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Una chitarra rediviva

Circa cinque anni fa ho comprato una chitarra acustica a spalla mancante Simon & Patrick in palissandro con tavola armonica in abete Sitka massello, pagata, all’epoca, 1200 euro. Mi è piaciuta per i bassi belli sostanziosi e le corde basse sulla tastiera: un assetto abbastanza simile ad una elettrica. Progressivamente, con il passare degli anni, l’action delle corde si è alzata. Alla fine, pur tirando quasi allo spasimo il truss-rod, le corde erano alte almeno quattro millimetri al dodicesimo tasto. Per me era diventata quasi insuonabile. Che fare?

Ovvio: liutaio. Ho cercato sul link di Accordo gli indirizzi dei liutai di Torino, ne ho scelto uno e lì mi sono diretto, titubante e speranzoso in una rapida guarigione della mia bella. Il liutaio, molto gentile, mi ha spiegato che il difetto era dovuto all’errato montaggio del manico, il quale era leggermente inclinato rispetto alla sezione trasversale della chitarra, e abbastanza inclinato rispetto alla sezione longitudinale, con la quale faceva una curva concava. Mi ha indirizzato presso un altro liutaio specializzato in strumenti acustici e classici, in quanto l’intervento presupponeva forse lo smontaggio della tavola armonica e del manico e lui è specializzato in chitarre elettriche; infine mi ha regolato il meglio possibile il manico. Gratis. Molto in gamba e molto onesto.

Con la mia chitarra sotto il braccio, mi sono diretto dal secondo liutaio. Costui mi ha rispiegato il tutto, insegnandomi a traguardare la chitarra da tutte le parti, per capire il difetto (ora sono un esperto in questo campo). Per abbassare decentemente le corde non era possibile abbassare neppure il ponte, perché già molto sottile. Forse sarebbe stato possibile spianare ed assottigliare l’intero manico in modo da renderlo parallelo alle corde, refrettando il tutto. Almeno 400 euro, ma forse non sarebbero bastati. L’intervento era difficilmente realizzabile e sarebbe stato molto costoso, pari a quasi la metà del valore della chitarra, e non si sentiva di garantire il risultato. Molto meglio, secondo lui, comprarne un’altra: con circa 700 euro ne avrei presa una nuova, americana (sottintendendo, forse, di pari pregio della mia). Già, ma il lato affettivo? Non considerando il bieco aspetto economico (avrei speso 1900 euro in cinque anni per avere fra le mani una chitarra da 700) alla mia Patrick e Simon mi sono affezionato, e mi piaceva sempre il suono, nonostante l’action alta.

Mi ero quasi rassegnato a strimpellarla solo in prima posizione per il resto dei giorni, quando ecco: lampo di genio! Mi sono ricordato che un amico della mia teen age, Umberto Mari, mitico bassista degli Arti e Mestieri, è liutaio e costruttore dei bassi Redivivus. Guardo il suo sito e in particolare la sezione dedicata alle riparazioni: ogni intervento è corredato da spiegazioni e immagini: viene quasi voglia di avere una chitarra scassata per farla aggiustare!

Vado. Anche lui molto rilassato e tranquillo (deve essere una caratteristica dei liutai) nel suo laboratorio invaso di chitarre e bassi anche vintage, mentre un giovane bassista sfigheggia, beato lui, linee jazz nella stanza insonorizzata, manipola, armeggia, traguarda, spinge e flette il manico e conferma la diagnosi. Non contento, però, continua ad armeggiare con la chitarra, tastandola, quasi annusandola e… Però, però…. Cos’è quel adesivo che copre lo zoccolo del manico? Non sarà per caso fatta come le Taylor? Stacca l’adesivo e sotto compaiono due bulloni. Eureka! Il manico è avvitato è non incollato! Una soluzione tecnica adottata per poter cambiare facilmente il manico: forse i signori Patrick e Simon sanno a priori che a volte montano le loro chitarre un po’ storte. A questo punto siamo esaltati: si può fare.

Dopo una settimana (immagino che anche lui il settimo giorno si sia riposato) torno e tutto è a posto. Mari ha svitato il manico e scollata la tastiera dalla tavola armonica, lo ha spianato e refrettato dal 10 tasto in giù, e riposizionato con l’angolazione giusta grazie ad un sottilissimo spessore.

Concludendo: scollamento, distacco e spianamento del manico, refrettaggio di 10 tasti, nuova muta di corde, il tutto per 250 euro e in pochissimi giorni. Senza contare il piacere di relazionarsi ad una persona veramente capace nel suo mestiere e di grandi doti umane.

La morale è scontata e lapalissiana, ma mai abbastanza ripetuta: mai ascoltare una sola campana.

Dal nostro catalogo online

11 commenti

Tutto è bene quel c

Tutto è bene quel che finisce bene. E' confortante sapere che oltre a tanti ciarlatani esistono ancora liutai onesti e preparati.
Saluti.

Re: Tutto è bene quel c

Ciao Bottleneck. La mia esperienza è stata comunque positiva, perchè anche i primi due liutai sono in gamba. Non ho citato i loro nomi perchè non essendomi affidato a loro, potrebbe sembrare che non fossero in grado di affrontare la riparazione. Semplicemente avevano idee diverse dalle mie, ma in generale trovo che il loro livello è ottimo.

Ottimo.

Qual'è il sito di umberto Mari?
Aspetto ancora l'uscita di "Guitar Hero - Richard Benson Tribute". :-D

Re: Ottimo.

Eccomi! Il sito di Umberto è www.maribyredivivus.it.Ciao

Re: Ottimo.

Grazie! Adesso me lo spolpo ;-)
Aspetto ancora l'uscita di "Guitar Hero - Richard Benson Tribute". :-D

Altri siti di riparazioni?

bellissimo il sito di Umberto! la sezione riparazioni è una figata!! :)
conoscete altri sito dove ci sono gallerie di foto simili?
io conosco questo http://www.bravewoodguitars.co.uk/

Ingegneri o liutai

Quel geniaccio di Leo Fender sarebbe contento di questo post... Lo so che i puristi della liuteria storceranno il naso, ma avere tutte le parti della chitarra smontabili e sostituibili secondo me è impagabile. E anche se i bulloni si mangiano un po' di sustain, vabbè, dài, nella vita non si può avere tutto.

...interessante...

a me i bulloni

a me i bulloni danno una sensazione di sicurezza...: un bel manico inchiavardato con delle belle vitazze, vedi Fender. Forse un giorno prenderò una Gibson, però mi fanno senso quei manici lunghi lunghi fissati con un po' di colla. Mi sembra che si possano spaccare facilmente. Poi non è così, ovviamente, ma la sicurezza psicologica di una vite è maggiore.
Modificato da hooker il 17 ottobre 2008, 13:10

Patrick & Simon / Godin

E' uno dei tanti marchi Godin ( made in Canada ) insieme a Seagull, Art & Lutherie,Norman La patrie e da sempre lui utilizza quasi esclusivamente la tecnica dei due bulloni nell' innesto body/neck.
Probabilmente i liutai che vi ci sono avvicinati non lo sapevano ed hanno pensato ad un intervento decisamente più complesso come nel caso del classico iincastro a coda di rondine.
Personalmente avrei contattato uno dei distributori del marchio ( es. Wilder o Grisby ) , avrei spiegato il problema e chiesto un consiglio; probabilmente la soluzione sarebbe arrivata ( almeno mi auguro !!!! ) prima e soprattutto ( anche qui spero!!) certa.
In ogni caso tutto bene quel che finisce bene....goditi e suona la tua bella Simon & Patrick ( credo che siano i nomi dei due figli di Robert Godin )...

QUANTI CIARLATANI CI SONO CHE SI SPACCIANO PER PROFESSIONISTI???

ma è possibile che solo questo liutaio si fosse accorto dell'esistenza dei bulloni?
poveri noi....in che mani siamo...

CONSIGLIO PER CHI COMPRA CHITARRE:
-ABBIATE UN NEGOZIO DI FIDUCIA CHE SE NE INTENDA VERAMENTE E NON TIRI DELLE FREGATURE
-SU INTERNET SI TROVANO ARTICOLI A PREZZI BASSI CHE DI SOLITO SONO DIFETTOSI(manici storti, anime rotte)
-RIVOLGETEVI PER OGNI PROBLEMA SE POSSIBILE ALLO STESSO LIUTAIO CHE VI HA VENDUTO LO STRUMENTO(NON PUò
NEGARVI LA GARANZIA SE LO STRUMENTO RAVVISA DIFETTI DI FABBRICAZIONE )

sembrano cose banali ma i tanti truffatori puntano sul fatto che la gente si vergogna a lamentarsi;
conosco tanta gente che si ricompra più volte la stessa cosa perchè non ha voglia di andare a reclamare la garanzia.

Re: QUANTI CIARLATANI CI SONO CHE SI SPACCIANO PER PROFESSIONISTI???

beh, ma erano coperti da un adesivo color legno (purtroppo le immagini allegate all'articolo sono deformate, devo aver sbagliato qualcosa nel caricamento. Comunque è andata bene: qualcuno alla fine ha trovato il coraggio di strappare l'adesivo e guardare sotto. Per esempio io non lo avrei fatto, temendo di "profanare" lo strumento!
Modificato da hooker il 17 ottobre 2008, 16:05

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