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Esterofilia & griffe

Bene amici ci siamo un po' intorpiditi e allora mi viene in mente un'altra cosa di cui mi piacerebbe discutere con voi e che diverse volte è affiorata nei nostri due precedenti thread "esterofilia & griffe". Tutto è partito con il commento postato da Alberto e posso dire sia stato uno dei più bei complimenti ricevuti nella mia vita musicale,perchè non ho mai avuto il piacere di conoscere Carlos Juan,non ho mai sponsorizzato un suo commento su di me e nessun altro lo ha fatto e lui senza condizionamenti di nessun genere su un nr di Chitarre ha scritto delle cose veramente bellissime riguardanti un' economica imitazione di una L5 (all'epoca 600 mila lire al pubblico) dicendo che forti personalità come Gigi Cifarelli (aho nun ta tirà!!!....riporto ciò che lui ha scritto)riescono a fare delle buone esibizioni con una chitarra economica cavandone un suono paragonabile a una Wes Montgomery vintage da 20 mila dollari (!) quindi aggiungeva altre cose che magari vedrò di farvi leggere pubblicando l'articolo in toto.

Ho sempre amato suonare strumenti ai quali dare io un suono perchè son convinto che questo venga dal nostro cuore e dalle nostre mani invece ci si abitua a seguire ciò che ha un "nome" e soprattutto cio' che è straniero, ci si dispone quindi spesso a pagare molto per cose blasonate e ci si lamenta(!) a volte di dover pagare (poco) per cose di grande valore perchè non si ha la capacità di capirlo o semplicemente perchè non si vuol essere meno di chi ha quella "griffe" sull'oggetto del desiderio, faccio un esempio:

...Ieri mi ha scritto un allievo dicendomi di essere stato in un locale attualmente in auge a sentire un blasonato (giustamente e inequivocabilmente lo stimo immensamente anch'io) chitarrista e di esserne uscito delusissimo(atmosfera gelida concerto brevissimo vedi "coito interruptus") e letteralmente "pelato" e aggiungendo: "mi sono reso conto oggi di quanto tu sia pazzo per il fatto di restartene in Italia dove troppa poca gente sa dare valore a ciò che fai e sei musicalmente e di quanto molti, abituati a vederti suonare sempre come se fosse la cosa più normale del mondo, non si rendano conto dello spessore delle cose che fai ,e di questo ho avuto riprova ieri sera.Ragazzi l'ho già detto nel primo thread:" io riporto cose dette e scritte e ho fatto un giuramento di sincerità quindi non prendete mai le cose per "sbruffonate" perchè vi assicuro faccio fatica anche a scriverle, perchè mi sembra di fare il "Bauscia" (in milanese Spaccone o sinonimo di Interista...)

Bene: "Si spendono fior di quattrini per far venire musicisti d'oltre oceano a fare cose banalissime su dischi di questo o quell'altro cantante,quando in Italia c'è gente che le stesse cose potrebbe farle meglio costando un decimo"....e però ragazzi volete mettere!! Abbiamo fatto la partita "scapoli ammogliati" ma abbiamo fatto venire Maradona e Van Basten a fare i raccattapalle.....

Risultato: Musicisti Italiani senza lavoro, ma soprattutto senza il giusto riconoscimento con conseguenti frustrazioni e scoraggiamento"

Oppure per quanto riguarda gli Italiani, situazioni mafiosissime all'interno di Festivals ambienti di lavoro produzioni etc dove vedrete sempre gli stessi nomi spinti e aiutati da chi? non lo saprete mai,ma sempre gli stessi e non solo nella musica,se sei figlio di questo o quell'altro artista tuo padre avra' già pensato a metterti in mano alle persone giuste (....inchia bbbravo!!!!)e se ci sarà qualcuno meglio si troverà il modo di metterlo in cattiva luce dicendo che è antipatico che non ha immagine che non buca lo schermo o che altro e via!!!

Finanziamenti per la cultura di cifre che finiscono sempre in mano alle stesse persone che poi chiamano questo o quell'altro sapendo che poi loro chiameranno lui e alè "volemose bbene"

Risultato: Festivals con gli stessi nomi ....SEMPRE!!! che sia rock blues jazz soul pop o che altro non importa, ma sempre gli stessi.Addirittura si è potuto veder in un festival jazz il sig.Paolo Rossi (il comico) con non so chi altro a far cosa????? Mistificazioni: da quando hanno capito che avere dei personaggi che "tirano" anche se non c'entrano nulla li si fa diventare addirittura jazzisti così a Umbria Jazz nato sotto auspici ben diversi troveremo artisti come Santana(che amo),ma che non ha nulla a che vedere col jazz????come innumerevoli altri artisti passati da lì negli ultimi anni.

Al contrario se un Italiano fa qualcosa appena fuori "stile" lo si etichetta subito con un bel "Puah!!!suonerà anche bene, ma non è jazz!!!......" Naturalmente poi il rapporto musicisti Italiani invitati nelle grandi manifestazioni(che comunque sono sempre gli stessi) e stranieri è ridicolo.

Lo stesso si fa acquistando una chitarra come qualsiasi altra cosa non si è capaci da soli e con la propria testa di giudicare uno strumento e quando io faccio dischi con chitarre da quattro soldi, vai a dirlo a chi ti chiede: "....che suono!!!! ma che chitarra hai usato??" che hai usato una Mimmo Moffa (bravissimo liutaio Palermitano)......non puo' essere non ci credo!!!!

In effetti tutte queste cose ci riallacciano un po' al discorso fatto con la "capacità di discernere" ma ora il mio discorso vuole essere un po' più legato al fatto che noi TUTTI siamo gli artefici di tutto e che rifiutando o accettando certe cose facciamo andare più o meno avanti certi meccanismi.

Bisognerebbe cercare di dare importanza e valore alle cose che ce l'hanno indipendentemente dalla marca e dal fatto che le stiano o le abbiano usate dei personaggi che amiamo? O vogliamo continuare a cambiare telefonino ogni tre mesi anche se ci dà lo stesso identico servizio di quello di due anni fa, semplicemente perchè senza accorgercene ce lo hanno imposto con pubblicità etc etc Mi prendevano in giro perchè usavo un Motorola 8700 dicendomi "Che hai?la cabina telefonica?"...bene ora son tutti in giro con questi telefoni giganti che fanno agenda foto etc .....però avere questi adesso fa "figo" !!!

46 commenti

Tuutti uguali?

Non siamo tutti uguali. Io mi trovo accanto al Cifa, in quel che ha detto, ma forse dipende un po' dal percorso che si compie nella vita.
Ognuno si costruisce, giustamente, e spero che alla fine non saremo tutti uguali...

Re:Tuutti uguali?

Il problema è che lo stiamo diventando Smilzo. Stiamo diventando tutti fottutamente uguali. Abiamo forse perso la capacità di discernere? Mi auguro di essere enormemente in errore ;-)

Andrea dei Blazz

Re:Tuutti uguali?

SRV è una moda per molti, uno stile per altri, una scelta per alcuni. Il significato di "tutti uguali" dato da te mi pare in senso "negativo & esteriore".

Ovvero: anche se tutti un giorno ascoltassero SRV, nessuno lo percepirebbe allo stesso modo. E la penso alla stessa maniera per ogni buona musica.

Siamo ancora lontani dallla "standardizzazione interiore". Spero! ;)

Re:Tuutti uguali?

Non credo che siamo tutti uguali, vi passo una storiella "da dentro". L'altro giorno Larry Carlton appena arrivato a Milano per suonare al B.N. ha fatto il diavolo a quattro per rintracciare Gigi, invitarlo al concerto e passarci una serata insieme. Quando si sono incontrati, il buon Larry, dopo sei anni, è stato cordialissimo e gentilissimo e si è stupito di come Gigi non sia stato ancora invitato a suonare al B.N.

La risposta mi pare ovvia: per carlton è strano che contino più le amicize e i santi in paradiso che il talento, per noi è la norma. E comunque quelli come Larry sono "meno uguali" di tanti personaggi italiani che si buttano su qualunque cosa, anche mediocre, purché esotica.

Re:Tuutti uguali?

Che dici Alberto, lanciamo noi da Accordo una petizione al B.N. per avere una settimana il grande Cifa ?
Io ci sto.

Re:Tuutti uguali?

mica male come idea... si potrebbero raccogliere le firme, che so, fare una serata Accordiana. Ci pensiamo dopo SHG, OK?

Re:Tuutti uguali?

Io sottoscrivo subito! :-)

Anzi...fare un concerto "Gigi and Friends" con tutti i grandi del jazz insieme?

__________________
http://www.myspace.com/ddguitar

il consumismo

la nostra società è caratterizzata da un fattore cui la stragrande maggioranza delle persone che la compongono agisce e pensa ogni giorno: il consumismo.
La musica viene "usata" come qualsiasi altro prodotto di consumo che non sia strettamente primario.
E' un riempitivo, un tappa buchi o un piacevole rumore di sottofondo alle faccende quotidiane.
Nulla di più.
Ecco quindi, secondo me è inutile fasciarsi la testa pensando al "ma se facessimo tutti più attenzione alla qualità" o "se ci fosse più cultura musicale" (vedi discussione precedente del cifa).
Tutto ciò non interessa alla gente.

Al vasto pubblico non interessa il musicista, interessa il prodotto. Dev'essere buono, "user-friendly", e spesso non importa che duri nel tempo.
Usa e getta.
Di musicisti validi ce ne sono a badilate, e questo particolare dal mio punto di vista non è affatto sfuggito a chi i dischi li produce.

Senza cattiveria, ben inteso!
Mi spiace per Noi, che siamo appassionati di musica e vediamo a volte delle scene raccapriccianti di Starlette in succinti abiti come carroarmati passare sopra alla nostra fatica e alla stessa dignità di artista.
Il mondo va così, non ci si può fare nulla.

Re:il consumismo

Il mondo va così, non ci si può fare nulla.


Il mondo lo facciamo noi. Demandare ad altri responsabilità nostre è un gioco che finirà.

Fare finta che consumismo ed esterofilia non esistano è sbagliato. Discernere tra "reale" e "finto" è invece un processo che può essere fatto da ogni persona, e comunicato ad altri.

In fin dei conti il consumismo "ragionato" e non "indiscriminato" è una cosa di cui tutti potrebbero giovare. E' come demonizzare la Repubblica per il malcostume dei governanti... :)

Re:il consumismo

Hai delineato in modo lucido un quadro forse un po’ fosco, ma davvero reale.
E’ una situazione che si trascina da molto tempo in cui il mercato (nel senso più deteriore) è protagonista ed i musicisti si fanno letteralmente usare sia come fruitori di strumenti, che come esecutori di musica. Chi non ha provato lo strisciante senso di insoddisfazione per la propria attrezzatura, magari già appena usciti dal negozio. Dal canto mio la mia fida G&L accordata per quinte mi accompagna imperterrita da vent’anni, così unica e così “mia”. Il mio suono cerco di costruirlo “dentro”, prima ancora che imbracciare il mio strumento ed infilare il jack. Non sono un jazzista, ma i miei esperimenti nel campo della poliritmia faccio davvero molto fatica a piazzarli, almeno in una piccola realtà di provincia come la mia città. Così come è difficile trovare compagni di viaggio, musicisti disposti a seguirti in territori musicali poco rassicuranti e poco “etichettabili”.

il confine è molto sottile

Chi non ha provato lo strisciante senso di insoddisfazione per la propria attrezzatura, magari già appena usciti dal negozio.

esatto. il Consumismo è talmente radicato nella nostra cultura che spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Re:il consumismo

le cose diventano complicate...inserisco una citazione

“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
...Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”

  Pier Paolo Pasolini 30 anni fa circa

Re:il consumismo

Il mondo lo facciamo noi. Demandare ad altri responsabilità nostre è un gioco che finirà.

errato ;-) il mondo lo fa la maggioranza.
"Noi" inteso come appassionati di musica perchè la suoniamo, ancor prima di ascoltarla, siamo una netta minoranza sul totale dei fruitori del prodotto commerciale denomunato "musica".

Discernere tra "reale" e "finto" è invece un processo che può essere fatto da ogni persona, e comunicato ad altri.
errato ;-) In musica ciò che comanda non è la cultura ma il gusto. Conoscere la teoria musicale ed essere capaci di suonare chitarra basso e batteria non significa automaticamente skifare prodotti come Michael Jackson, Madonna, etc...

In fin dei conti il consumismo "ragionato" e non "indiscriminato" è una cosa di cui tutti potrebbero giovare.
Il consumismo ragionato prenderà piede solo e soltando nel momento in cui alla gente costerà qualcosa agire in modo diverso.
Il consumismo ragionato dei beni alimentari si è verificato solo di fronte ad un massiccio aumento dei prezzi o in casi di malattie.
Prima di tutto ciò nessuno andava dal macellaio e pretendeva l'origine della carne, l'origine dei mangimi, o la prova della cultura biologica, eppure, col senno di poi, si può tranquillamente affermare che c'e n'era bisogno!

Questo per dire che, per quanto riguarda un bene assolutamente accessorio come la musica viene considerata dalla maggioranza delle persone che la fruiscono, non verrà mai e poi mai attuato un "consumismo ragionato".

Re:il consumismo

Nel lontano 1957, uno sconosciuto giornalista americano scrisse un libro destinato a diventare una pietra miliare nella storia della pubblicità. Il titolo è “I persuasori occulti”, e Vance Packard ancora oggi è citato per quanto scrisse.
Per la prima volta veniva detto “all’uomo della strada” che la pubblicità non veniva utilizzata per informare dell’esistenza di un prodotto, ma per invogliare al suo acquisto. Se oggi questo vi pare banale, vi assicuro che 46 anni fa non lo era affatto. Si attirò ire e odii da parte di tutto l’establishment commerciale americano. Ma non si fermò a quell’affermazione, disse che le aziende interessate usavano da molti anni metodi scientifici per portare l’acquirente dalla loro parte.
Per vendere arance si reclamizzava la “vitalità”, non si vendevano saponette ma “bellezza”, non auto ma il “prestigio” che ne deriva dal possederle. Questi concetti non sono affatto datati, vengono tuttora utilizzati per propinarci i prodotti da acquistare (incluso le nostre amate chitarre).
Scopo di tale persuasione (occulta?) è quello di ingenerare un conformismo grazie al quale l’individuo si sente “unico” ma allo stesso tempo sicuro perché omologato e cioè in regola con le aspettative sociali, che altro non sono se non il giudizio degli altri. C’è di più: questa persuasione ha come scopo quello di far sentire isolato e colpevole chi tenta di resistervi. Un processo sociale sottile e odioso che è ben riuscito e vale per i devianti, i malati, gli omosessuali, e comunque per quelle categorie sociali che il nostro perbenismo tende a rimuovere.
Non credo che il problema sia nel domandarci se è colpa o no del consumismo; il problema è come fare per attuare una sorta di anticonformismo oserei dire “ideologico”. Nulla a che vedere con G8 o No Global. Parlo di un anticonformismo sociale, economico, intellettuale, culturale. Quello che mi fa discernere ciò che mi sta bene da ciò che ne è in contrasto indipendentemente da sponsor o altro del genere. Ma questo anticonformismo ha un costo, come tutte le cose importanti. E probabilmente artisti e musicisti che hanno sposato questa filosofia stanno pagando un prezzo un po’ troppo elevato. Amen.

Re:il consumismo

Se tra le moderazioni avessi "il post più condivisibile girato su Accordo fino a oggi" lo assegnerei al tuo commento. Sarà che è da una vita che ci cozzo, la Pistolesi invece della Fender Custom Shop, la bici invece della Golf, qualche po' di bioloigico con attenzione a chi lo fa, il teatro invece della TV, ...

A parlare con le persone sembra sempre che sono tutti così, "ma certo", "ma ci mancherebbe", "ma neanche noi". Poi la maggior parte li ritorovo lì a rimirare la Fender Card, a lucidare il Motorola, a sbranare il BigMac, a sostenere che l'auto è libertà, che la guerra è giusta, a lavorare per pagare la rata del modello nuovo.

E' vero, hai ragione, tutto ha un prezzo che per tutti sembra sempre troppo alto. Poi per fortuna incontri Cifarelli, Pistolesi e varie altre mosche bianche e torna un po' di speranza. Ma la strada verso l'anticonformismo vero (possiamo chiamarlo col suo nome? "libertà") è ancora molto lunga.

Re:il consumismo

Ciao Alberto,
se mi permetti un'aggiunta al tuo post dico :
tutto bene, purchè la lotta al consumismo non diventi anticonformismo ideologico ma diventi semplicemente (ma forse più difficilmente) libertà di scelta. Non so se è giusta la definizione di "anticonformismo ideologico" ma intendo dire che se per me va bene tutto quello che non è in un certo modo, automaticamente creo una nuova categoria per cui anche "dall'altra parte della sponda" poi si finisce per emettere le due giudizi : o sei " dentro" o sei "fuori". Per me è altrettanto sbagliato.

Parlerei piuttosto di "scelta consapevole"

In alcuni casi, mi potrei preferire l'auto alla bici o il Big Mac alle lasagne (occhio : non sto dicendo che sono migliori...) o la mia Gherson del '75 ad una Gibson Les Paul del '59
Perchè preferisco la Gherson?
Semplice :
1) non ho mai sentito dal vivo una LP del '59
2) tantomeno provata
3) non sarei tecnicamente all'altezza per apprezzarne le qualità
4) affettivamente sono legato alla Gherson perchè ce l'ho da quasi 30 anni

Ma se poi mi presento davanti ad una vetrina con una Black Beauty in bella mostra (e il giorno prima ho vinto al superenalotto.. ma è un altro discorso :-) e mi dimentico dei quattro punti sopra esposti, sono un perfetto consumista... per una chitarra da 10.000 Euro o per le patatine del Big Mac, non fa differenza.

La capacità di far lavorare il cervello a volte "on line", a volte "off line" è quella che, per me, fa la differenza, spesso si tende a rimanere solo da una delle due parti (non importa quale).

Re:il consumismo

"scelta consapevole" è il termine più esatto, ma è anche complicato. Concordo che il "consumatore consapevole" può anche decidere di scegliere il BigMac (dò per scontato che ogni consumatore consapevole sappia chiaramente quanto danno fa ogni volta che entra da McDonald's) e guardare DomenicaIn, ma questa decisione deve passare necessariamente attraverso una profonda riflessione (prezzo della consapevolezza).

Comunque, secondo me la Gherson è tutt'altro che conformista. La mia immagine di conformismo - a ben pensare - non è legata a uno strumento, ma all'approccio nei confronti di scelta e acquisto. Ci ho pensato e ho deciso qual è per me il vero simbolo di conformismo: la "Fender card", quel pezzetto di plastica che fondamentalmente certifica che

1 - il distributore si è limitato a spostare la scatola da lì a qui
2 - il distributore ci ha messo un sostanzioso ricarico (deve pur campare no?)
3 - il distributore non ti darà alcun servizio reale (non ha una struttura di assistenza, ti dirotta su negozi convenzionati) a fronte di quel ricarico
4 - avrai una forte svalutazione del bene quando lo venderai come usato, perché il ricarico del distributore non può essere ricuperato
5 - il negoziante che te l'ha venduto ci ha guadagnato un'inezia e non è soddisfatto

Ecco, quegli annunci "vendo Tele completa di cavi e Fender card" sono il segnale del conformismo più desolante. Per uscirne forse dovremmo partire da qui, dal famigerato pezzetto di plastica.

Re:il consumismo

Le Fender Card non le fanno più neanche in plastica, ma in infimo cartoncino.
Viva i distributori!!.

Rhythm end Bass

Re:il consumismo

"Le Fender Card non le fanno più neanche in plastica, ma in infimo cartoncino. "

Vabbè, le useremo come Igenic Card.

Re:il consumismo

Ciao Alberto,
Concordo al 99% e ricarico : (la mia Gherson non è una scelta consumistica di certo, al limite "minimalista", nel senso che nel '75 meno di cosi non si poteva spendere ma più di così non potevo spendere io.. :-) Io più che il pezzettino di plastica abolirei i marchi sulle palette. Che la gente decida quale chitarra comprare e quanto merita spendere giudicando solo per quel suono che riesce a tirarci fuori.
Ma non credo si possa fare...

1% residuo è per una considerazione a lato (visto che l'hai buttata là): se entro da Mc. Donald, il mio problema è far mangiare i due figli in 20 minuti spendendo poco. Se mi pongo il problema del danno che faccio, allora me lo devo porre anche quando:
1) accendo un IBM marca USA, assemblato in Indocina
2) mi metto un paio di Nike
3) faccio benzina alla Shell
4) mi metto un maglione della Benetton
5) ascolto un CD...
n) ma non ultimo : compro una Epiphone costruita con le manine cinesi che sgobbano per gli shareholders della Major che si chiama Gibson e sta dall'altra parte dell'oceano.

Ciao,
Paolo

Re:il consumismo

Assolutamente sì. Dopo lunga riflessione su boicottaggio e consumo consapevole sono arrivato alla conclusione che il secondo vince :-)

In altre parole: tutto non si può fare, ma è chiaro che si può fare molto: io (ex runner) non acquisto Nike, ci sono scarpe parecchio migliori con storie produttive e markettare meno sconvolgenti; cerco di acquistare strumenti usati (col doppio obiettivo di non dare soldi agli schiavisti e pure ai molti distributori cazzari italiani); mangio al Panino Giusto o in tanti bar che fanno un panino non cyborg; limito al massimo l'uso dell'auto (niente in città salvo emergenze per la mamma anziana per esempio); ecc ecc

E' chiaro che c'è un forte prezzo da pagare in termini di comodità. Ogni scelta consapevole è faticosa, mentre la via verso il "lato oscuro" è sempre più comoda e confortevole. Ma certo guardarsi allo specchio alla mattina e dirsi io vivo, non mi "faccio vivere" da qualche stratega del marketing è una ricompensa più che sufficiente. Come lo è sorpassare la fila di auto in coda e impiegare 20 minuti per casa-ufficio anziché 50 in più divertendosi; o suonare una bella Les Paul e pensare che i tizi della Mogar (un nome a caso, ma potre citare la quasi totalità degli altri, sostanzialmente sono tutti uguali) non hanno intascato uno solo dei miei euro.

Quello che infine conta è - come diceva il mai troppo rimpianto Mastro De André - "continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?"

Re:il consumismo

Grazie Alberto.

"Poi per fortuna incontri Cifarelli, Pistolesi e varie altre mosche bianche e torna un po' di speranza."

Confermo e sottoscrivo...almeno per il primo nome che hai citato.

"Ma la strada verso l'anticonformismo vero (possiamo chiamarlo col suo nome? "libertà") è ancora molto lunga"

Libertà...credo sia una delle parole più complesse di tutto il nostro vocabolario. Però intuisco quello che intendi e sono d'accordo con te.

Re:il consumismo

Non importa se la strada è lunga; abbiamo buone scarpe, buone gambe e qualcuno ha anche una bella bici senza freni. W GiGi, W Pistolesi e W Accordo.

Andrea dei Blazz

Re:il consumismo

Devo ammettere che ci sono tantissimi spunti di riflessione in questo "topic" tanto da essermi trovata a farmi più di una domanda rigurdo al consumismo. E mi sono detta, ma il vero problema è il consumismo in sè o quel modo di pensare che si insunua nella mente delle persone secondo cui "io sono ciò che appaio e di conseguneza ciò che posso mostrare di avere" da cui segue il consumismo?o viceversa?
Di per sè, a pensarci bene, comunque non sarebbe neppure così terribile, a mio avviso, la cosa, se comunque dietro l'ostentazione di un oggetto piuttosto che un altro ci fosse una scelta consapevole, un tentativo di espressione del proprio pensiero, del proprio gusto personale. Invece oltre a lasciarsi prendere da questo meccanismo perverso di mostrare la "roba" c'è una incredibile mancanza di capacità critica, cioè ci si accontenta di prendere il primo prodotto che si vede in una pubblicità, l'importante è che abbia la marca bene in vista !! Ho provato a chiedere ad amici perchè prendevano un paio di scarpe piuttosto che altre e la risposta è stata, generalmente, "vanno di moda" !! ma ti piacciono? "non tanto" !! Sono comode almeno? "no, però le hanno tutti e fa figo" !!
Che tristezza...

Ciao.

Elena

Re:il consumismo

Si consuma perché si è indotti a farlo. L'auto è l'esempio principe, un privilegio esteso a tutti non è più un privilegio, ma gli strumenti di persuasione lavorano nel profondo per farcelo percepire come tale. Quanti - pur quotidianamente imprigionati in coda, assillati dalle scadenze del leasing, frustrati dal cognato con 55 hp in più - ancora affermano che "l'auto è libertà"? Idem per la "Relic": cos'è, se non una mistificazione della realtà, una spinta occulta a diventare complici di chi la costruisce, per "truffare" la buona fede di chi la vede e pensa che sia "quella chitarra là del 1956"?

Secondo me non è il caso di essere tristi, magari spaventati, ma non è impossibile sganciarsi dal meccanismo, diventare Neo, staccare il cavo che ci hanno ficcato nel cervelletto e darsi da fare contro i tanti Mr. Smith che creano un mondo virtuale per succhiare le nostre risorse reali. Non è facile, ma per ognuno che ci prova qualcuno altro si stacca il cavo e comincia a provarci a sua volta.

Il fine ed il mezzo

Credo che a volte si dimentichi quale e' il fine ed esso diventa il mezzo stesso. Credo che l'importante sia suonare bene, con il cuore, non tanto avere una bella chitarra, magari di una certa marca. Certo aiuta, ma lo strumento ( e la sua marca) non deve essere il fine del musicista. Cosi' come a volte si cerca l'impianto perfetto, e per contro si ascolta poca musica. Allora il fine diventa l'impianto, non la musica e la cultura musicale. Stessa cosa per locali e musicisti, il fine comune ( e con comune non indico tutti, ovvimente) e' andare in un locale, non e' detto che per tutti il locale sia il "mezzo" dove ascoltare musicisti validi e bravi.

 
Enrico

Re:il consumismo

"Il mondo va così, non ci si può fare nulla"

E allora che stiamo qui a discutere? E' vero che sembra un vicolo cieco ma se ci si rassegna allora diventa inutile parlarne e diventa un semplice sfogo senza sbocchi. L'informazione (e disinformazione) è la base del consumismo, a nessuno piace essere influenzato, però siti d'informazione come questo servono proprio a fare capire il reale valore degli oggetti che desideriamo. Pertanto è la stessa informazione che può combattere questa situazione. Il mondo adesso va così, ma non è micca detto che ci debba andare per sempre.

Re:il consumismo

E allora che stiamo qui a discutere? E' vero che sembra un vicolo cieco ma se ci si rassegna allora diventa inutile parlarne e diventa un semplice sfogo senza sbocchi.
esatto.

Giusta osservazione quella di fare informazione in merito all'ambito in cui ci si muove.
Ma comunque si fa informazione solo tra gente che è già interessata all'argomento.

Ma qui mi sembra che si stia parlando di oltrepassare certi confini, e richiedere un coinvolgimento musicale a persone cui non frega assolutamente nulla.

In soldoni: a mio padre, mia madre, mio fratello, non frega niente se il musicista è bravo o meno, se è un prodotto creato "ad arte" o meno, se merita di stare nel posto in cui sta, se la musica è "armonicamente" corretta o no.
L'unico metro di giudizio è il gusto; e anche se io, tu o qualsiasi professore di musica andassero a spiegargli che quella musica non va bene per i motivi x,y,z ,per loro non cambierebbe assolutamente nulla;
non puoi andare a dirgli che hanno gusti di merda!
( hehehehe )

Re:il consumismo

Affermi:

"L'unico metro di giudizio è il gusto"

Per me non è vero. Il metro di giudizio è la moda, che guida e comanda i nostri gusti in un caleidoscopio sempre cangiante ;)

Se tuo fratello ascolta la tarantella delle patatine e gli piace, posso dire "per me ha gusti di merda, meglio i Led". Invece, io penso non la ascolti perchè gli piace ma perchè la sente di continuo, ed altri la ascoltano, ed è di moda, e per paura di rimanere escluso (da cosa, poi, in effetti, non si sa) se la fa piacere.

Anch'io pensavo che non si può cambiare la maggioranza. Oggi, grazie a varie persone, esperienze, situazioni in cui ho provato ad agire "controcorrente" ho visto che, nel nostro piccolo, possiamo cambiare qualcosa. Siamo gli artefici del nostro destino.

Tu diventa un grande della chitarra. Vedrai che tuo fratello diventerà il primo grande fan della Buona Musica :)

Re:il consumismo

Per me non è vero. Il metro di giudizio è la moda, che guida e comanda i nostri gusti in un caleidoscopio sempre cangiante ;)

Invece, io penso non la ascolti perchè gli piace ma perchè la sente di continuo, ed altri la ascoltano, ed è di moda, e per paura di rimanere escluso (da cosa, poi, in effetti, non si sa) se la fa piacere.

concordo fino ad un certo punto.
Nel senso che, se uno non sa dove sbattere la testa è chiaro che cerca dei punti di riferimento nella massa (leggi: segue la moda) per non subire lo stress da alienazione.
Ma non penso che, in generale il pubblico sia così "pecorone" de bersi qualsiasi cosa.

Il fatto è che a questo punto si insinuano, come diceva giustamente Aleph, coloro che ti vendono il prodotto.
Lo costruiscono appositamente sul tuo gusto, per funzionare in un determinato mercato.
Le case discografiche investono milioni di dollari su prodotti che possono "funzionare" (vedi linking park ad esempio... il loro primo video costa di più di qualsiasi video mai fatto in italia (forse Vasco Rossi a parte)).

Anch'io pensavo che non si può cambiare la maggioranza. Oggi, grazie a varie persone, esperienze, situazioni in cui ho provato ad agire "controcorrente" ho visto che, nel nostro piccolo, possiamo cambiare qualcosa. Siamo gli artefici del nostro destino.

Mi trovo spesso nella situazione di essere contro certi meccanismi consumistici della società, e discuterne animatamente con le persone.
Ma mi scontro sempre contro 2 cose:

1) le passioni umane; se uno ha la passione per le auto nn puoi andare a dirgli che è meglio la bici del golf; non esiste. Come non esiste di venire qui a dire alla gente che non esiste pagare 20.000 € per una chitarra vintage.

2) la massimizzazione del proprio tornaconto: i principi etici e valori morali vengono scavalcati a piè pari, nel momento in ciò non incontra le nostre velleità.

Tu diventa un grande della chitarra. Vedrai che tuo fratello diventerà il primo grande fan della Buona Musica :)
ti ringrazio con sincerità per l'augurio, ma ti dico tranquillamente che mio fratello non è così pecorone. Le cose che suono a lui non piacciono, per quanto io le suoni bene.
O mi metto a suonare cose che so che a lui possono piacere (vedi discorso di Aleph) oppure per quanto io sia un mostro del basso e faccia concerti in giro, a lui la mia psichedelia anni 70 non piacerà mai (psichedelia per fare un esempio)

Re:il consumismo

Mi piace la tua mail, ma ti passo la mia sui due punti di pessimismo, giusto per stemperarlo un po':

1 - gli piace la macchina? OK, aspetta che sia in coda su viale Liguria (se sei di Milano) e poi passagli accanto sorridendo con la bici. Scherzi a parte, si può fare molto su questo. Basta riflettere e ci si accorge di quanto l'auto possa essere tutto tranne che un simbolo di libertà.

2 - questo è verissimo: purtroppo viviamo in un mondo in cui i valori sono tracollati nelle gerarchie delle persone. Però anche su questo si può fare molto, l'esempio di coerenza fa effetto, seduce, sconvolge e induce la riflessione. Un po' come il nostro amico Gigi qua, uno che se lo conosci capisci che con qualche compromesso in più avrebbe potuto essere una star di DomenicaIn. E invece è nel mio ufficetto a chattare con noi, perché di compromessi con la coscienza non ne ha fatti.

Re:il consumismo

in sostanza parli di ritorcere il processo consumistico contro loro stessi...

Hai la macchina? ti faccio venire la voglia della bici.
Sei un ipocrita? ti faccio venire i sensi di colpa dimostrandoti che si può vivere senza.

;-)

non lo so non lo so... può funzionare in alcuni casi.

(p.s.: in bici a Milano senza maschera antigas ? vuoi morire giovane ? :-D )

Re:il consumismo

E' dimostrato scientificamente che in bici a Milano si respira molto meno gas che in auto, dove viene prodotto un effetto accumulo non detto, ma micidiale. E comunque non andare in bici sigifica non andare manco a piedi.

Il traffico ciclistico milanese è aumentato del 20% tra 2001 e 2002, speriamo che continui ad aumentare. Certo la soluzione non arriva se tutti aspettano che venga pulita l'aria e intanto usano l'auto, ti pare?

Italiano è bello

Premetto che per me i marchi come Gibson e Fender hanno un fascino che è ineguagliabile e che alune chitarre, magari fatte centomila volte meglio e che suonano da paura, senza quel loghetto lì sulla paletta risultano esteticamente insignificanti. E' anche vero che uno strumento (lo dice anche la stessa parola "strumento") ha il fine primario di dover suonare e soprattutto di essere il tramite perfetto, affidabile, tra il chitarrista e la musica che produce. Salvo alcune rare eccezioni e occasioni personalmente negli ultimi due anni "lotto" a favore del made in italy e ho acquistato parecchie chitarre di liuteria italiana e un ampli spettacolare costruito in Sicilia. In terra nostrana abbiamo degli splendidi artigiani che a parità di prezzo con modelli di marche prestigiose, creano dei veri "strumenti" di livello superiore. E' verissimo che esistono alcune copie di chitarre blasonate che suonano come gli originali, magari dopo qualche modifichina qua e là ;-), ma spesso non durano nel tempo come gli originali. Credo inoltre che incontrare la "chitarra gemella" (quella con cui dividere tutta la vita) sia 'na roba veramente rara, e che vada al di là di una scelta tra marchi e modelli. Tra tutte quelle che ho avuto, una sola ha resistito per 20 anni, ed è una Yamaha SG che se dovessi vendere adesso non prenderei più di 300 euri, ma è talmente mia che alcuni a volte dicono che mi assomiglia, forse per le corna ;-))

Purtroppo c'è anche da dire che i marchi italiani hanno poco mercato e che quando si acquista uno strumento si pensa già a quanto si svaluta col passare degli anni e pertanto ci si orienta sempre verso modelli e marchi che garantiscono una certa stabilità dei prezzi se non addirittura una fonte di investimento. I produttori nostrani per uscire dall'ombra dovrebbero avere endorsers stranieri (che sono quelli che "fanno fiCo") e alla fine diventa un circolo vizioso perchè qui in italì non esiste un chitarrista così trendy da influenzare il mercato. Non credo che esista una soluzione a breve termine, e purtroppo non dipende più da noi vecchi nostagici degli anni 60 e 70, 80 e 90, anche perchè la nuova generazione gnùmetal tende ad usare solo due corde su sette ;-)

In Italia poi abbiamo pochissime industrie chitarrose con una storia e una tradizione alle spalle. All'estero sono tornate in auge chitarre degli anni 60 e 70 ormai quasi dimenticate, e la tendenza nella musica alternativa è proprio quella di apparire con chitarre non tradizionali. Forse una soluzione per i ns produttori sarebbe quella di ridare vita a certe forme del passato che adesso ritornerebbero attuali, trendy. O no? :)

Incapace & Senza Discernimento=Idiota? Aiuto!

Ciao Gigi!
È vero, usare la propria testa è fondamentale. Da povero sprovveduto quale sono però, ti chiedo una grande cortesia: non un giudizio autorevole, non una serie di nuove "griffe", ma il come e il perché della scelta di una chitarra, di un ampli ecc. rispetto a un suono, a un problema, alle esigenze che dovevi affrontare in un brano, in un disco, in un concerto.

Grazie!

meditate,meditate...

ciao a tutti, voglio dire la mia..io ho visto il cifa suonare a palermo, e penso sia uno dei migliori jazzisti italiani,ho avuto la fortuna di vedere parecchi jazzisti di fama internazionale e mai nessuno di loro ha continuato il concerto fino alle 3 di notte, quando gli altri musicisti avevano gia' portato via i loro strumenti :-), tutta questa antifona a cosa serve? che in italia abbiamo artisti che sono un milione di volte migliori di artisti stranieri sia stilisticamente che umanamente,kenny wayne shepard presentato come il piu' giovane chitarrista blues , sconosce il fatto che roberto ciotti a 17 anni era un bluesman con le palle...cmq il problema fondamentale e' che qui il mercato del jazz non esiste,anche se sono tantissimi gli estimatori del jazz..ma guardatevi intorno, i ragazzi di oggi ascoltano solo quello che i vari mtv..etc.. propinano.. pensate a questo in america ci sono decine di frequenze radio che trasmettono soltanto jazz..la situazione e' grave,meditate..meditate..

Re:meditate,meditate...

ci sarebbe da discuterne per giorni.
Cercando di riassumere
1) in altre nazioni la cultura musicale è diversa.
La musica viene "vissuta" in maniera diversa.
2) il bacino di utenza in Italia è molto ristretto rispetto ad altre realtà, e soffriamo di una tremenda malattia per cui tutto ciò che viene dall'estero è bello, tutto ciò che viene fatto in Italia è "da verificare".

MTV regola i propri programmi sulle vendite di dischi, come tutto il resto dell'industria discografica.
In italia di jazz se ne ascolta poco e se ne compra ancora meno, al massimo ci si va a vedere qualche concerto.
E' chiaro poi che MTV non ha nessun interesse a pubblicizzare quel tipo di musica.

E ora sinceramente ti dico di più! MTV secondo me in questi ultimi anni ha fatto la più grossa campagnia pubblicitaria jazz della sua storia, involontariamente, per altro.
MTV programmava infatti qualche tempo fa un cartone animato chiamato "Cowboy Beebop".
Avete presente la sigla iniziale? ;-)

http://www.futureblues.com/music.html

---> Cowboy Bebop OST 1
compratevelo, mi ringrazierete.

cowboy bebop

ho il disco di cowboy bebop..e' una delle piu' belle colonne sonore che abbia mai sentito ..alcuni pezzi ricordano il miglior mingus...che musica!!!

...Grazie

Carissimo amico il fatto che tu abbia 21 anni mi da' grande gioia e che tu sia rimasto a sorbirmi fino alle 3, mentre gli altri avevano già smesso, mi fa ancora più piacere : 1° perchè vuol dire che sei stato bene e ti sei divertito 2° perchè lo hai apprezzato e me lo fai "sentire" 3° perchè una delle cose di cui sono molto contento oltrechè un po' orgoglioso è di lasciare anche ai ragazzi molto giovani un messaggio coinvolgente.Ti assicuro non mi interessa molto essere Jazz o rock o pop o che cacchio altro si voglia, trovo siano solo parole inutili che significano poco, creano tanta confusione oltre che atteggiamenti snob e anche un po' stupidi.Sarebbe bello poter "raccontare" delle cose alla gente mentre si suona ed avere semplicemente un po' di considerazione per poter fare con Amore ciò che tu mi hai visto fare quella sera che non ricordo quale fosse,ma ogni volta che suono lo faccio con lo stesso entusiasmo e la stessa gioia per cui per me è sempre un "dono" una "magia" come sicuramente lo fu allora.
Così come sto facendo questa cosa che mi sembra possa in qualche modo essere utile e bella per tutti noi e che magari ci aiuterà a sentirci più uniti e a fare delle cose d'interesse comune quindi mi ripeto e dico anche a te col cuore Grazie

Cifa

eterofilia

Per quanto mi riguarda ammetto di essere un grande esterofilo in fatto di musica,per un fatto molto semplice.Suonando la chitarra ho senpre cercato gruppi e artisti che ponessero questo strumento in primo piano,e quindi vai con i vari deep purple,led zeppelin,steve vai,johnni winter,robben ford,john petrucci e mi fermo qui se no non finisco più.
Questo però non mi ha impedito di conoscere anche grandi artisti del nostro panorama nazionale
tipo la vecchia PFM,il Banco,Franco Cerri,Giulio Camarca,Paolo Bonfanti,Tolo Marton,lo sfortunato Guido Toffoletti,Nicola Beccatini,Roberto Ciotti e naturalmente il grande Cifa,e anche la piccola orchestra Avion Travel che ho avuto occasione di vedere dal vivo e li ho trovati fantastici.
Il punto è che a volte gli artisti stranieri sono più reclamizzati,hanno la possibilità di sfondare (uno steve vai da noi probabilmente resterebbe anonimo), Forse hanno nomi che suonano meglio anche se a volte sono di origina italiana( come diceva Guccini "gli americani ci fregano con i nomi"),
resta a noi la scelta di provare a cercare anche in Italia quegli artisti, tipo il Cifa che coraggiosamente percorrono la loro strada musicale,insomma no fermarci alla prima pagina del giornale,quella con la pubblicità,ma leggerlo fino in fondo anche se questo spesso ( ed è un grosso problema) ci porta via tempo e soldi.Questo vale sia per i "GIORNALI NAZIONALI " che per quelli "INTERNAZIONALI" e non solo per la musica.
Un grande saluto al mitico Cifa e a tutti gli amici chitarristi e musicisti

Re:esterofilia

Leggere i nomi che hai citato nel tuo post mi ha riportato indietro di almeno una ventina d'anni al periodo in cui Giulio Camarca insegna nell'istituto musicale della mia città facendo il pendolare da Torino con il treno. Ricordo una bellissima serata con lui e Franco Cerri (non dimentichiamoci del figlio Stefano) in un cinema di un paesino in periferia. A sentirli c'eravamo io, mio padre, mio fratello ed una manciata di altre persone. Franco Cerri? Chi era costui? Tutti lo conoscevano, per riallacciarmi al discorso sul consumismo, per le sue gesta di "uomo in ammollo" e non certo per le sue doti di chitarrista e musicista. Tolo Marton riscuote riconoscimenti oltre oceano, ma qui, e spero di sbagliarmi, siamo in pochi a conoscerlo. Lo stesso Cifa, invitato a fior fior di festival all'estero e vantando collaborazioni con tutti i migliori musicisti del genere e non, non ha in patria il riconoscimento che meriterebbe. Credo tu abbia ragione, all'estero ci sono forse più opportunità. Mi e capitato spesso di imbattermi, visitando in rete siti di etichette minori in europa, in produzioni di artisti italiani, e non uno, ce ne sono tanti. Per trovare uno spazio ed una credibilità hanno dovuto esportare la loro arte all'estero dove hanno trovato qualcuno con vedute più ampie che non in patria. Si è parlato di consumismo ed in altri thread di discernimento, mercato discografico, cultura. Non ho una soluzione, sempre ammesso che ne esista una.
A volte forse basterebbe il tam tam: "Hai sentito Tizio?", "Caio ha inciso un CD, fantastico!", "Dovresti ascoltare Sempronio!", "Sono stato a un concerto del Cifa, sono andato a risentirlo la settimana successive." ...

Saluti
Paolo

Re:promuovere la cultura

Io mi ricordo che in Italia negli anni 70 quando la televisione era in bianco e nero , c'erano serate interamente dedicate al Jazz ,programmi che a volte (per i nottambuli )e' possibile rivedere su rai tre ad orari impossibili,capisco che il mondo,e l'Italia sia cambiata da 30 anni a questa parte ma e' anche vero a volte, che e' un serpente che si mangia la coda , molta gente non sa neppure che certa musica esiste e se ovviamente uno ha sempre mangiato patate perche' conosce solo quelle e sa coltivare solo quelle e all'improvviso arriva uno con una collana di salsicce e le fa assaggiare magari il tizio apre gli occhi e magari ( non e' sicuro ma varrebbe la pena tentare) gli piacciono pure e il giorno dopo corre a comprarsi un branco di maiali !!!!! Perche' chi decide la programmazione musicale ha interrotto questo ciclo ,e guai a chi dice che il Jazz non ha potenzialita' commerciali e non possa essere venduto al pari di Britney Spears perche' altrimenti Fellini , Pasolini e compagnia bella avrebbero girato loro Vacanze di NAtale 1,2,3,4,5,1000!!!

Parlando

Ciao a tutti.
Dopo l'ennesimo invito da parte del Cifa a scrivere da queste parti, ecco il mio primo post.
Dico a tutti che trovo molto interessanti i vostri commenti, e ho seguito con entusiasmo questa rubrica.
Sono d'accordo con Gigi, quando dice che il suono è dentro di noi. Pensate, io ho una Yamaha da 200euro o poco più... e per me è la migliore chitarra che ci sia. La trovo molto utile in molti contesti.
Poi vi racconto una piccola situazione in cui mi sono trovato. Premetto, che attualmento sto svoglendo servizio civile in un centro diurno per adolescenti.
Un giorno imbraccio la chitarra acustica, suono 4 canzoni ed a un certo punto eseguo una frasetta blues-rock... una ragazzina esclama: "alla Britti?".
Con tutto rispetto per Alex, gli spiego che gli assoli sono normali nella musica e cose varie.
Vi rendete conto, un'adolescente considera un Britti l'unico capace di fare assoli, mentre un Cifa, un Glen, e tanti altri vengono paragonati a Britti, Benson, Van Haen, etc... Caxxo io ho il mio suono, ho il mio tocco, suono come me stesso, come mi sento.
Ciao, Giancarmine.

La griffe da appeal l'uomo da la musica

Come esprimo nel titolo il mio concetto è molto semplice,ci stiamo dannatamente fissando sulla marca e la moda, strada facendo diverremo tutte britney spears della chitarra.Io ho avuto modo di ascoltare gigi e sicuramente dal basso dei miei 16 anni e solo da 3 dei quali suono la chitarra posso dire che anche con un manico di scopa gigi sarebbe lo stesso,quindi quando scegliamo uno strumento facciamolo vibrare fra le nostre mani mentre suoniamo solo così capiremo qualcosa di importante, siamo noi che fondamentalmente dobbiamo comunicare qualcosa non la nostra legnosa amica.


Mac

esterofilia...

I brani eseguiti al SHG 2003 dal Cifa e anche dagli altri chitarristi sono stati sicuramente meglio del concerto in quel lcale alla moda che hai citato nell'articolo. Siamo stati veramente spennati e cacciati fuori dopo la breve esibizione.
Decisamente meglio il Cifa, più umile espontaneo

Tuo umile amico

Grazie infinite Adelita spero di averti spesso alle mie performances per stare bene insieme, e perdona il ritardo nel risponderti, ma con i nuovi post non mi ero accorto della tua mail.
La prossima volta fatti conoscere così ci salutiamo
Grazie ancora

Cifa

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