medio di un plettro, sono carissimi, ma vi posso assicurare che non ho mai investito così bene i miei euro.

Ho provato praticamente tutta la linea: Speedy in legno, Spedy in plexy, Speedy in tagua , Speedy in cocco, Classic in varie essenze.
Li trovo comodissimi e con un grip eccezionale se confrontati ai normali in celluloide ( prima usavo i fender Heavy e i dunlop JazzIII).
Innanzitutto il costruttore si è dimostrato una persona squisita, molto attento alle mie esigenze e professionalmente ineccepibile.
I plettri ( solo la serie Speedy) hanno la particolarità dell'angolo di spoglia (l'inclinazione con cui viene modellato il bordo) che effettivamente facilita ( e non poco per uno zappatore come me) l'esecuzione della pennata alternata.
In assoluto consiglio, per attacco e presenza gli speedy cocco e il plexy, il tagua lo trovo mediamente più scuro ( inteso come presenza di armoniche nelle frequenze alte).
Il fatto che le differenze sonore generate dai diversi materiali siano solo sfumature, bhè non sono daccordo, un esempio lampante sono i Classic in essenze legnose da me provati, vi posso assicurare che la differenza in tessitura dei diversi legni si traduce in differenze sonore ( attacco, presenza, frequenze medio-alte più o meno presenti) che si riconoscono facilmente, anche qui ho stilato la mia personale classifica ( ma ognuno ha i propri gusti in fato di pasta sonora che vuole ottenere): ebano su tutti, poi cocobolo, olivo, zebrano e paduk (molto simili) e infine acero, che ha si un'ottimo suono, ma si adatta principalmente a chitarre con corde non metalliche.
Esteticamente mi limito a dire che sono bellissimi , quelli in legno su tutti e la foto sopra ne da un ottimo esempio ( ma io sono un amante del legno e i gusti sono squisitamente questioni personali).

Alcune considerazioni da farsi ( anche in relazione ai costi ) riguardano l'usura, in quanto i prodotti legnosi hanno una vita media ( in dipendenza della consistenza e tessitura della specie utilizzata) che porta ad un consumo superiore rispetto ai normali plettri ( almeno per essenze quali acero e olivo), mentre il plexy il tagua ed il cocco sono meno soggetti.
Infine, per chi volesse avvicinarsi ai prodotti essetipick do un'avviso, i plettri hanno spessori ( la serie speedy ) dai 3 ai 5 mm, quindi , almeno all'inizio danno la sensazione di essere " ingombranti", ma la loro comodità di impugnatura dopo pochissimo ( personalmente dopo tre giorni di utilizzo a casa per studi non li avvertivo più "strani").

Spendiamo molto alla ricerca di un fattore "X" che ci personalizzi il suono, stomp, ampli, chitarre, e a volte tralasciamo fattori ritenuti erroneamente ininfluenti come appunto il plettro, da parte mia ho trovato un prodotto che ritengo validissimo e che consiglio a tutti.
"Thanks Steu,
There will be a time when we can play an old blues together ...
Again "

Re: Io consiglio vivamente essetipick

Mi sembra il caso di riparlarne quando avranno abbassato le pretese economiche: dai 5 ai 20 euro per un plettro mi sembra un furto. A questo punto si dovrebbero cominciare ad assicurare anche i plettri ed a trattarli come strumenti pregiati.
Dubito che chitarristi di grido, a meno che non glieli regalino, usino questi cosi, visto l'altissimo rischio di smarrimento a cui qualsiasi plettro va incontro nella sua breve vita.
Se poi sono il solo a perdere quattro o cinque plettri al mese, allora il problema e solo mio e siano benvenuti i plettri da miliardari. Magari ci si può mettere su un brillantio o qualche Swarovsky... :)

Re: Io consiglio vivamente essetipick

Concordo pienamente, io uso dei plettri heavy per suonare rock-blues,(ottimi i joe satriani) ma ne semino in giro in gran quantità,li perdo,e poi ne ho in tutte le tasche. :-)

Re: Io consiglio vivamente essetipick

concordo con lui... molto maneggievoli

Ciao a tutti, della

Ciao a tutti, della serie:" IL PLETTRO, L'EFFETTO SEGRETO DEL CHITARRISTA, NIENTE DI PIU' VERO", vorrei portare le mia modesta esperienza in merito. E' noto che il suono della chitarra e in particolare quella elettrica, come e forse piu' di altri strumenti a tocco risente proprio del mezzo e del metodo di sollecitare le corde.
Nel caso dell'uso del plettro, appunto, differenze notevoli e immediatamente udibili, si possono riscontrare non solo o non tanto grazie all'utilizzo di plettri costruiti con materiali diversi, quanto in relazione ad alcuni semplici particolari costruttivi.
Arrivo al dunque: consideriamo come facce di un plettro quelle dove la maggior parte dei suonatori appoggia pollice da una parte e indice dall'altra. Fin qui tutto semplice. Proviamo ora a considerare come una faccia anche il bordo del plettro che ovviamente "corre" tutto intorno.
Di solito tale faccia è smussata in corrispondenza della o delle 3 punte se il plettro è di quelli triangolari, e non e' quindi perpendicolare alle facce piu' ampie di cui sopra.
Bene, utilizziamo un plettro di spessore attorno al millimetro e "peliamo" con la lama di un cutter o di un coltello affilato il bordo in maniera da ravvivare lo spigolo in corrispondenza della o delle punte, esattamente come si fa con le lamine degli sci eliminando quindi lo smusso.
Immediatamente ci accorgiamo che il suono diventa molto piu' cristallino nei cantini e più definito e profondo nei bassi, Quasi e sottolineo il quasi, come se si fossero sostituite le corde, e questo è ancor più evidente se si utilizza l'acustica.
Addirittura, se si utilizza un plettro triangolare e si esegue il lavoro solo su una delle punte si può godere di due suoni completamente diversi per attacco, morbidezza e armoniche.
Di più: qui entrano in gioco i materiali; se riuscissimo a fabbricarci o a modificare in tal modo dei plettri in materiali naturali duri come legno di cocco ( noce di cocco ovviamente), legno di ebano oppure corno od osso solo per citarne alcuni facilmente reperibili, e magari di spessore anche leggermente maggiore al millimetro, ci accorgeremmo di ulteriori interessanti evidenti e sfruttabilissime differenze.
Sperando di essere utile.... buona chitarra a tuti.
Max

Forse qualcuno lo sa

Ne possiedo uno di argento/rame , regalo della mia vecchia cantante, aveva una sonorità molto particolare, un attacco meraviglioso e ricco di sfumature al tocco.
Ho dovuto riporlo , per non usurarlo , già da molto tempo.
Qualcuno sa chi li costruisce ? essendo un regalo non avevo voluto chiedere troppe cose ,
e poi è mancata l'occasione.

Un giorno mi venne d

Un giorno mi venne detto da un validissimo chitarrista (nonchè contrabbassista e batterista) "Prima di cambiare chitarra, cambia il plettro"...Credo che anche questo racchiuda il succo di questo post.

grazie per questo ar

grazie per questo articolo che ho trovato molto interessante e dettagliato. sono d'accordo sull'importanza del plettro e del tocco. complimenti

Verità profonde

Un articolo che contiene verità sacrosante, postato da un genuino conoscitore del suono.

Mi permetto di aggiungere l'importanza dell'accoppiamento corde-plettro: a mio modesto parere, ha poco senso utilizzare ad esempio corde grosse e plettri morbidi. Per ottenere su tali gauge un buon trasferimento di energia (e quindi una buona dinamica al tocco) e per sfruttare al meglio gli overtone della corda spessa è necessario un plettro robusto, in virtù delle caratteristiche vibratorie della corda (parlo di gauge da 0.011 in su): un plettro da 1 mm potrebbe essere già poco.

Altra variabile importante è l'accoppiamento con l'ampli: pensiamo ad esempio a Hendrix, che utilizzava plettri relativamente morbidi (ho provato i suoi "signature" e non mi ci trovo per niente!) che praticamente "accarezzavano" le corde, ma collegava tutto in un ampli cranckato all'inverosimile!

Personalmente utilizzo diversi plettri, ma praticamente tutti molto duri (alla larga dai medium!) e tutti con la punta abbastanza arrotondata, "smooth", su corde piuttosto grosse (0.011). Nella stragrande maggioranza dei casi uso i Roling's da 1.50 mm (marca semisconosciuta, è difficoltoso anche trovarla con Google!), hanno una forma e una rigidezza ottimale: a volte scendo di poco e ricorro a 1.20 mm per gli accompagnamenti in strumming puro. Per alcune parti sull'acustica, per le parti in slide e molto di rado sull'elettrica uso quei Dunlop che s'infila il pollice dentro (quelli per il fingerpicking) ma li "modifico" limando la punta portandola alla forma della punta dei Roling's. Per parti con molti solismi in alternata trovo piuttosto comodo i cari vecchi Big Stubby da 3 mm. I Tortex non mi piacciono perché hanno il vertice troppo appuntito per i miei gusti...di solito preferisco un attacco più "graduale" sulla corda, tanto è vero che a volte sfrutto il lato del plettro alla SRV. Per alcuni brani slow blues più sanguigni e selvaggi utilizzo poi un plettro di pietra che sostanzialmente è un sassolino che ho trovato anni fa in riva al mare e ha esattamente la forma dell'America del Sud. Grandioso, in certi casi è insostituibile per il suo attacco ENORME!

Quoto la stragrande importanza del plettro: molti chitarristi cambiano persino i pickup, senza accorgersi che otterrebbero lo stesso risultato (o anche migliore) sul loro tone spendendo semplicemente pochi centesimi per sperimentare il plettro più adatto al loro playing...think about it!

SaluTONES!!!

Punta

La durezza effettiva del plettro, a parità di corde e di spessore, dipende secondo me anche da quanta "punta" si tiene fuori dal polpastrello, io usi plettri medi ma li tengo molto corti, me ne accorgo anche dal callo sulla parte esterna pollice destro, e ho l'effetto che avrei usando un plettro più rigido tenuto in altra maniera; non credo sia un pregio o un difetto, ho cominciato a tenere il plettro in questa maniera perchè mi sembrava mi facilitasse nella plettrata alternata (che ho imparato alla veneranda età di trent'anni dopo quindici di legati e pastrocchi).

He he, forse i timpani mi hanno abbandonato,

ma sento molta più differenza fra fender thin e medium; che tra medium, legno, heavy e teckpick. Anche la monetina si distingue bene. Magari dipende anche dalle casse del pc (non da audiofili ma neanche di infima qualità). Forse perchè il thin è quello che più si discosta dalla condizione di "corpo rigido"
rozzezza è mezza bellezza

Re: He he, forse i timpani mi hanno abbandonato,

Chiedo scusa ma stiamo continuando la discussione all'interno di due post diversi con il medesimo argomento: questo e " Il plettro su Chitarre di Novembre"

Ciao.
Max

Re: He he, forse i timpani mi hanno abbandonato,

Sono d'accordo con te, come ho già scritto più su, crea molta più differenza utilizzare due plettri identici uno dei quali con un profilo a 90 gradi rispetto alle facce che due plettri di materiali diversi con il medesimo profilo.
Il materiale a parita' di forma del plettro interviene in maniera senz'altro più marginale, euro o penny a parte, che pero' se vengono smussati cambiano completamente la loro influenza sul suono.
Provare per credere.
Ciao
Max

Diffidate!!

Il Signor LUVI suona alla grande anche con il primo sasso raccolto da terra, questo esperimento non vale:-DD

Grazie del prezioso contributo e complimenti;-)

Saluti

Re: Diffidate!!

Concordo...

plettri che non si consumano

ragazzi ho avuto modo di provare due plettri in carbonio ( carbonato ) di due marche diverse.

sono piuttosto duri e hnno il pregio che non si consumano , anche se si ha la mano pesante .
provateli

cosa ne pensate dei

cosa ne pensate dei plettri ibanez paul gilbert? io li ho sempre usati e adesso vorrei provare a cambiare,ma trovo difficolta' a ritrovare la stessa fluidita' con plettri diversi,la mia mano destra si e' abituata a quelle dimensioni (del plettro intendo...)

Re: cosa ne pensate dei

...ma se ti ci trovi bene, perché mai cambiarli???...

SaluTONES!!!

Re: cosa ne pensate dei

Un consiglio? Non cambiare. Io li uso dal 1999 dopo anni con i Dunlop Tortex e per me sono i migliori almeno per il plettrato alternato; poi hanno anche il vantaggio che sono abbastanza piccoli cosi esce solo una piccola punta dalle dita.

Re: cosa ne pensate dei

Il Paul Gilbert è stato il mio primo plettro e lo uso tuttora ( non lo stesso, oramai il primo è ridotto a un tondino di plastica, ma conservato con affetto :) ). Mi trovo molto bene per fare certi passaggi di plettlata alternata, specialmente quando il lick prevede delle parti con il salto di corda. Per altre cose però mi trovo scomodo, per esempio non lo uso nei riffoni metallari ultra ritmati, tipo slayer, death , lamb of god e neanche in cose blueseggianti o rock anni 60/70 dove devo essere un pò più sporco.
"No suono per piacere, suono per godere!"

Re: cosa ne pensate dei

Guarda, me l'hanno confermato un sacco di negozianti: i Paul Gilbert danno dipendenza, sono plettri secondo me unici, che non hanno veramente nulla che gli assomigli.

Per cui secondo me l'unico motivo per cambiarli e' un cambiamento radicale nello strumento o nel modo di suonare: io, ad esempio, ho cambiato plettri per lo strumming sull'acustica (ultra sottili: danno, __con la mia mano__, maggiore dinamica e acuti molto piu' presenti).
Ma per l'elettrica non ci sono santi: o i Paul Gilbert, o le dita. Meglio i Paul Gilbert.

Ciao
Lorenzo
Rivoglio il tasto preview!

La prima cosa

Può sembrare strano forse, ma questa cosa che cambiando plettri e/o il loro l'orientamento rispetto alle corde, influisse sul suono della chitarra è la prima cosa che ho notato quando ho preso la mia prima chitarra (Yamaha EG112 + Crate 15W). Vi spiego: quando l'ho comprata il negozioante mi aveva fatto scegliere tra un po di plettri; io, che non avevo mai tenuto in mano una chitarra in vita mia, figuriamoci cosa potevo capirne, ne scelci una 15ina a caso ti tutti i tipi ei colori seguendo i miei gusti estetici :) Comunque dai primi mesi di strippelamenti vari, mi accorsi delle varie differenze :)
"No suono per piacere, suono per godere!"

Re: La prima cosa

Anche io: prima di comprare l'elettrica (che per inciso è una Yamaha ERG121C, chitarra economica da 195 euro ma che tuttavia non mi ha ancora tradito in 4 anni, solo che un uso sfrenato della leva ha spaccato il pezzo filettato dove la si avvita nel ponte, che sarebbe cosa buona e giusta sostituire) avevo una classica di 40 anni (asd apparteneva a mia zia), ed avevo 3 plettri, uno duro uno molle ed uno medio, ed il suono e la comodità cambiavano eccome! Ancora non prendevo lezione, e suonavo a random qualche cosetta, i primi riff di Van Halen ed Hendrix che riuscivo a fare, e notavo che coi medium mi trovavo molto meglio, riuscivo ad andare più alla svelta che con gli altri due, però il suono di quello molle mi piaceva molto, dunque a volte cambiavo, a seconda di cosa suonavo!
Ciao,
Ercarnar

"Se non fischia non c'è abbastanza Gain"

Mah !

Io ne ho provati due di questi plettri 'miracolosi' ma non è che li ho trovati un granchè.
Il suono che usciva dalla chitarra è troppo secco, duro, sui cantini quasi metallico. Hanno un 'tiro' forte, sarà pure preciso-deciso-perfetto ma .... a me non hanno fanno questa gran impressione.

E sì che uso plettri mediamente duri (Dunlop TORTEX 1.14mm) e muta di corde 0.10: però questi tipi di plettri non fanno per me

Ciao
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.com/virutrio

che ne pensate

Ciao visto che cercate qualcosa di nuovo e io abito in Germania , ho trovato questo sito tedesco dove c'e' qualcosa di nuovo , non li ho ancora provati ma lo faro' al piu' presto e vi faro' sapere pero' mi sembrano interessanti sia le forme che i materiali , che ne pensate?
http://www.tonetoys.de/de/Custom-Picks.html
Ciao Marcos

che ne pensate

A proposito , il sito e' pieno di tante altre cose interessanti per chitarre inteso .
Marcos

favore

x favore gia che i petri sono molto belli potete fare un piccolo foro x poi inserire un filo, da appendere al collo o al braccio grazie

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