Da che ho memoria, ho sempre ascoltato musica.
Fa parte, credo, del mio modo di vivere e di intendere la vita, e, anche se non so come sia nata questa idea, mi rendo conto che non sarebbe potuto essere diverso da com’è.
E probabilmente molti di voi condivideranno queste mie sensazioni.
Non so se essere più o meno sensibili a questo genere d’arte sia riconducibile ai geni (visto che nella mia famiglia nell’arco delle generazioni i musicisti latitano alquanto…) o al caso, che ti porta a contatto con questa suggestione infinita che ti sembra di ascoltare per la prima volta con le orecchie ma che invece è già dentro di te da sempre ed aspettava solo il modo ed il momento di farsi viva.
Poi, col passare degli anni, le emozioni si fanno più distinte e comprensibili e nasce l’esigenza di andare più in là del semplice ascolto, di capire perché il fascino di un pezzo piuttosto che di un altro ti colpisca e ti lasci dei ricordi indelebili.
Più nel particolare, si comincia a capire come l’esecuzione di un brano possa essere lo stravolgimento o delle proprie emozioni per aderire al massimo all’animo di chi lo ha scritto oppure una vera e propria riscrittura per ricercare nuove strade nei temi che il brano propone per rileggerlo alla luce di nuove idee musicali.
Intorno alla metà degli anni ’70, quando la sperimentazione era ai suoi massimi e le contaminazioni tra generi erano all’ordine del giorno, ascoltavo veramente di tutto, dalla musica classica/operistica allo stravolgimento che la comparsa dell’elettronica stava portando nel modo di intendere ed eseguire i generi più diversi.
Ricordo che un’amica ( rimasta tale, branco di malpensanti…) mi fece ascoltare un brano di Chopin ( la Ballata in Sol minore op. 23, per chi volesse ascoltarla…) nell’esecuzione di uno dei più grandi geni esecutivi di quello strumento, Arturo Benedetti Michelangeli.
Chopin ha una struttura musicale assolutamente romantica, e si può pensare che sia facilmente (?) restituibile all’ascoltatore la purezza di tale assetto. Invece (pur conoscendo già il pezzo, che era uno dei miei preferiti) l’interpretazione di Michelangeli ne stravolgeva così tanto l’impianto esecutivo da consegnarla assolutamente nuda ed impeccabile al cuore di chi ascolta.
Di fatto mi accorsi che era la MIA musica, casualmente composta ed interpretata da due geni assoluti, ma mia nel senso più completo del termine.
Non so se anche a voi sia mai capitata un’emozione del genere, intensa e deviante tanto da sentire dentro di sè che la musica passa nelle vostre scelte ad un livello più alto, ma nel mio caso ha segnato uno spartiacque che resiste da trent’anni.
Riuscire a distinguere, con la pura emotività, tra due o più stili esecutivi e le relative interpretazioni che ciò comporta, è una delle più grandi gioie della mia vita ed è una cosa che nessuno mi può portare via.
Sicuramente mi mancano i mezzi tecnici e culturali per descrivere più compiutamente il mio pensiero, ma del resto io non faccio il recensore e parlo di emozioni e non di cultura.
Su queste pagine preziose si è spesso discusso di chi sia o sia stato il miglior chitarrista della storia, in assoluto o per genere.
Di chi abbia mai generato con le sue mani o la sua mente una canzone indimenticabile, un solo irripetibile, un’armonia inarrivabile.
Ebbene io, nel piccolo del mio quintale abbondante…, preferisco pensare che ci possa essere altrettanta genialità nell’interpretazione quanto nella composizione o, se preferite, che sia possibile scrivere una musica bellissima e pure ritrovarla ancora migliore seppur filtrata da una diversa e più completa sensibilità da parte di un interprete che ci si ritrova compiutamente.
In poche parole, si può discutere se è più importante la creatività di chi compone o quella di chi interpreta?
Se vi va, parliamone…
Ciao.
Paolo

18 commenti
come sempre...
interessante e geniale il tuo modo di esporre argomenti scottanti.
Non è la solita discussione, che spero non degeneri come sempre nella penosa e costante diatriba tra cover vs inedito, è più bravo chi scrive o chi legge e menate varie che non portano mai a nulla.
In effetti se andiamo a guardare la musica classica su tutti è giunta a noi grazie a svariate interpretazioni, spesso molto lontane dagli spartiti originali scritti anche secoli fa, lo stesso discorso potremmo allargarlo anche al jazz ed al blues di inizio secolo scorso.
A noi è arrivata solo un'immagine di quello che poteva essere il genio di Mozart o Chopin, non potremo mai ascoltare l'interpretazione stessa del genio che l'ha composta, ammesso poi che abbiano saputo esprimerla al meglio.
Mi spiego, chi ci dice che la versione originale di Bach fosse migliore o più sentita di quella di un Von Karajan?
Possiamo anche andare sul popolare, prendendo ad esempio brani di musica celtica o popolare country di derivazione irlandese o delle praterie del west, una whisky in the jar era più bella nei saloon, nei pub di Galway o nella versione digitale dei Metallica?
Sulla genialità pura, è indubbio che un interprete, per quanto bravo, deve avere un genio alle spalle che lo ispira, colui che ha scritto la partitura, il quale però non è detto che abbia saputo interpretarla al meglio...
AlexUnder
bella domanda
Risposta "politically correct": sono importanti tutti e due e profondamente interconnessi.
Risposta mia: chi interpreta. Resterò terra terra: preferisci la topa che te la dà o sua mamma che l'ha fatta ma non te la dà? Scherzi a parte, penso che tutto dipenda dalla propozione matematica tra la creativitàò di chi compone e quella di chi interpreta. Prendiamo due pezzi facili facili: Hey Joe e All along the watchtower. Chi può in tutta onestà dire di preferire le originali, ammesso che le conosca? Il fatto è che spesso ci dimentichiamo che la musica, specie quella "pop" nel senso reale del termine, nasce per intrattenere il cuore dell'ascoltatore. A questo punto il genio del compositore sta nell'adottare stratagemmi psicomusicali per ottenere quest'effetto, ma lo fa UNA volta, all'atto della scrittura, ed è perciò costretto a seguire qualche regoletta. Ma chi, più e meglio di chi interpreta, specialmente dal vivo, può rinnovare, modificare, adattare un pezzo, arruffianandosi l'ascoltatore sulla base delle sue sensazioni, delle reazioni del pubblico, del contesto sociale, storico e culturale in cui si viene a trovare? Forse è per quello che Hey Joe nel 69 ha avuto l'impatto per cui la ricordiamo. Probabilmente, se la suonasse così uno steve vai (scritto minuscolo apposta) ai giorni nostri, lo coprirebbero di insulti fischi e sputi. Significa questo che la composizione del pezzo è scadente? A mio parere no.
secondo me.
"In poche parole, si può discutere se è più importante la creatività di chi compone o quella di chi interpreta?"
Secondo me, non si può discutere se è più importante la creatività di chi compone o di chi interpreta.
Perchè la creatività è importante a prescindere.
Non importa se la creatività viene fuori da una composizione o da un riarrangiamento, quello che conta è trasmettere emozioni nuove.
Ciao Paolo! ;-)
Enzo85altervista.org>
Re:secondo me.
Ciao Enzo...
"Perchè la creatività è importante a prescindere."
In effetti dovrebbe essere così...
Mentre scrivevo mi sono tornate alla mente le polemiche roventi ( e giustificate, quantomeno nel merito se non nella forma ) che hanno fatto seguito al "grande" concerto in memoria di DeAndrè, nel quale molti "grandi" della musica nostrana hanno fatto a gara nel demolire quanto Faber aveva saputo costruire con pazienza e dedizione.
Per la serie "... più dell'amore potè la grana".
Ciao
Paolo
Re:secondo me.
parentesi: (grandissimo De Andrè, era, ed è ancora grazie alla sua musica e alle sue parole, un artista insuperabile...una forza indescrivibile.)
Prendo spunto dalla vicenda che hai ricordato per aggiungere qualche riflessione:
Credo che per poter riproporre in maniera convincente un brano composto da altri, devo avere nell'animo delle motivazioni simili a quelle dell'autore originale, in sostanza devo "far mio" il senso della composizione.
Forse solo in questo modo, riesco a "incanalare" la mia creatività verso un risultato positivo.
Spesso si reinterpreta un classico solo perchè è di moda, permette di fare tanti soldi, o fa "figo", non si pensa alla linfa della composizione, alla voglia di comunicare qualcosa...credo che questo sia quello che rovina la musica.
Riguardo a questo aspetto si potrebbe affermare che anche i pezzi originali, se composti senza la giusta spinta emotiva, possano risultare poco convincenti non solo dal punto di vista musicale ma anche(o soprattutto) sotto l'aspetto comunicativo.
Ciao. ;-)
Enzo85altervista.org>
paragonando
Se vogliamo ampliare il discorso per chiarirne alcuni concetti, si può benissimo citare anche la letteratura. Tra i più grandi poeti della storia dell'umanità vi è Shakespeare, Sommo e citato frequentemente accanto al nostro Dante. Ma se si va ad analizzare a fondo la sua opera, si scopre che le trame e le storie delle sue rappresentazioni teatrali non erano altro che grandi classici già esistenti (si parla di opere che risalgono persino a svariati secoli prima della nascita del drammaturgo), ma non è stato questo certo che gli ha impedito di passare alla storia. Ciò che lo ha "glorificato" sono stati i dialoghi, il suo modo di scrivere, l'inedito modo di far teatro; alcune sue opere che ho letto hanno talmente un elevato grado di musicalità poetica che ti fanno persino dimenticare la trama e ciò che si sta dicendo.
Tutto questo per dire che anche la storia lo conferma: le note sono scritte su un foglio di carta e può essere la più grande composizione del mondo, ma sta nella sensibilità di chi la esegue il risultato finale e le emozioni che essa trasmette.
(una cosa su tutte:star spangled banner)
DaiMoN LuNéRe "united in diversity in blues we trust"
In Blues We Trust
xyz
"In poche parole, si può discutere se è più importante la creatività di chi compone o quella di chi interpreta?"
se parliamo di "musica popolare", ovvero "non classica" le due posizioni sono in se equivalenti.. anche per un semplice fatto tecnico. Nel senso che Elvis o Madonna non hanno le capacita' tecniche per riproporre un brano altrui con la fedelta' che saprebbe garantire un interprete classico e non vogliono nemmeno averle.. per cui la percentuale di interpretazione sara' cosi' alta, da farla sembrare quasi una ricomposizione..
io mi sono scaricato da youtube tutte le interpretazioni "esistenti" di My Sweet Lord di George Harrison.. ritengo siano molto piu' differenti fra di loro e rispetto all'originale di quanto differiscano le interpretazioni del Flauto Magico o delle Quattro Stagioni
addirittura il musicista non classico saprebbe difficilmente rieseguire se stesso.. infatti la composizione "pop/rock&soul ecc." la si fa fondamentalmente improvvisando di fronte al microfono della sala di registrazione e poi decidendo o meno di tenere la performance... performance che risulta praticamente irripetibile
http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www.trekearth.com/members/yasoda-nandana/photos
secondo me
Complimenti per l'articolo!
Come è un dono avere una passione così forte per la musica, allo stesso modo sono un dono innanzitutto quello di saper rendere su uno spartito le proprie emozioni, e poi quello di saper trasmettere quelle sensazioni anche ad altre persone attraverso l'esecuzione.
Ci sono quindi due prospettive diverse da cui guardare il "problema", oltre a quella dell'ascoltatore: quella del compositore e quella dell'esecutore. Il compositore può avere entrambi i doni, oppure solo il primo e nonostante la scarsità nell'esecuzione del proprio brano può sentirsi comunque realizzato perchè soddisfa il suo profondo desiderio di esprimersi. L'esecutore invece deve avere un altro dono, che è quello di riuscire ad essere folgorato dalla musica di un'altra persona e come un metallo riuscire a trasmettere emozioni "elettrizzanti" (poi ovviamente conta anche se il metallo in questione sia oro o rame).
Dal punto di vista dell'ascoltatore in fin dei conti penso che poco importi se la canzone che l'ha emozionato è di chi fisicamente la esegue, o se invece è l'interpretazione di un pezzo altrui (tranne in casi particolari di ricerca del purismo) perchè alle emozioni non si comanda e anche i gusti sono soggettivi: a qualcuno piace l'oro puro, ad altri il rame ricoperto d'oro, ad altri ancora il rame grezzo e ossidato... a ciascuno il suo esecutore.
Per concludere penso che si debba pensare a due registri di riflessione diversi: quello dell'importanza intellettuale, storica, e quello dell'importanza emozionale: sono i compositori che cambiano la storia della musica, gli interpreti invece hanno il compito di tenere in vita e al passo coi tempi quei brani che appartengono alla storia della musica, in modo da render loro il giusto valore (che cambia col passare dei tempi).
...impressioni di settembre ?
Si, io credo che molte volte è più geniale chi reinventa un' esecuzione che è diventata punto di riferimento, di chi la esegue così come ci è stata tramandata.
La musica scritta non ci dice proprio tutto... non sappiamo come l'autore (sto parlando dei grandi della musica classica) abbia mai interpretato quei pezzi e se il messaggio iniziale sia arrivato a noi trasparente o sia figlio di una evoluzione musicale.
Invece per la musica dell' epoca moderna abbiamo un punto fisso di riferimento: la registrazione originale.
Però chi interpreta si fonde con la musica stessa e può ottenere una versione che appaga ancora di più dell'originale.
Secondo me non è plagio, ma grandezza interpretativa.
Grazie Paolo per questo spunto di discussione veramente interessante.
...Per esempio la versione di Battiato di " Impressioni di Settembre " è una perla che supera a mio giudizio l'esecuzione originale.
Ed è bello scoprire che la bellezza di un arrangiamento non è mai oggettiva, perchè siamo tutti diversi e filtriamo la musica attraverso i "nostri" parametri.
Re:...impressioni di settembre ?
"...Per esempio la versione di Battiato di " Impressioni di Settembre " è una perla che supera a mio giudizio l'esecuzione originale.
Ed è bello scoprire che la bellezza di un arrangiamento non è mai oggettiva, perchè siamo tutti diversi e filtriamo la musica attraverso i "nostri" parametri."
verissimo, infatti lo stesso pezzo a mio giudizio è una delle cose più brutte che ho mai sentito dal grande Battiato, immondizia pura se accostata alla versione di PFM... la musica ha un valore incredibilmente soggettivo, forse l'unica cosa di oggettivo sono il saper applicare la forma e cmq nessuno vi obbliga in realtà a fare nemmeno questo ;-)
Robyz
Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!
my 2 cents
questo è uno spunto di riflessione molto carino, ma tende a lasciare troppo spazio al "politically correct".
la mia opinione è che certamente può succedere che qualcuno rifaccia un pezzo e gli dia nuova linfa vitale, è già successo (prima è stata citata Hey Joe rifatta da Hendrix, che per quanto mi riguarda ha schiuso orizzonti prima inaspettati) e spero succederà ancora.
ma la bravura nella reinterpretazione non può essere confusa con la genialità creativa.
oggi è facile rifare purple haze senza sbagli di tempo, con suoni migliori, senza stonature e note fuori scala, ma se Jimi non l'avesse inventata, non potremmo rifarla.
io compongo. compongo e registro con 3 gruppi diversi e credo che un pezzo lo sento mio perchè io ne ho creato l'armonia, il ritmo e tutto il resto.
può venire chiunque a rifarlo meglio, ma quella è questione di gusti, un pezzo è come un discorso: se arrivasse chiunque a pronunciare "I have a dream" potrebbe farlo meglio di M.L.King, magari reinterpretando quel discorso, ma non sarebbe la stessa cosa.
o al massimo sarebbe in ogni caso un qualcosa che è figlio della creazione originale.
e così come rispettiamo Jimi, Eddie e tutti quelli che hanno inventato qualcosa prima di noi e ci hanno permesso di fare ciò che facciamo, anche se magari oggi uno suona tecnicamente meglio di Jimi e di Eddie messi assieme, noi sappiamo che siamo "figli" loro e se non ci fossero stati loro non saremmo gli stessi.
Re:my 2 cents
"può venire chiunque a rifarlo meglio, ma quella è questione di gusti, un pezzo è come un discorso: se arrivasse chiunque a pronunciare "I have a dream" potrebbe farlo meglio di M.L.King, magari reinterpretando quel discorso, ma non sarebbe la stessa cosa."
credo che la reinterpretazione di cui si parli non vada intesa come saper suonare il pezzo meglio di un altro tecnicamente... semplicemente reinventare il messaggio e creare qualcosa di nuovo e sempre comunicativo.
La frase I have a dream detta da M.L.King ha un significato ben preciso ed una storia ma la stessa frase posso pronunciarla io, oggi, per esprimere un concetto nuovo e completamente diverso... la potenza della reinterpretazione è sostanzialmente questo e dirò di più, non possiamo mai affermare che un brano originale non sia una reinterpretazione di qualcos'altro fosse anche solo un ricordo inconscio dell'artista o una struttura.
La versione latin di light my fire di qualche anno fa è un pezzo reinventato, non è l'originale e porta un suo messaggio originale... preferire l'uno o l'altro poi è tutt'altra questione come è tutt'altra questione il fatto che un brano possa reggere la storia o finire nel dimenticatoio dopo qualche mese
Robyz
Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!
Per me e' una questione di genere
Discorso apperentemente semplice, ma alla fine complessa. Facendo un sunto del sunto del piccolo sunto, secondo me non ci puo' essere dubbio sull'importanza della composizione, mentre per l'interpretazione la discriminante e' quanto c'e' di personale. Ad esempio, per la classica, non essendoci registrazioni, l'interpretazione e' creativita', anche ora che esistono registrazioni esemplari. Se parliamo invece di rock/pop, allora credo che solo all'interpretazione originale e alla composizione possa essere dato credito... o ad interpretazioni riarrangiate: la cover tout court e' abbastanza inutile. Per stili come il jazz invece e' quasi come se la composizione fosse reinventata sul posto costantemente, fondendosi con l'interpretazione.
Due idee semplici.
Ale
Complimenti per lo spunto
Articolo e spunto molto intelligenti.
Come te ascolto moltissima musica, barocca, celtica, newage e jazz, anche se il cuore e le dita rimangono sul blues.
Come già detto, la creatività è ciò che comanda, ma forse l'esecuzione ha un'opportunità in più rispetto alla creazione, forse per il semplce fatto che viene dopo, ovvero si può appoggiare a basi culturali e di esperienze diverse. Il compositore originale ha praticamente un'unica possibilità di esprimersi, in 3/4 minuti deve concentrare le emozioni che spingono da dentro come il cuore di un vulcano. L'esecutore affascinato da quel brano, può esplorare soluzioni per far "divampare" il fuoco da quella scintilla che l'ascolto del brano ha acceso. E' sicuramente una posizione di vantaggio.
Ovvio che tutti gli arrangiamenti e/o reinterpretazioni non sono belle, anzi spesso sono autentici insulti (su questo pesa il nostro approccio culturale) . Mi ricordo la prima volta che sentii la versione punk di "What a wonderful world", pur non essendo appassionato del genere mi fece impazzire per l'energia e la "modernità" che ben calzava nella contemporanea cultura urbana.
Ciao, RicoBlues.
"the Blues is an one-way ticket for the soul."..... [ANF] .....
www.rico54.com / / / myspace.com/ricoblues54
interpretazione
Ottimo interrogativo. Alan Lomax dice che nella tradizione orale nera, ogni esecuzione è originale, una ri-creazione fresca e intenzionalmente diversa, un nuovo arrangiamento. Ben diversa la tradizone della musica classica dove si afferma che una interpretazione diversa da quella data dall'autore è un insulto alla sua grandezza (purtroppo non mi rocordo più dove l'ho letto e non posso citarvi la fonte).
Invece è molto bello e interessante paragonare le varie interpretazioni dello stesso pezzo. Ad esempio fra le esecuzioni di Love in Vain di Robert Johnson mi fa impazzire per il feeling quella di Keb' Mo', mentre quella dei Rolling Stones mi stupisce per come siano riusciti a cambiarla senza farle perdere un grammo di fascino, anzi! Senzazioni che l'originale non mi danno. Da qui si può anche avere un'idea della levatura musicale degli interpreti.
Composizione Vs Interpretazione
Vero che grandi compositori non sempre sono grandi interpretatori della loro stessa musica ma chi interpreta prende spunto, chi compone inventa;)
Musicalmente poi l'importanza è la medesima ma artisticamente non c'è' storia, almeno per quanto mi riguarda!
Saluti.
Viva gli interpreti!
Avendo entrambi i vizi, creare e interpretare, mi sono spesso trovata di fronte questa domanda. In passato credevo che il creare fosse il top per un musicista. Poi sono cresciuta e, siccome penso alla musica 24/7 con tendenze masochiste, mi sono scavata dentro in cerca di risposte più o meno ganze. Una delle cose che ho ritenuto sempre importanti è, appunto, l'interpretazione a prescindere dal proprieterio della canzone. Quando sul palco riproduco una mia canzone non basta il fatto che l'abbia scritta io per renderla al meglio ma ogni volta la devo interpretare. Creare è un atto abbastanza semplice e naturale, spinti da un'emozione, un momento particolare, istinto e coinvolgimento, note e parole si fondono assieme in un gesto fluido e si fissano. Ma già dopo un giorno cosa resta di quel momento nel cuore? Quindi ogni volta devo fare un piccolo sforzo per rispolverare quel momento e restituirlo agli ascoltatori. Allo stesso modo, quando interpreto un brano non mio, cerco l'emozione prima ancora della fedele riproduzione. A mio avviso il mondo è pieno di autori che non sanno interpretare nemmeno le loro musiche e di interpreti che, pur non avendo scritto una nota, hanno quella sublime capacità di saper trasmettere. Il fatto che oggi si abbiano supporti fonografici che ci permettono di immortalare le performances non deve distruggere il mestiere antico e meraviglioso di chi ha la grande dote di raccontare, interpretare ed adattare al momento parole e note dette e suonate da altri, in altri tempi e con intenti diversi. Io credo che la musica debba conservare la proprietà di venire modificata nel tempo, come proprietà comune, per crescere, migliorare e restare "viva".
Re:Viva gli interpreti!
Condivido assolutamente quanto hai scritto in merito alla importanza dell'iterpretazione, ma non sono daccordo quando dici che creare e' un atto semplice e naturale, mentre la riproduzione di quanto e' stato scritto e' piu' complessa. Certo esistono differenze nei generi, ma non ritengo affatto che la composizione, quella seria e professionale, possa essere considerata cosa semplice. Il discorso e' partito da un'osservazione su Chopin, e certo comporre anche solo una trentina di misure come faceva Chopin, per il solo pianoforte magari, beh, e' tutto tranne che semplice. Che poi diventi piu' facile con anni di esperienza, va bene, ma parliamo di anni di studio delle regole dell'armonia musicale, il che non e' certo roba da poco. Poi certo, nel pop capita anche che persone senza conoscenze teoriche riescano ad imbracciare una chitarra, fare due accordi semplici, fischiettare una melodia, e nasce una buona canzone... ma paragonare questa categoria a persone che hanno anche una profonda conoscenza della musica e' poco corretto a mio avviso.
L'interpretazione, come la composizione, diventa piu' facile con l'esperienza, e quindi col tempo e' piu' immediata la capacita' con cui un musicista riesce ad esprimere cio' che vuole sul palco, grazie ad una maggiore conoscenza sia dello strumento che di se' stesso. Comunque alla fine, se non ci fosse stata la scintilla compositiva all'inizio di tutto, che sia pre-composta o una improvvisazione, anche l'interpretazione non avrebbe materiale su cui lavorare.
Sempre a mia insaputa.
Ale
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